Ecologia profonda

Il filosofo norvegese Arnae Ness distingue tra ecologia superficiale, che punta a “limitare i danni”, ed ecologia profonda che implica un rinnovamento del rapporto uomo-natura. Ce ne parla il filosofo ambientale Guido Della Casa.

Nell’impostazione di pensiero dell’ecologia profonda, la nostra
specie non è particolarmente privilegiata. Gli esseri
viventi e gli ecosistemi, come tutti gli elementi del Cosmo, hanno
un valore in sé. Tutta la Natura ha un valore intrinseco e
unitario, così come ha un valore in sé ogni sua
componente, formatasi in un processo di miliardi di anni. La specie
umana è una di queste componenti, uno dei rami dell’albero
della Vita.

Quindi, anziché parlare di “ambiente” come se la Natura
fosse un palcoscenico delle azioni umane, si useranno espressioni
come “il Complesso
dei Viventi
“:

  • “impatto ambientale” diventerà “alterazione apportata al
    Complesso dei Viventi”;
  • i “difensori dell’ambiente” diventeranno “persone preoccupate
    della salute, dell’armonia e dell’equilibrio psicofisico del
    Complesso dei Viventi”.

Il mondo naturale non è “patrimonio di tutti”, ma
è ben di più: è di miliardi di anni anteriore
alla nostra specie. Se proprio si vuol parlare di appartenenza,
è l’umanità che appartiene alla Natura e non
viceversa.
Invece di ambizione, successo, affermazione personale (o di gruppo,
o di specie), saranno considerati valori la conoscenza, la serenità
mentale
, l’attenuazione
dell’ego
e la percezione: in definitiva una sorta di
identificazione con la Mente Universale, di sintonia con il ritmo
vitale cosmico.

In questo quadro l’idea occidentale-biblica sulla posizione
umana appare più o meno come un curioso delirio di
grandezza
.
Mentre nell’ecologia di superficie la Terra va rispettata
perché è di tutte le generazioni presenti e future,
nell’ecologia profonda la specie umana non è depositaria
né proprietaria di alcunché. Questa idea ricorda la
risposta di Nuvola
Rossa
agli invasori europei che volevano comprare la
parte migliore del territorio Sioux: “La terra è del
Grande Spirito; non si può vendere né comprare”. E’
un peccato non conoscere le lingue amerindiane, perché
probabilmente il significato reale era “la terra è il Grande
Spirito”.

Naturalmente i bianchi occuparono quelle terre con la violenza.

Anche l’idea di “progresso”…

Anche l’idea di “progresso” sottintende una determinata
concezione culturale ed una certa visione della storia che non sono
condivise da tutta l’umanità. Gran parte delle culture umane
sono vissute nella Natura senza preoccuparsi del progresso e della
storia. Anche se niente è statico, tutto è dinamico e
fluttuante, questo non significa che siano necessari i concetti di
progresso e regresso: il miglioramento o il peggioramento si
riferiscono solo a parametri e valori propri di un particolare
modello e non hanno alcun significato universale.
Il concetto di progresso è un’invenzione
dell’Occidente
per distruggere le altre culture umane
e restare l’unica cultura del Pianeta: ha senso soltanto se si
prende a riferimento una particolare scala di valori, che è
sempre relativa ed arbitraria. Il termine “sviluppo” significa in
realtà il grado di sopraffazione della nostra specie sulle
altre specie e della civiltà industriale sulle altre culture
umane.

Invece nell’ecologia profonda non esiste alcun modello
privilegiato. Sono valori “in sé” l’equilibrio globale e la
varietà e complessità delle specie viventi, degli
ecosistemi e delle culture. I termini “crescita” e “diminuzione”
sono complementari, in equilibrio dinamico, senza connotazioni
positive o negative.

Di conseguenza i concetti di risorse e rifiuti non sono
necessari: essi presuppongono infatti l’idea che si eseguano
processi o modifiche tali da prelevare qualcosa di fisso – le
risorse – e scaricare qualcos’altro – i rifiuti, il che significa
un funzionamento non-ciclico, incompatibile con la condizione di
equilibrio.
Con queste premesse la cosiddetta “produzione” è – in ultima
analisi – una produzione di
rifiuti
. Lo stesso termine “civiltà” è
inutile e pericoloso, perché sottintende un giudizio di
merito basato su una scala di valori particolare, considerata
ovvia.

“Civile” significa oggi infatti “conforme ai princìpi
dell’Occidente” e niente di più. Non c’è nessun
motivo per considerare la civiltà
occidentale
migliore della civiltà degli
Yanomami, dei Papua, degli
Eschimesi, dei Dogon, o delle mille altre culture comparse sulla
Terra
. Allo stesso modo nell’ecologia profonda non ha
alcun senso parlare di specie “utili”, “nocive” o “innocue”, in
quanto qualunque cosa si trovi in Natura ha la sua giustificazione
in sé stessa e nel Complesso cui appartiene. Non deve
servire a qualcuno o a qualcosa.

In sostanza nell’ecologia profonda il concetto di “ambiente”
viene superato per lasciare posto alla percezione di far parte di
una Entità
psicofisica molto più vasta
, cioè della
Natura, che si manifesta nella massima varietà ed armonia,
nel più grande equilibrio dinamico delle specie; è un
sistema
autocorrettivo
dotato di Mente.

Per usare le parole di Fritjof Capra:

“La nuova visione della realtà è una visione
ecologica in un senso che va molto oltre le preoccupazioni
immediate della protezione dell’ambiente. Per sottolineare questo
significato più profondo dell’ecologia, filosofi e
scienziati hanno cominciato a fare una distinzione fra “ecologia
profonda” e “ambientalismo superficiale”. Mentre l’ambientalismo
superficiale è interessato ad un controllo e ad una gestione
più efficienti dell’ambiente naturale a beneficio
dell'”uomo”, il movimento dell’ecologia profonda riconosce che
l’equilibrio ecologico esige mutamenti profondi nella nostra
percezione del ruolo degli esseri umani nell’ecosistema planetario.
In breve, esso richiederà una nuova base filosofica e
religiosa.”

Guido Dalla
Casa

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