Coronavirus

Come si sopravvive nelle baraccopoli in periodo di pandemia

Nelle baraccopoli in Africa, Asia e America Latina, rispettare le norme per limitare l’epidemia di coronavirus è pressoché impossibile.

Rimanere il più possibile nella propria abitazione, prestare particolare attenzione all’igiene, mantenere una distanza sufficiente tra le persone al fine di evitare i contagi. Il rispetto di una serie di regole nel corso del confinamento è fondamentale per limitare la diffusione del coronavirus. Ma ciò che nella porzione più ricca del mondo rappresenta la normalità, per centinaia di milioni di persone è semplicemente impossibile. Parliamo di coloro che sono costretti a vivere nelle immense baraccopoli che avvolgono numerose megalopoli del Terzo mondo.


Quasi un miliardo di persone nelle baraccopoli di tutto il mondo

Gli ultimi dati della Banca Mondiale, relativi ad alcuni anni fa, parlano di almeno 862 milioni di persone. Oggi potrebbero essere già attorno al miliardo (e la cifra potrebbe triplicare di qui al 2050). La maggior parte di loro vive in baraccopoli situate in Africa. Ma anche in Asia, America centrale e Sudamerica.

Nelle baraccopoli il rischio è che si muoia di fame prima ancora che di coronavirus © Yawar Nazir/Getty Images
Nelle baraccopoli il rischio è che si muoia di fame prima ancora che di coronavirus © Yawar Nazir/Getty Images

In India, ad esempio, il governo ha imposto già da numerosi giorni il confinamento totale della popolazione. Una sfida gigantesca, tenendo conto del fatto che nella nazione asiatica vivono quasi 1,4 miliardi di persone. L’epicentro dell’epidemia è situato nella città ipertrofica e magmatica di Mumbai, sul mare d’Arabia. Si tratta della capitale economica della nazione. Qui i casi confermati di Covid-19 sono almeno 1.500, e i morti un centinaio.

Lo slum di Dharavi, in India, rischia di diventare un immenso focolaio

La preoccupazione delle autorità è che la situazione possa diventare catastrofica se il virus dovesse propagarsi alle baraccopoli che circondano la città. Nelle quali vive circa il 70 della popolazione urbana (poco meno di 15 milioni di persone su un totale di 21): 240 ettari di alloggi insalubri nei quali si concentra la maggior parte dei contagi.

Nello slum di Dharavi, in particolare, spesso si vive nella povertà più estrema. Tra 500mila e un milione di persone con, in media, pochi metri quadrati di spazio disponibile a testa: qui è davvero impossibile rispettare il confinamento imposto il 25 marzo. La stragrande maggioranza della popolazione utilizza inoltre latrine pubbliche. E vive alla giornata grazie a piccoli lavori che oggi nella maggior parte dei casi mancano proprio a causa del coronavirus.

In Africa il confinamento esaspera fame e povertà

Allo stesso modo, nella baraccopoli della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou. Nella nazione africana, almeno il 27 per cento della popolazione non dispone di un accesso all’acqua potabile. Nella bidonville di Tanlarghin ciò significa che, per procurarsela, occorre raggiungere alcuni punti di distribuzione comuni (e affollati). E poi camminare anche per parecchi minuti per tornare a casa.

A tutto ciò si aggiunge la povertà, esasperata proprio dal confinamento. Negli ultimi giorni in Sudafrica i media hanno riportato scene di guerriglia urbana tra le forze dell’ordine e la popolazione delle baraccopoli. Nelle quali la fame si fa sentire in modo sempre più drammatico. Nel corso della prima settimana di aprile sono stati distribuiti più di 48mila pacchi di cibo a livello nazionale. Ma numerosi sudafricani ancora non hanno ricevuto nulla, soprattutto nella regione di Città del Capo. Situazioni del tutto simili si sono registrate anche in Kenya, nelle baraccopoli della capitale Nairobi.

Articoli correlati