Cosa sta cambiando nel dietro le quinte dell’auto, dove inizio e fine vita sono sempre più connessi

Dopo il Regno Unito, siamo tornati a visitare un sito produttivo Toyota, questa volta in Francia. Per scoprire che c’è un dietro le quinte che svela come innovazione e circolarità stanno cambiando il volto di un’industria.

A marzo scorso raccontavamo di come, nel cuore del Regno Unito, a Burnaston, c’è una fabbrica automobilistica virtuosa, una circular factory dove si stanno riscrivendo le regole del fine vita di un’automobile: un impianto pensato non più per “prendere, fare, usare e gettare”, ma per rimettere in circolo materiali e componenti, chiudendo il cerchio della produzione automotive. Una dimostrazione di come l’economia circolare, almeno per Toyota, non sia solo uno slogan ma un cantiere aperto, fatto di smontaggi certosini, alluminio che torna a essere un nuovo blocco motore, di plastiche che rinascono a nuova vita.

Questa volta il viaggio ci porta altrove, ma dentro una storia che ha molte affinità: a Valenciennes, nel nord della Francia, abbiamo visitato la sede di Toyota Motor Manufacturing France, uno stabilimento fra i più innovativi d’Europa. Una visita che ci ha permesso, come vedremo a breve, di entrare ancora una volta nel dietro le quinte dell’industria dell’auto, per scoprire come stanno profondamente cambiando i processi produttivi, sempre più integrati, più efficienti.

Se Burnaston è (anche) il laboratorio di ciò che accade a un’auto quando finisce il suo percorso, il sito di Valenciennes è il luogo dove quel percorso comincia: non solo perché qui nasce la nuova ibrida Yaris Cross, il modello Toyota più venduto in Europa, ma perché qui si toccano con mano i temi che guidano la strategia industriale del marchio giapponese.

Toyota, fabbrica, Valenciennes
La fabbrica TMMF di Valenciennes © Samuel Dhote

Quando innovazione e circolarità condividono lo stesso codice genetico

La prima cosa che colpisce arrivando a Valenciennes è la scala del sito: 18 ettari, un “fazzoletto” di terra se paragonato ad altri impianti automotive, dentro cui convivono tutte le fasi della produzione di un’auto, dalla lastra di acciaio grezzo al veicolo finito pronto per la strada. Ci lavorano ogni giorno circa 5mila persone, per una capacità produttiva che supera i 1.250 veicoli al giorno. Un “viaggio” nel dietro le quinte il nostro, un percorso che ci ha permesso di seguire passo passo la realizzazione di una nuova auto, dall’officina di stampa, dove l’acciaio viene trasformato in pannelli di carrozzeria con stampi di precisione, al reparto di saldatura, dove la robotica avanzata assembla le strutture dei veicoli, fino ai processi di verniciatura e all’assemblaggio finale.

Passando da un reparto meno scontato in un impianto di produzione auto: l’officina delle plastiche, dove Toyota produce internamente molti componenti. È un dettaglio che dice molto: internalizzare la produzione delle plastiche significa avere più controllo su qualità, costi e, non da ultimo, sull’impronta ambientale dei componenti. Un approccio manifatturiero che, applicato in senso inverso, ci riporta al complesso e quasi artigianale disassemblaggio dei veicoli che vi abbiamo raccontato dal Regno Unito, nel sito di Burnaston. La conferma che innovazione e circolarità, in Toyota, condividono lo stesso codice genetico industriale, solo applicato a due estremi opposti della vita di un’auto, sempre più legati fra loro.

Toyota, fabbrica, Valenciennes
La fabbrica TMMF di Valenciennes © Toyota

Sostenibilità: i quattro pilastri Toyota per arrivare a zero

Se a Burnaston la parola chiave è “recupero”, a Valenciennes è “riduzione”. Toyota si è data un obiettivo preciso: azzerare le emissioni di CO₂ entro il 2030, un traguardo costruito attorno a quattro pilastri operativi, energia, acqua, rifiuti e aria, quest’ultima intesa soprattutto come riduzione delle emissioni di solventi legate alla verniciatura. Non si tratta di dichiarazioni di intenti generiche, ma di interventi concreti visibili lungo la nostra visita: sistemi avanzati per il trattamento delle acque reflue, processi di riscaldamento ed energia ottimizzati, un lavoro costante sull’efficienza delle risorse per ridurre gli sprechi in ogni reparto.

È stato un po’ come ritrovare in Francia lo stesso spirito che anima gli impianti Toyota nel Regno Unito, dove l’aumento delle rinnovabili e la riduzione dei consumi energetici accompagnano un percorso analogo verso la neutralità carbonica. Con l’aggravante che in Francia il ritmo produttivo è molto alto e mantenere efficienza energetica e alti volumi non sono, in teoria, obiettivi che vanno automaticamente d’accordo, ed è proprio qui che si gioca la sfida più interessante.

Toyota Yaris Cross
La nuova Toyota Yaris Cross © Samuel Dhote

Il cammino di Toyota verso la neutralità carbonica

Breve nota ma necessaria. Al centro del racconto industriale di Valenciennes c’è lei, la nuova Yaris Cross, il cui debutto è atteso per settembre: parliamo del suv compatto più venduto in Europa. Tutte le Yaris Cross vendute in Europa arrivano da qui. Da qui nascono l’efficienza ibrida, la praticità tipica di un piccolo suv. Dal sito francese escono oltre 1.250 auto al giorno, frutto di un lavoro “simbiotico” fra robot e abilità umane. Una manifattura che non guarda solo al volume o alla velocità della linea produttiva, ma al modo in cui viene realizzata, dalle persone che vi lavorano fino all’energia che la alimenta.

Toyota, fabbrica, valenciennes, Francia
La fabbrica TMMF di Valenciennes © Samuel Dhote

Burnaston e Valenciennes, due facce della stessa strategia industriale

Ecco, guardando Burnaston e Valenciennes, emerge un disegno più ampio. Da un lato una fabbrica che smonta per recuperare, dall’altro una fabbrica che costruisce riducendo al minimo lo spreco di risorse ed emissioni: due facce della stessa strategia industriale, quella con cui Toyota prova a rendere la propria presenza europea più resiliente e sostenibile nel tempo. Non è un percorso concluso, la stessa Toyota ammette che si tratta di un cammino ancora lungo quello verso la neutralità carbonica e verso una circolarità piena dei materiali. Ma è un percorso che – la nostra visita allo stabilimento lo ha mostrato molto chiaramente – comincia ad assumere una forma riconoscibile: locale, integrata e sempre più attenta a cosa succede prima, durante e dopo la vita di un’automobile.

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