Qui si mangia con le mani. La Contatto Experience estende il gusto al regno del tatto

La Design Academy di Eindhoven espone durante la Dutch Design Week i progetti dei suoi laureati. Tra cui quello dell’italiana Giulia Soldati, il cui master in social design riguarda il mangiare con le mani.

Quando si parla di mangiare, entrano in scena i moti più profondi dell’anima e dell’istinto. Le pulsioni elementari e le impalcature culturali.

Il gesto atavico del nutrirsi si arricchisce via via, nell’esperienza umana, di nuovi significati. Ben oltre il mero sostentamento, quello del pranzare è sicuramente un momento fondante della società. È specchio della tradizione nazionale, della cultura di una regione, dei valori familiari, di riti codificati da decenni, in una lenta evoluzione che oscilla tra storia e innovazione.

Ripensare alcuni degli elementi chiave di quest’atto sociale è stato il compito scelto da Giulia Soldati, che a conclusione del corso di studi del master in social design alla Design Academy di Eindhoven ha presentato un’esperienza originale, buffa e seria, spiazzante e sensuale: la Contatto Experience.

“Giulia Soldati ci ha offerto una performance – scrive Thomas Widdershoven, direttore della Design Academy di Eindhoven e professore alla Nanjing University in Cina – in cui il cibo e il corpo si fondono in un modo nuovo. L’atto di nutrire e quello di nutrirsi interagiscono così in un nuovo rituale alimentare”.

Contatto Experience al Graduation Show 2016 della Design Academy di Eindhoven, dal 22 al 30 ottobre 2016.
Contatto Experience al Graduation Show 2016 della Design Academy di Eindhoven, dal 22 al 30 ottobre 2016

Il Graduation Show 2016, in cui viene esposto il progetto italiano Contatto Experience, si svolge dal 22 al 30 ottobre qui:

Design Academy Eindhoven
De Witte Dame, 3rd floor
Emmasingel 14
5611 AZ Eindhoven

La Contatto Experience

La designer italiana, partita da una riflessione funzionale sulla forma delle posate, ha ipotizzato le conseguenze di un modo di mangiare che prescinde dal loro uso. In via sperimentale, ha studiato le ricadute sensoriali e socio-culturali di un pranzo correttamente ed educatamente eseguito senza piatti né forchette.

Non è un inedito assoluto. In metà del mondo non si usano stoviglie. In Amazzonia servono il pasto in foglie a falde larghe e lo si consuma insieme, pescandolo con le mani. Nell’Africa orientale è celebre il piatto dell’injera, un piattone di pane spugnoso steso su cui si poggiano wat e tsebhi e lo si strappa con le mani. In India c’è una spiccatissima e raffinata gestualità nell’appallottolare le polpettine di riso con la mano destra, tra il dito medio, l’indice e il pollice. Qui in Occidente le usiamo, le posate, ma non è detto che la meccanizzazione e l’artefatta compitezza non intacchino l’esperienza del gusto. Anzi.

Si vuole tratteggiare una nuova cultura culinaria che presuppone una sfida alle attuali consuetudini alimentari, che trascurano esperienze sensoriali essenziali. A partire dall’eliminazione di componenti non necessarie, si propone un nuovo approccio alla materialità del cibo, fornendo nuovi modi di preparazione e consumo con l’obiettivo di ritornare all’essenza del rapporto uomo-cibo, a un livello più genuino.

La Contatto Experience consiste nella riprogettazione del rituale del pasto in modo che sia interamente servito e consumato con le mani, dal cuoco al consumatore. Per studiare cosa si sente a toccar con mano il proprio cibo prima di portarlo alle labbra, che siano cereali, uova, spezie, condimenti, dolci.

L’esperienza è a tutta prima imbarazzante, ma superare i gesti imposti dall’educazione ricevuta fin da piccoli è senz’altro divertente.

I pro del mangiare con le mani

Mangiare con le mani, come quando si era bambini, comporta una serie di conseguenze interessanti e fors’anche benefiche.

Ci si libera da inibizioni e costrizioni sociali. Si pregusta il cibo con un senso inusuale in quest’ambito per noi, il tatto, che ci consente di assaporare la testura e la temperatura degli alimenti prima di portarli alle labbra.

