Coronavirus. Cosa prevede il decreto Cura Italia per il sostegno all’economia

Le principali misure di sostegno economico previste dal decreto Cura Italia, a favore di imprese e lavoratori messi in crisi dal coronavirus.

A una settimana dalla pubblicazione del decreto #iorestoacasa, che ha esteso a tutt’Italia le forti limitazioni agli spostamenti e alle attività volte a contenere la diffusione del coronavirus, il consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge con le prime – attesissime – misure di sostegno economico a famiglie e imprese. Ribattezzato “decreto Cura Italia”, interviene su quattro fronti principali. Ripercorriamo le misure più significative.

Aiuti per i lavoratori e le imprese

Qualsiasi azienda obbligata a sospendere o ridurre le proprie attività a causa dell’emergenza sanitaria potrà fare ricorso alla cassa integrazione in deroga per nove settimane, anche se conta meno di cinque dipendenti.

Alla platea di cinque milioni di lavoratori autonomi a partita Iva, invece, è riconosciuto un indennizzo di 600 euro esentasse per il mese di marzo, che potrebbe essere rinnovato anche ad aprile sulla base dell’evolversi della situazione. Per i liberi professionisti esclusi da questa categoria (come quelli iscritti agli ordini) si attingerà a un fondo per il reddito di ultima istanza, con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro.

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Anche nel settore privato, oltre che per i dipendenti pubblici, il periodo trascorso in quarantena sarà equiparato alla malattia. Considerato che le scuole rimarranno chiuse fino almeno al 3 aprile, i lavoratori (dipendenti o autonomi) con figli di età inferiore ai 12 anni possono chiedere un congedo di 15 giorni, al 50 per cento dello stipendio. In alternativa, sarà loro corrisposto un bonus-baby sitter da 600 euro (aumentato a mille per il personale sanitario delle strutture pubbliche e per le forze dell’ordine).

Vengono attivate anche misure straordinarie di sostegno per le imprese del trasporto aereo, dell’agricoltura e della pesca.

Venezia, coronavirus
Una strada di Venezia completamente deserta, dopo l’entrata in vigore delle misure di contenimento del coronavirus © Marco Di Lauro/Getty Images

Supporto al credito per famiglie e imprese

Visto che interi comparti economici si sono trovati pressoché bloccati da un giorno all’altro, le imprese possono fare molta fatica a sostenere le rate di mutui, leasing e altri finanziamenti in essere. Per questo, il decreto prevede una moratoria a favore di tutte le realtà di piccole e medie dimensioni e, in parallelo, potenzia il fondo centrale di garanzia per le Pmi (un organismo legato al ministero dello Sviluppo economico che fornisce una garanzia pubblica per incentivare le banche a prestare denaro).

Che dire invece dei mutui per la prima casa? Per i prossimi nove mesi si amplia la platea che può accedere al cosiddetto fondo Gasparrini gestito dalla Consap, che entra in gioco quando c’è la necessità di sospendere per qualche mese le rate se il valore dell’abitazione è inferiore ai 250mila euro. Senza la necessità di presentare l’Isee, possono chiedere lo stop alle rate i dipendenti che sono rimasti senza lavoro oppure gli autonomi che hanno subito un calo del fatturato pari almeno al 33 per cento.

Gli operatori della cultura stanno subendo contraccolpi molto pesanti, perché fin dai primi giorni dell’allerta sanitaria sono state sbarrate le porte di cinema, teatri, locali e musei. Il decreto Cura Italia annuncia l’istituzione di un fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo con una dotazione iniziale di 130 milioni di euro, a cui seguiranno altre disposizioni urgenti. Semplificato anche il meccanismo di rimborso per i biglietti già acquistati.

Sospensione degli adempimenti fiscali

Per le imprese dei settori più colpiti dalla crisi (turismo, alberghi, terme, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura, sport, istruzione, parchi divertimento, eventi, giochi e scommesse) i versamenti di ritenute, contributi e premi per le assicurazioni obbligatori sono congelati per i mesi di marzo a aprile. Per le aziende che fatturano meno di 2 milioni di euro l’anno, la scadenza degli adempimenti fiscali e contributivi di marzo è rinviata al 31 maggio, con la possibilità di suddividerli in cinque rate. Fino alla fine di maggio l’Agenzia delle Entrate blocca anche tutte le operazioni di accertamento, riscossione e contenzioso.

Tra le agevolazioni per le imprese, si possono citare gli incentivi per la sanificazione dei locali e la sicurezza sul lavoro. A negozi e botteghe costretti ad abbassare le serrande, invece, viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60 per cento del canone d’affitto dovuto a marzo.

Più risorse al servizio sanitario nazionale

Un capitolo di spesa è dedicato al servizio sanitario nazionale, sulle cui spalle ricade una grossa fetta del peso di quest’emergenza sanitaria. Oltre al via libera ai fondi per 20mila assunzioni, vengono sbloccati 1,65 miliardi per il Fondo emergenze nazionali, altri 150 milioni di euro per gli straordinari del personale, 340 milioni di euro per i posti letto in terapia intensiva e nei reparti di pneumologia e malattie infettive.

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Una priorità è senza dubbio quella di dare manforte ai medici, agli infermieri e agli altri operatori sanitari che in queste settimane si sono trovati alle prese con un carico di lavoro senza precedenti. Per questo motivo, in via eccezionale, la laurea in medicina diventa abilitante per l’esercizio della professione. Inoltre si apre alla possibilità di trattenere in servizio chi ha maturato i requisiti per la pensione o di reclutare professionisti dall’estero. Se mancano presidi sanitari o medico-chirurgici, la Protezione civile li può requisire alle aziende private; anche gli alberghi (o simili immobili) potrebbero essere obbligati a ospitare le persone in sorveglianza sanitaria.

 

Foto in apertura © Marco Di Lauro/Getty Images
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