L’inquinamento industriale costa il 2-3 per cento del pil dell’Unione europea

L’inquinamento industriale ha un prezzo, e a pagarlo è la collettività nel suo insieme. L’Agenzia europea per l’ambiente ha provato a calcolarlo.

Insieme ai cambiamenti climatici, l’inquinamento atmosferico è una delle principali minacce ambientali per la salute umana. L’ha messo nero su bianco l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) quando ha pubblicato le nuove linee guida per la qualità dell’aria, più severe rispetto alle precedenti. L’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) ha provato a tradurre i danni ambientali e sociali in spese monetarie, arrivando a una cifra esorbitante. L’inquinamento industriale dovuto a fabbriche, raffinerie e centrali termoelettriche, da solo, si mangia il 2-3 per cento del pil dell’Unione.

Il nodo delle esternalità

Chi fa il pieno di benzina alla propria auto paga una certa tariffa che comprende il costo del carburante, il margine del distributore e le tasse. Ne restano escluse le esternalità, cioè quei costi nascosti che la collettività ha subito per la produzione della benzina stessa. È proprio questo il tema su cui si è focalizzata l’Agenzia europea per l’ambiente, attingendo alla lista degli stabilimenti più inquinanti presenti sul territorio del Continente, come centrali elettriche, raffinerie, inceneritori e industrie chimiche.

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Una centrale elettrica a carbone nei Paesi Bassi © Lukas Schulze/Getty Images

Ciascuno di questi impianti è tenuto a rendicontare la quantità di sostanze nocive che genera: da un lato gli inquinanti atmosferici tra cui biossido di zolfo (SO2), ammoniaca (NH3), particolato atmosferico (PM2,5 e PM10) e ossidi di azoto (NOx); dall’altro lato i metalli pesanti; infine gli inquinanti organici come formaldeide, diossina, benzene e altri. Gli esperti dell’Eea hanno fatto una stima dei danni sanitari e ambientali dovuti a ogni singola tonnellata di sostanze nocive, per poi tradurli in costi monetari. Hanno replicato lo stesso approccio per i gas serra (anidride carbonica, metano e ossido di diazoto); in questo caso il costo è quello dell’abbattimento delle emissioni che si rende necessario per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima.

Da dove arriva l’inquinamento industriale in Europa

Il totale lascia sbalorditi. L’inquinamento industriale dell’aria, nel 2017, ha avuto un costo compreso tra i 277 e i 433 miliardi di euro, cioè il 2-3 per cento del pil dell’Unione. Per avere un termine di paragone, nello stesso anno il pil del Portogallo si attestava sui 191 miliardi. La lista esaminata dall’Eea conta oltre 11mila impianti, ma un gruppo numericamente esiguo – appena 211 – ha provocato da solo la metà di questi costi.

Nella lista dei trenta stabilimenti più inquinanti, ben 24 sono centrali termoelettriche (soprattutto a carbone). Sette si trovano in Germania, cioè uno degli stati che ospitano le industrie più grandi e inquinanti, insieme a Regno Unito, Polonia, Spagna e Italia. Se invece si vanno a ponderare i costi dell’inquinamento industriale rispetto al pil nazionale, la classifica vede in testa Estonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia. La Polonia è l’unico nome che compare in entrambe le graduatorie.

 

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