In Europa l’80 per cento degli habitat naturali è in cattive condizioni

Un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente fotografa la desolante condizione degli habitat naturali nel Vecchio Continente.

L’81 per cento degli habitat naturali presenti in Europa versa in cattive condizioni. A spiegarlo è un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), intitolato “Stato della natura in Europa”, che sottolinea la necessità di preservare meglio il territorio, al fine di tutelare la biodiversità e garantire benessere della popolazione. Secondo il documento, infatti, nel corso degli ultimi tredici anni si è registrato un progressivo deterioramento delle situazione. Tra il 2007 e il 2012, infatti, la quota di habitat naturali in condizioni definite “scadenti” era pari “solo” al 77 per cento. Valore salito dunque di quattro punti percentuali nel periodo 2013-2018.

Terreni erbosi, dune e torbiere gli habitat più in difficoltà

Terreni erbosi, dune e acquitrini e torbiere basse mostrano una marcata tendenza al peggioramento, mentre le foreste segnano le maggiori tendenze al miglioramento. Rispetto al periodo di riferimento precedente, la percentuale di habitat in cattivo stato di conservazione è aumentata del sei per cento. Mentre per le regioni marine, molte valutazioni contenute nel rapporto riportano uno stato di conservazione “sconosciuto”, il che riflette la generale mancanza di dati sulle specie.

I parchi preservano la nostra biodiversità © Parco Lombardo del Ticino

“La nostra valutazione – ha commentato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Area – mostra che salvaguardare il buono stato e la resilienza della natura in Europa, oltre che il benessere dei cittadini, richiede cambiamenti radicali nel modo in cui produciamo e consumiamo gli alimenti, in cui gestiamo e sfruttiamole foreste costruiamo le città. Questi sforzi devono essere accompagnati da una migliore attuazione e applicazione delle politiche di conservazione, da un’attenzione speciale al ripristino della natura e da un’azione per il clima sempre più incisiva, in particolare nel settore dei trasporti e dell’energia”.

Meno della metà degli uccelli in condizioni giudicate “buone”

Attività antropiche, inquinamento e cementificazione hanno prodotto gravi conseguenze soprattutto per per alcune specie. Meno della metà degli uccelli (il 47 per cento) versa attualmente in condizioni giudicate “buone”. Un valore inferiore del 5 per cento rispetto al periodo 2007-2012. Al contempo, negli ultimi sei anni la percentuale di specie volatili in condizioni scadenti o pessime è aumentata del 7 per cento, fino a toccare il 39 per cento del totale. Al contrario, i rettili e le piante vascolari, come la lucertola campestre, il colubro ferro di cavallo, l’acrimonia pilosa o la genziana maggiore, presentano la percentuale più elevata di “buono” stato di conservazione (35 per cento).

Secondo Virginijus Sinkevičius, commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, “questo rapporto è la verifica più completa dello stato di salute della natura mai intrapresa nell’Unione europea e dimostra molto chiaramente che la perdita del sistema fondamentale di sostegno alla vita non si è ancora arrestata. È urgente tenere fede agli impegni assunti nel quadro della nuova strategia sulla biodiversità per invertire il declino per il bene della natura, delle persone, del clima e dell’economia”. Il Green Deal dovrebbe aver posto alcune basi, in questo senso, ma la traduzione delle politiche europee in fatti concreti dipende sempre dalle scelte dei singoli governi.

Così, ad esempio, sul clima mentre il Parlamento europeo ha chiesto di approvare una legge sul clima che renda più ambiziosi gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, i capi di stato e di governo hanno deciso di procrastinare la decisione definitiva di alcuni mesi, nonostante le richieste del movimento Fridays for future. La scienza, però, dice che di tempo a disposizione non ne abbiamo più. È stato inoltre trovato un accordo di massima, nell’ambito della Politica agricola comune (Pac) sull’uso di pesticidi: si prevede di destinare il 20 per cento della dotazione nazionale degli aiuti diretti a incentivi per pratiche agronomiche verdi e per l’inquadramento dei pesticidi chimici. Ma la quota resta esigua. E l’accordo dovrà essere approvato definitivamente solo nel 2021.

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