Impatto sociale

Csr, per i giovani vale quanto un buono stipendio

I dirigenti di domani sono disposti a rinunciare a una fetta di stipendio, pur di lavorare per un’azienda che si impegni nella Csr.

Per i ragazzi che studiano economia e management, la Csr è importante. Addirittura più importante di un aumento di stipendio. Un dato che fa ben sperare, visto che stiamo parlando delle stesse persone che, nell’arco di qualche anno, guideranno le grandi aziende.

Le aspirazioni degli studenti

Questa notizia arriva da uno studio che ha sottoposto 32 domande, suddivise in sette macro-argomenti, a quasi 1.700 studenti di economia e management da tutto il mondo. Il primo passo è quello di conoscere l’abc della sostenibilità. Il 37 per cento degli studenti ha almeno sentito parlare degli Obiettivi di sviluppo sostenibile Onu (Sdgs), mentre solo uno studente su quattro sa cosa significa la sigla Prme (i Principi Onu per l’Educazione Responsaibile del Management).

Ma quali sono le aspirazioni dei dirigenti del domani? Più dell’82 per cento dei ragazzi punta a un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, l’84 per cento vuole vivere e lavorare in modo coerente con i propri valori, il 69,8 per cento si impegna a rendere il mondo un posto migliore, il 76,3 per cento vorrebbe essere fiero del proprio datore di lavoro (sono le percentuali di chi ha ritenuto questi temi “molto importanti” o “assolutamente essenziali”).

Domanda: "Quanto è importante per te lavorare per un'azienda responsabile a livello sociale e ambientale?".
Domanda: “Quanto è importante per te lavorare per un’azienda responsabile a livello sociale e ambientale?”. Fonte: Lo stato della Csr e della Rme nelle Business School e l’attitudine dei loro studenti

Buone notizie sulla Csr

Passando alla Csr, emergono risposte ancora più interessanti. Uno studente su due dichiara di aver approfondito la materia a un livello “buono” o “ottimo”. Per 92,1 per cento degli intervistati è importante lavorare per un’azienda responsabile a livello ambientale e sociale. Talmente importante da entrare a far parte, a pieno titolo, dei criteri con cui si sceglie il lavoro giusto per cui candidarsi. Più del 50 per cento degli intervistati sarebbe disposto a rinunciare al 20 per cento del proprio stipendio pur di lavorare in un ambiente con una buona Csr. Il 18,7 per cento sacrificherebbe addirittura il 40 per cento della remunerazione.

Insomma, la sostenibilità è una priorità e c’è poca tolleranza per le disattenzioni. Secondo il 63,8 per cento degli intervistati, il successo di un’azienda è determinato anche da quanto sia responsabile a livello sociale ed etico e secondo il 73,6 per cento del totale le aziende dovrebbero fare molto di più per la società e l’ambiente. Solo il 15,8 per cento degli universitari ritiene che l’azienda debba sempre e comunque puntare ai profitti, anche a costo di infrangere le regole; sono molto di più, vale a dire più di sette su dieci, quelli che credono che Csr e profitti siano compatibili e che una buona etica corrisponda spesso a un business fiorente.

Domanda: "A quale percentuale del tuo stipendio saresti disposto a rinunciare pur di lavorare per un'azienda con una buona Csr?".
Domanda: “A quale percentuale del tuo stipendio saresti disposto a rinunciare pur di lavorare per un’azienda con una buona Csr?”. Fonte: Lo stato della Csr e della Rme nelle Business School e l’attitudine dei loro studenti

Come è stato realizzato lo studio

Il report “Lo stato della Csr e della Rme nelle Business School e l’attitudine dei loro studenti” è stato redatto da Debbie Haski-Leventhal e Julian Concato, docenti presso la Macquarie Graduate School of Management australiana. Lo studio ha coinvolto, tra il mese di ottobre 2015 e il mese di novembre 2016, 1.699 studenti di numerosi istituti in tutto il mondo, firmatari dei Principles for Responsible Management Education (Prme) delle Nazioni Unite. Si tratta della terza edizione dell’analisi, ma quest’anno aumenta del 31 per cento il numero di intervistati. Per la prima volta sono stati interpellati anche studenti universitari e non solo quelli che stanno partecipando a un master o a un dottorato.

 

Articoli correlati