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Cosa dicono due nuovi studi sui pesticidi?

Che gli antiparassitari colpiscono l’ecosistema ambiente tanto quanto l’ecosistema uomo. Anche a dosi inferiori rispetto a quelle normalmente utilizzate.

Negli ultimi anni, alcune aziende hanno avviato progetti per la riduzione della CO2 nei campi in un’ottica di “agricoltura sostenibile”. Ma può davvero definirsi tale un’agricoltura che, pur riducendo le emissioni in atmosfera, fa ancora uso di pesticidi?

 

Dietro mele e peperoni perfetti e lucenti si nascondono inquinamento dell’acqua, della terra, dell’aria e dell’organismo umano. I pesticidi, infatti, compromettono l’equilibrio del pianeta tanto quanto l’equilibrio del corpo umano. Anche a concentrazioni più basse rispetto a quelle utilizzate.

 

Due studi recenti, uno dell’Università della California e l’altro del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, si concentrano sui rischi degli antiparassitari per la salute. Il primo, dimostrando come aumentino il rischio di ammalarsi di Parkinson e il secondo come favoriscano l’endometriosi nelle donne, patologia che, tra le sue conseguenze, porta anche all’infertilità.

 

Pesticidi e Parkinson: i ricercatori hanno individuato una serie di antiparassitari molto diffusi che aumentano il rischio di malattia di Parkinson. In uno studio precedente la stessa Università aveva già scoperto che l’esposizione al fungicida Benomil (ora vietato) aumentava tale rischio; la nuova ricerca identifica altri 11 pesticidi che agiscono allo stesso modo. In pratica, tali sostanze inibiscono l’enzima aldeide deidrogenasi (ALDH) interferendo così con la produzione di dopamina, sostanza chimica la cui mancanza provoca tremori, rigidità degli arti e perdita di equilibrio, segni tipicamente legati al Parkinson. I ricercatori hanno anche scoperto che le persone con una variante comune del gene ALDH2 sono particolarmente vulnerabili a questi pesticidi. Le persone con la variante sono da due a sei volte più esposte alla probabilità di sviluppare il morbo quando esposte ai pesticidi rispetto a quelle senza la variante.

 

Secondo lo studio, i livelli ai quali gli antiparassitari inibiscono l’enzima sono molto inferiori rispetto a quelli normalmente utilizzati in agricoltura. “Siamo stati molto sorpresi di scoprire che così tanti pesticidi inibiscano l’ALDH e a così basse concentrazioni, che sono ben al di sotto di quelle necessarie affinché gli antiparassitari facciano il loro lavoro”, ha commentato l’autore dello studio Jeff Bronstein, professore di neurologia e direttore dei disturbi del movimento presso l’Università della California Losa Angeles. “Questi pesticidi si trovano praticamente ovunque, nel nostra dispensa così come nei parchi e nei campi da golf, nel controllo dei parassiti all’interno di edifici e abitazioni. Quindi, questo amplia in modo significativo il numero delle persone a rischio”, ha aggiunto.

 

Pesticidi ed endometriosi: le cause di questa malattia cronica molto complessa sono un po’ più chiare dopo i risultati di questo studio. Condotto su 248 donne affette da endometriosi, ha valutato la presenza di due pesticidi nel sangue, il Mirex e il Beta-esaclorocicloesano, bandito da 20 anni negli Stati Uniti ma ancora presente nel suolo. Dalle analisi è emerso che le donne con le più alte concentrazioni di Mirex corrono un rischio superiore del 50 per cento di contrarre l’endometriosi, contro un aumento dal 30 al 70 per cento per quelle che presentano maggiori quantità di Beta-esaclorocicloesano. Si stima che in Italia siano 3 milioni le donne colpite da questa patologia, che dà problemi di fertilità e provoca dolori che compromettono la qualità della vita. Dai test è risultato evidente, inoltre, che nonostante le limitazioni o il divieto d’uso di particolari antiparassitari, questi sono comunque stati rilevati nel sangue delle donne esaminate e sono stati collegati all’aumentato rischio di endometriosi, dimostrando che l’azione dei pesticidi si prolunga negli anni, anche se usati in passato.

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