Coronavirus

Coronavirus. Per il ministro Costa è questo il momento per cambiare paradigma di sviluppo

Secondo il ministro dell’ambiente il green deal europeo non è in discussione, anzi. E rilancia una riduzione ulteriore delle emissioni. “Non possiamo cedere alla logica del vecchio modello”.

Ascolta “07. Coronavirus, quando una pandemia apre il decennio più importante per il clima” su Spreaker.

“Se non ora quando”. Potrebbe essere questo il titolo – preso in prestito – della discussione che anima gli esperti impegnati nel dopo Covid-19. A confermarlo anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, nel corso della conferenza stampa tenuta in streaming lo scorso 1 aprile con i giornalisti specializzati nel settore ambientale. Un momento epocale dunque, che deve fare da leva per accelerare e rendere primari i temi legati all’economia circolare, all’efficienza energetica, alla gestione dei rifiuti e, non ultimo, alla riduzione delle emissioni. In poche parole il green deal europeo.

ministro costa
Secondo il ministro Costa Non possiamo cedere alla logica del vecchio modello”

Secondo il ministro Costa infatti è proprio questo il momento di rilanciare sull’efficienza energetica e di “incentivare aziende e privati cittadini a spostarsi verso sistemi tecnologici meno impattanti, inserendo un credito di imposta per le imprese e un ecobonus per i cittadini, entrambi non inferiori al 90 per cento e con un ristoro del capitale più rapido rispetto ai 10 anni attuali, penso a circa 3-5 anni”. E di non cedere alla tentazione di imporre delle deroghe sui limiti di inquinamento, soprattutto quando sarà tempo di ripartire. “Nessuna deroga che metterebbe a rischio la salute dei cittadini”, conferma il ministro. “La risposta in questo momento è un aiuto concreto a inquinare di meno, attraverso strumenti che agevolino il concreto cambiamento del paradigma produttivo che si può sviluppare attraverso il sistema degli ecobonus”.

Le gestione rifiuti durante l’emergenza coronavirus, la spiegazione del ministro Costa

A tenere alta l’attenzione è certamente la gestione dei rifiuti a livello nazionali, sia per una questione di logistica e di trasporto, sia per una questione prettamente sanitaria. Il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) sottolineava pochi giorni fa come l’emergenza coronavirus potrebbe mettere a rischio la raccolta dei rifiuti da imballaggio, parlando di “problemi indifferibili per l’intera filiera della gestione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio”. Anche Costa spiega che “il tema è molto serio, perché rischiamo il blocco della gestione dei rifiuti”. Per questo motivo “è stata stabilita una linea guida per l’applicazione dell’articolo 191 del codice dell’ambiente. In questo caso le Regioni, per motivi di emergenza, possono modificare per 18 mesi i quantitativi e i volumi di accoglienza dei rifiuti nella propria Regione”.

Ursula von der Leyen, Greta Thunberg
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme all’attivista svedese Greta Thunberg © Leon Neal/Getty Images

Coronavirus, uno slancio per il green deal europeo

Se da una certa parte politica si sta chiedendo una cancellazione o comunque una modifica al patto sul green deal europeo, secondo Costa invece “la disponibilità economica rimane. Dobbiamo invece capire come vogliamo ricostruire, se con il vecchio schema o invece facendo confluire le risorse finanziarie per dare nuova linfa che punti ad un nuovo paradigma”. Un rilancio green quindi che sempre secondo il ministro potrebbe garantire dai tre ai cinque posti di lavoro per ogni posto di lavoro nella condizione pre-Covid-19. “Non possiamo cedere alla logica del vecchio modello”. Durante la diretta con LifeGate il ministro spiega che “La Polonia è una delle nazioni che usa più carbone di tutti, ma il paese è aiutato da un fondo previsto dall’Ue che dà risorse per 7.5 miliardi di euro per la transizione energetica”.

L’impostazione che arriva dal ministero di via Cristoforo Colombo è conferamata dalla firma del nuovo decreto sugli pneumatici fuori uso. Oggi “a 400mila tonnellate medie su base annua di questo tipo di rifiuti diamo una destinazione, trasformandoli in materia prima seconda. Si tratta di un decreto molto atteso dal mondo imprenditoriale. In due anni siamo riusciti a portarne a casa due: su pneumatici fuori uso e prodotti assorbenti per la persona”.

Cop 26 rinviata ma non l’impegno climatico

La conferma del possibile slittamento dei negoziati arrivava già nel pomeriggio, dalle parole di Costa, per avere poi la conferma ufficiale solo in tarda serata. La Cop 26 slitterà al 2021. “Questo però non significa abbassare il grado di attenzione”, sottolinea il ministro. “Anzi, l’intenzione è quella invece di matenere alta l’ambizione passando attraverso il percorso del green deal. L’Italia inoltre fa parte dei quei paesi che hanno firmato una richiesta per anticipare, entro a settembre di quest’anno, il livello soglia del taglio delle emissioni fissato al 40 per cento, per passare al 50-55 per cento”.

Sempre ai microfoni di LifeGate conferma: “Non abbiamo bloccato le negoziazioni, stanno continuando telematicamente, con il ministro dell’Ambiente inglese e Patricia Espinosa per fare il punto della situazione. Segno che la negoziazione continua”. Si tratta quindi solo di un rinvio. “Le fasi preparatorie sono state rinviate ad agosto-ottobre. Non c’è ancora una data, ma è meglio avere uno slittamento e assicurare la massima partecipazione, perché la partecipazione è ricchezza. Non vogliamo abbandonare i lavori, ma dobbiamo maturare un pensiero politico migliore“. E sui rapporti con gli altri paesi spiega che: “Il ministro dell’Ambiente indiano, incontrato pochi giorni fa, vuole partecipare all’Accordo e sentire l’Italia come paese facilitatore. Una scelta come questa non era per nulla scontata. L’India ha un miliardo e 4 di abitanti, con un impatto ambientale enorme. Sta iniziando a credere negli accordi, e non è certo poco”. 

Articoli correlati