Cop26

Cop26, 40 nazioni promettono di abbandonare il carbone

Consegnare il carbone alla storia e smettere di pensarlo come fonte di energia. È l’intesa raggiunta alla Cop26 di Glasgow da 40 paesi. Mancano Australia, Cina, Stati Uniti e India.

L’hanno messo nero su bianco. Oltre 40 paesi hanno firmato una dichiarazione con la quale promettono di abbandonare gradualmente l’uso del carbone, il peggior combustibile fossile, per produrre energia. L’annuncio è arrivato ieri 3 novembre nel quarto giorno della Cop26, la conferenza delle parti sul clima in corso a Glasgow, all’indomani dell’impegno legato al contrasto della deforestazione e del degrado del suolo. Mancano all’appello Australia, Cina, Stati Uniti e India: economie fortemente dipendenti da questa fonte fossile.

“La fine del carbone è vicina”

Tra i firmatari Polonia, Cile e Vietnam che, si legge sul sito del quotidiano britannico Guardian, vogliono “mantenere vivo”, come chiesto anche dal segretario generale dell’Onu António Guterres, l’obiettivo fissato nel 2015 attraverso l’Accordo di Parigi di contenere l’incremento globale della temperatura entro 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. “La fine del carbone è vicina”, ha dichiarato Kwasi Kwarteng, il segretario per il commercio, l’energia e la strategia industriale del Regno Unito.

Per il Paese, che ha assunto la presidenza della Cop26 con la collaborazione dell’Italia, “consegnare il carbone alla storia” è uno degli elementi chiave per mettere il mondo sulla buona strada. “La giornata segna un evento importante”, ha proseguito Kwarteng, le “nazioni di tutto il mondo si sono riunite a Glasgow per dichiarare che il carbone non giocherà alcun ruolo futuro nella produzione di energia”.

Mantenere vivo l’obiettivo di 1,5 gradi

Nella stessa giornata altre 190 tra nazioni e organizzazioni si sono dette pronte a smettere di usare questa fonte fossile. Tra queste il Sudafrica, l’Indonesia e le Filippine che hanno annunciato di voler portare al “pensionamento anticipato” molti degli attuali piani energetici ancora largamente basati sul carbone.

Decisioni che risultano sempre più urgenti: un nuovo rapporto del progetto di ricerca Global carbon project, promosso dalla rete globale di scienziati e ricercatori Future Earth, ha rivelato nel corso della Cop26 che le emissioni globali di anidride carbonica stanno superando quelle del periodo antecedente la pandemia di Covid-19.

Con i lockdown i livelli di inquinanti avevano registrato un calo del 5,4 per cento, ma la ripresa delle attività economiche e produttive e degli spostamenti nel 2021 ha provocato un rimbalzo delle emissioni derivanti dalla combustione di gas e carbone.

“Questo rapporto fa i conti con la realtà”, ha commentato la professoressa dell’Università dell’East Anglia nonché co-autrice del rapporto Corrine Le Querre, “mostra cosa sta succedendo nel mondo reale mentre siamo qui a Glasgow a parlare di come affrontare la crisi climatica”.

Prime reazioni (divergenti) alla promessa

Se per Chris Littlecott, direttore sociale del Thinktank E3G, “questo impegno sul carbone è sicuramente un grande passo avanti e sarebbe stato impensabile uno o due anni fa”, al contrario non convince Jamie Peters, direttore delle campagne presso la comunità internazionale Friends of the Earth, che afferma: “Il punto chiave in questo annuncio deludente è che il carbone sarà usato ancora per anni”.

A evidenziare la mancanza di un limite temporale Elif Gündüzyeli, senior coal policy coordinator della ong Climate action network Europe: “Questo non è un punto di svolta. Una scadenza del 2030 dovrebbe essere il minimo e questo accordo non lo prevede”. Resta dunque da vedere come e quando questa dichiarazione sarà tradotta in impegni concreti.

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