Coronavirus. Facciamo il punto sul nuovo dpcm, i colori delle regioni e i vaccini

Il nuovo dpcm entra in vigore oggi fino al 6 aprile, nuovi colori per le regioni da lunedì, la Lombardia anticipa l’arancione rinforzato. E il premier Draghi blocca l’esportazione di vaccini AstraZeneca verso l’Australia.

Il ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia istituita a Palazzo Chigi, ha firmato le nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da lunedì 8 marzo. Passano in area arancione le regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto e in zona rossa la regione Campania e i comuni della Ausl Romagna. Dalla zona rossa si ‘salva’ invece la Lombardia, che in compenso già a partire dal 5 marzo sperimenterà per prima la variante arancione rafforzato. Anticipando le decisioni del governo, infatti, il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana il giorno prima aveva firmato un’ordinanza con la quale ha introdotto criteri più stringenti a livello locale, come concesso dallo stato d’emergenza dichiarato dal governo per la pandemia da coronavirus.

Almeno fino al 14 marzo, data di scadenza dell’ordinanza regionale, la Lombardia rimarrà in una sorta di limbo tra le fasce arancione e rossa, confermate anche dal primo dpcm del nuovo premier Mario Draghi (che entra in vigore il 6 marzo fino al 6 aprile): l’arancione rafforzato prevede in particolare la sospensione della didattica in presenza per tutte le classi delle scuole dell’infanzia, elementari, medie, secondarie di secondo grado e istituzioni formative professionali, proprio come disposto a livello nazionale per le zone rosse.

Tra le altre disposizioni introdotte dall’ordinanza, si evidenziano:

  • il divieto di recarsi presso le seconde case (sia dentro che fuori regione) e di fare visita alle abitazioni di parenti e amici.
  • l’accesso alle attività commerciali limitato ad un solo componente per nucleo familiare.
  • il divieto di utilizzare le aree attrezzate per gioco e sport all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, fatta eccezione per le persone affette da disabilità
  • Bar e ristoranti rimarranno chiusi (con l’eccezione dell’asporto), mentre i negozi potranno alzare la saracinesca, così come barbieri, parrucchieri e centri estetici.

Tutto il paese è tornato ad alto rischio

La Lombardia, aveva spiegato nel pomeriggio il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro analizzando i dati del monitoraggio regionale della cabina di regia istituita a Palazzo Chigi, era una delle sei regioni italiane considerate ad alto rischio, ma mentre la scorsa settimana l’indice di contagio a livello nazionale era ancora sotto l’1 (esattamente 0,9), questa volta “il dato dell’Rt a 14 giorni mostra che il nostro Paese ha superato l’1, e questa non è una buona notizia perché è un indicatore di crescita dell’epidemia. È un dato molto importante e un segnale rilevantissimo di necessità di adozione tempestiva di misure di mitigazione a livello nazionale e anche a livello regionale”.

Il governo blocca l’export dei vaccini 

Nel frattempo il piano di vaccinazione di massa ha ripreso la sua crescita, e al 5 marzo l’Italia può contare su 3,4 milioni di persone cui è stata iniettata la prima dose e poco più di un milione e mezzo di persone che hanno già ricevuto anche il richiamo, per un totale che tocca l’8,4 per cento della popolazione. Numeri ancora troppo bassi per garantire un vero scudo al contagio, anche a causa dei ritardi nelle consegne fatti registrare da Pfizer, Moderna e AstraZeneca, i tre vaccini fin qui disponibili.

Per questo motivo il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiesto e ottenuto dalla Commissione europea lo stop all’esportazione di una partita di 250 mila dosi di vaccino AstraZeneca che dopo essere state infialate in uno stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone, erano destinate all’Australia: le dosi rimarranno in Italia e saranno destinate ai cittadini italiani, ma si tratta ancora di una goccia nell’oceano.

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