Coronavirus

Coronavirus, la guarigione parte dalla testa. Come si sta reagendo in Italia e nel mondo

L’epidemia di coronavirus non accenna a fermarsi, ma parallelamente cresce anche il numero di persone che guariscono. Vediamo come stanno reagendo l’Italia e gli altri paesi del mondo.

La sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”, diceva Franklin Delano Roosevelt, trentaduesimo presidente degli Stati Uniti, l’unico ad essere stato rieletto tre volte e ad aver portato il suo paese fuori dalla Seconda guerra mondiale. È passato quasi un secolo, eppure mai come in queste ultime settimane sono parole che risuonano attuali. Il nuovo coronavirus Sars-CoV-2, dal quale scaturisce la malattia Covid-19, si è diffuso in maniera esponenziale in tutto il mondo, contagiando quasi 100mila persone e uccidendone oltre tremila. Tuttavia, è importante ricordare che anche il numero di soggetti che guariscono è in costante crescita e che oggi sono oltre 50mila le persone che sono riuscite a sconfiggere il virus.

Il caso del Vietnam

Uno dei casi emblematici di guarigione è quello del Vietnam. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha affermato che le sedici persone contagiate nel paese sono guarite e sono state dimesse dagli ospedali. È successo nel comune di Sơn Lôi, a nord ovest della capitale Hanoi, che ospita oltre diecimila persone e undici dei casi del paese. A metà febbraio, alcuni abitanti hanno incominciato ad ammalarsi di Covid-19 e il ministero della Sanità ha prontamente deciso di mettere il comune in isolamento per venti giorni allo scopo di contenere la diffusione del virus. I comuni circostanti hanno adottato misure di igiene straordinarie procedendo con la disinfestazione di strade e abitazioni.

Leggi anche: Coronavirus. Non dobbiamo aver paura degli animali, ma di ciò che stiamo facendo ai loro habitat

Giovedì 27 febbraio, il governo vietnamita ha dichiarato guarito anche il sedicesimo e ultimo paziente, un uomo di 50 anni identificato con le iniziali Nvv. L’uomo era stato contagiato dalla figlia ventitreenne rientrata da poco da Wuhan, la città cinese da cui è partita l’epidemia. Secondo l’Oms la risposta del governo è stata fondamentale per contenere la crisi, che altrimenti avrebbe potuto avere un impatto devastante sulla comunità.

poliziotti vietnamiti sostano davanti a frontiera con villaggio dove è scoppiata epidemia di coronavirus
In Vietnam sono guarite tutte e sedici le persone che avevano contratto il coronavirus © Nhac Nguyen/Afp via Getty Images

Anche l’Italia ha optato per misure drastiche, ma necessarie

Anche l’Italia si è ritrovata a gestire una situazione mai vista prima. In un paio di settimane, si è passati da una manciata di casi isolati nel lodigiano a più di tremila contagi in tutto il paese e oltre cinquanta morti, con dieci comuni posti in isolamento. Per fermare l’epidemia il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato un nuovo decreto mettendo l’Italia in quarantena: scuole e università sono chiuse fino al 15 marzo, il campionato di calcio si disputa a porte chiuse per un mese e tutti gli eventi affollati sono rinviati. Secondo il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, le regioni stanno reagendo bene a questo momento di crisi ed è anche grazie alle misure adottate che quasi 300 persone sono riuscite a guarire.

università italiana chiusa per coronavirus
Le scuole e le università italiane rimarranno chiuse fino al 15 marzo per contenere l’epidemia di coronavirus © Marco Di Lauro/Getty Images

Insieme all’epidemia di coronavirus si è diffusa la paura

Se da un lato alcuni provvedimenti presi per contenere la diffusione del virus hanno di fatto contribuito ad arginare i contagi, dall’altro hanno però diffuso un’altra epidemia, quella della paura. Nelle ultime settimane sono stati numerosi i casi di psicosi registrati nel nostro paese: dai supermercati presi d’assalto per fare scorta di viveri, alle code fuori dalle farmacie per comprare delle mascherine (che, ricordiamo, servono solamente a chi ha contratto il virus), fino a vere aggressioni a medici e operatori sanitari. Si è posto quindi un duplice problema: come fare per rallentare la diffusione del virus senza diffondere il panico?