La massima enfasi è posta sulle sensazioni. Si riconnette l’atavico rapporto tra mani e bocca. Poi, se esistesse un ristorante tattile, s’instaurerebbero modalità di relazione inedite tra chi serve il cibo e chi lo consuma. Un gesto quasi intimo tra lo chef e il degustatore, che comporta la codifica di un rituale composto da nuovi gesti, nuove etichette e un nuovo vocabolario, sfidando quelli esistenti.

Giulia Soldati riporta infine, come spunto d’indagine ulteriore, una sorta di maggior permanenza nella memoria di ciò che si è mangiato, anche dopo giorni e giorni. Come se sentirlo prima con le mani favorisse il ricordo degli ingredienti consumati.

[vimeo url=”https://vimeo.com/180472825″]

Perché si tratta di design sociale

Per mangiare in pubblico con le mani servono ingredienti scelti apposta, una serie di accortezze (anche igieniche, come per esempio la frequente disinfezione con l’acido citrico dei lime), nuovi spazi architettonici, nuovi codici di comportamento. La creazione di una nuova etichetta – un nuovo galateo – è parte integrante del progetto, perché ovviamente la fruizione del cibo deve avvenire con regole codificate, evitando di pasticciare sguaiatamente.

Lo studio delle ricette, l’elencazione degli ingredienti e del modo di prepararli e servirli si accompagnerebbe al totale ripensamento degli spazi pubblici dedicati. Un ideale, ipotetico ristorante in cui si mangia con le mani non può avere cucine chiuse, separate e distanti, muri, camerieri, né clienti seduti ai tavoli. L’esperienza collettiva richiede spazi completamente ripensati, da qui il necessario interscambio di competenze con esperti di alimentazione e architetti.

“Il mio ambito di ricerca – dichiara infatti Giulia Soldati – è lo studio del ruolo che i designer possono avere in una società in frenetico cambiamento, con le sfide che comporta. Quello che ispira e guida il mio lavoro proviene dalla mia cultura e dal mio Paese, l’Italia. Uso il cibo come strumento per esplorare la relazione con il nostro corpo, provando a innescare nuovi comportamenti e a mettere in discussione le nostre credenze”.

contatto experience
Giulia Soldati durante una dimostrazione di Contatto Experience. Con la preparazione e il consumo del cibo attraverso le mani, si estende il gusto al regno del tatto © Vicky Katrin Kuhlmann

Il ruolo del social designer in un mondo collaborativo

Designer, ricercatori e accademici lavorano oggi in un mondo in continuo mutamento. Si trovano ad affrontare tematiche complesse che non possono essere ridotte a mere questioni di progettazione. Dovranno sempre più scavalcare i confini delle loro discipline. Il Master in Design Academy di Eindhoven (Dae) è strutturato per offrire agli studenti gli strumenti necessari per la ricerca e l’analisi di situazioni complesse, sviluppando approcci personali sui possibili interventi, sia per migliorare la loro capacità di progettazione individuale, sia le conoscenze teoriche del design, sia per creare in pratica collaborazioni multidisciplinari.

Il caso di Giulia Soldati è esemplificativo perché coinvolge l’arte della cucina e la ristorazione in cui gli italiani sono maestri indiscussi, la fisiologia, l’architettura, le scienze sociali. Proprio come gli ingredienti del menù di Contatto Experience, tutto si rimescola.

Per seguire la Contatto Experience

Gli sviluppi scientifici, le immagini e le ricadute pratiche di questi esperimenti si possono seguire sul nuovo sito dedicato www.contattoexperience.com e sulla pagina Facebook.

Da qui in poi, potrebbero scaturire ricerche fisiologiche e sociologiche, esperienze artistiche collettive (come quella con gli artisti del Festival Ciudad Jardìn Alt Empordá), momenti di team building, esperimenti in ristoranti all’avanguardia.

Si intuiscono spunti utili e intriganti per studiare nuovi spazi pubblici, per indagare le proprie sensazioni, per recuperare, si può ben dire, un più autentico e immediato contatto con ciò che si mangia. Quindi, con ciò che si è.

Articoli correlati