Chi fa il pieno di benzina alla propria auto paga una certa tariffa che comprende il costo del carburante, il margine del distributore e le tasse. Ne restano escluse le esternalità, cioè quei costi nascosti che la collettività ha subito per la produzione della benzina stessa. È proprio questo il tema su cui si è focalizzata l’Agenzia europea per l’ambiente, attingendo alla lista degli stabilimenti più inquinanti presenti sul territorio del Continente, come centrali elettriche, raffinerie, inceneritori e industrie chimiche.
Ciascuno di questi impianti è tenuto a rendicontare la quantità di sostanze nocive che genera: da un lato gli inquinanti atmosferici tra cui biossido di zolfo (SO2), ammoniaca (NH3), particolato atmosferico (PM2,5 e PM10) e ossidi di azoto (NOx); dall’altro lato i metalli pesanti; infine gli inquinanti organici come formaldeide, diossina, benzene e altri. Gli esperti dell’Eea hanno fatto una stima dei danni sanitari e ambientali dovuti a ogni singola tonnellata di sostanze nocive, per poi tradurli in costi monetari. Hanno replicato lo stesso approccio per i gas serra (anidride carbonica, metano e ossido di diazoto); in questo caso il costo è quello dell’abbattimento delle emissioni che si rende necessario per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima.
Da dove arriva l’inquinamento industriale in Europa
Il totale lascia sbalorditi. L’inquinamento industriale dell’aria, nel 2017, ha avuto un costo compreso tra i 277 e i 433 miliardi di euro, cioè il 2-3 per cento del pil dell’Unione. Per avere un termine di paragone, nello stesso anno il pil del Portogallo si attestava sui 191 miliardi. La lista esaminata dall’Eea conta oltre 11mila impianti, ma un gruppo numericamente esiguo – appena 211 – ha provocato da solo la metà di questi costi.
Nella lista dei trenta stabilimenti più inquinanti, ben 24 sono centrali termoelettriche (soprattutto a carbone). Sette si trovano in Germania, cioè uno degli stati che ospitano le industrie più grandi e inquinanti, insieme a Regno Unito, Polonia, Spagna e Italia. Se invece si vanno a ponderare i costi dell’inquinamento industriale rispetto al pil nazionale, la classifica vede in testa Estonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia. La Polonia è l’unico nome che compare in entrambe le graduatorie.
Il boom degli affitti brevi e l’impennata dei prezzi delle case rende difficile trovare una casa in Cornovaglia. Molti scelgono di trasferirsi in furgone.
Siamo stati in Albania insieme a Cesvi per raccontare la storia e il futuro del fiume Vjosa, uno degli ultimi fiumi liberi d’Europa. Il podcast è disponibile su tutte le piattaforme di streaming.
Dopo Milano, il progetto realizzato con LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance arriva nel porto toscano. Obiettivo: prevenire l’inquinamento delle acque attraverso una tecnologia in grado di assorbire oli e idrocarburi.
La strategia di adattamento climatico che prevede di rimuovere asfalto e cemento per far spazio al verde sta diventando una priorità per le città italiane.
Quali sono i benefici dell’agricoltura rigenerativa? Ne parliamo in tre puntate speciali del podcast News dal pianeta Terra, registrate alla Nuvola Lavazza.