Leggi anche: Coronavirus, il parere dell’immunologo Attilio Speciani su come evitare il panico

autobus vuoto per coronavirus
Un autobus di Roma deserto a causa dell’epidemia di coronavirus © Marco Di Lauro/Getty Images

La risposta delle nostre città

La risposta è arrivata direttamente dalle città. Le prime a reagire sono state le aziende, che, quando possibile, si sono organizzate con mezzi di lavoro alternativi come lo smart working, il lavoro agile, da casa. Scuole e università, poste davanti alla chiusura delle loro sedi, hanno organizzato lezioni online e benché alcuni eventi siano indubbiamente saltati, hanno dimostrato che insieme si può far fronte anche alle situazioni più avverse.

Da parte loro, i sindaci hanno diffuso messaggi di vicinanza alla popolazione. Lo spot del sindaco di Milano Beppe Sala, Milano non si ferma, è diventato virale in poche ore, mentre il sindaco di Padova, Sergio Giordani, ha scritto una lettera aperta ai suoi cittadini: “Non è certo questo il momento di perdersi d’animo, al contrario è adesso l’ora in cui tutta la comunità padovana deve essere unita e saper agire con razionalità e buon senso – si legge –. Ricordiamoci che il primo scudo contro il virus è il senso civico di ciascuno di noi. Gli allarmismi sono inutili e dannosi e in questo momento dobbiamo tutti collaborare”.


Visualizza questo post su Instagram

#forzamilano #milanononsiferma

Un post condiviso da Beppe Sala (@beppesala) in data:

La situazione nel resto del mondo

Sono 81 i paesi nel mondo dove sono stati registrati casi di Covid-19. La Cina registra la stragrande maggioranza dei contagi (più di ottantamila) ed è seguita dalla Corea del Sud e dall’Italia. La situazione in Francia e Germania è in evoluzione proprio in questi giorni, ma per il momento si contano circa 300 contagiati in entrambi i paesi. Argentina, Cile e Polonia hanno segnalato i primi casi sul loro territorio e nel Regno Unito, ora a 87 contagi, si aspetta un aumento nei prossimi giorni.

Negli Stati Uniti i casi confermati sono più di 130, molti nello stato di Washington dove ci sono stati nove degli undici decessi totali. La California ha deciso di dichiarare lo stato di emergenza, aggiungendosi alla Florida e allo stato di Washington, dopo aver registrato il primo decesso, provvedimento preso anche dalla contea di Los Angeles. L’Iran ha deciso di rilasciare temporaneamente più di 54mila detenuti, con pene inferiori ai cinque anni, per contrastare la diffusione del virus nelle carceri sovraffollate.

Crescono di pari passo anche i numeri dei guariti che sono oltre 50mila in tutto il mondo: la maggior parte si trovano in Cina, seguiti da più di 700 in Iran e quasi 300 in Italia.

Leggi anche: Come viaggiare sicuri ai tempi del coronavirus

La metropolitana di New York durante l'epidemia di coronavirus
Un operatore pulisce le superfici comuni della metropolitana di New York durante l’epidemia di coronavirus © Yana Paskova/Getty Images

L’epidemia di Sars-Cov-2 non è un fenomeno da sottovalutare e le misure adottate per contenerlo possono sembrare estreme, ma come ci ha raccontato l’immunologo Attilio Speciani, l’importante è mantenere la calma perché “se si mantengono i toni su questo livello, ci saranno più morti da psicosi” che da coronavirus.

Articoli correlati