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I ghiacci dell’Artico hanno raggiunto un record negativo di estensione. Il peggiore dal 1979. La causa sarebbe in un autunno così caldo da impedire la formazione del ghiaccio marino.
I ghiacci artici hanno raggiunto un nuovo record negativo per quanto riguarda l’estensione registrata nel mese di novembre che si è appena concluso. Un trend causato da temperature particolarmente miti che hanno portato a un ritardo nella formazione autunnale del ghiaccio marino e provocato un parallelo scioglimento sia della calotta di ghiaccio in Groenlandia che del manto nevoso.
È quanto emerge dagli ultimi dati dell’Arctic program, il programma ricerca sull’Artico della Noaa, l’Agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera. L’estensione minima del ghiaccio marino artico tra metà ottobre e fine novembre è stata la più bassa mai riscontrata dal 1979, anno d’inizio delle misurazioni. In primavera, la copertura nevosa ha toccato il minimo nell’Artico nordamericano, dove a maggio l’estensione è scesa sotto i 4 milioni di chilometri quadrati per la prima volta dall’inizio delle osservazioni satellitari, cominciate nel 1967.
Il trend negativo “è stato amplificato da temperature insolitamente miti per gran parte del mese di novembre, temperature marine superficiali molto alte e venti sostenuti, che hanno portato a superare il precedente record di estensione più bassa di novembre 2006 di ben 800mila chilometri quadrati. La temperatura media intorno al polo Nord per il mese di novembre – secondo quanto riportato dal meteorologo Daniele Berlusconi per 3BMeteo.com – è risultata di circa 10 gradi oltre la media del periodo 1981-2010”.
La temperatura dell’aria sopra la terraferma della regione artica è stata la più alta mai registrata nel 2016, con una media annuale di 3,5 gradi centigradi in più rispetto agli inizi del Ventesimo secolo. Il termometro ha segnato 2 gradi in più rispetto alla media del periodo 1981-2010, con punte di 8 gradi in più nel mese di gennaio.
“Raramente abbiamo visto l’Artico mostrare un segnale più chiaro, più forte e più marcato del riscaldamento persistente e dei suoi effetti a cascata per l’ambiente”, ha dichiarato Jeremy Mathis, direttore del programma di ricerca artica della Noaa.
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