Investimenti sostenibili

I giovani italiani risparmiano, ma faticano con le basi dell’economia

I giovani italiani maneggiano denaro quotidianamente. Ma spesso sono un po’ disorientati di fronte a fatture, conti in banca e carte di credito.

Chi sono, cosa fanno e come ragionano i giovani italiani? Sono legati in tutto e per tutto ai genitori oppure cercano di costruirsi piano piano una propria indipendenza, anche economica? Da questo punto di vista, sono più intraprendenti dei loro coetanei statunitensi e cinesi? Alcune risposte arrivano dall’Ocse, che ha da poco pubblicato la nuova edizione del suo rapporto sull’educazione finanziaria degli studenti. Il report è il risultato delle interviste a circa 48mila quindicenni provenienti da quindici diversi Paesi.

I giovani italiani hanno confidenza con il denaro

I giovani italiani sono abituati a maneggiare il denaro. L’83 per cento dei quindicenni riceve doni in denaro da amici o parenti e il 35 per cento intasca una paghetta. Molti altri già svolgono lavori saltuari e informali, ad esempio come giardinieri o baby-sitter (21 per cento del campione), oppure sono impiegati part time o durante il periodo estivo (un altro 16 per cento). Più di otto adolescenti su dieci discutono di spese e risparmi con i genitori almeno una volta al mese. Mediamente, chi si confronta con i genitori risulta poi più competente sui concetti-base della finanza rispetto a chi non affronta mai l’argomento.

Giovani italiani denaro contante
Pur essendo “digitali” in tutto, i quindicenni sono ancora legati ai contanti. Foto: Ingimage

I risparmi finiscono sotto il materasso

Poco meno della metà dei giovani italiani mette da parte qualche risparmio ogni settimana oppure ogni mese (il 43 per cento degli intervistati). Il 21 per cento dei quindicenni risparmia soltanto quando dispone di denaro da mettere da parte, un altro 27 per cento solo quando desidera acquistare qualcosa. Pochissimi (il 5 per cento) quelli che non risparmiano nulla. Di fronte a un oggetto che per il momento è troppo costoso (un capo d’abbigliamento, un’attrezzatura sportiva o simili), il 59 per cento dei quindicenni si è dichiarato pronto a mettere da parte i risparmi per qualche tempo pur di riuscire ad acquistarlo.

Ma i nostri quindicenni, abituati ad avere costantemente in mano uno smartphone, quando si parla di denaro si dimostrano improvvisamente “analogici”. Solo il 35 per cento dei giovani italiani è titolare di un conto corrente e il 37 per cento di una carta prepagata. Sono comunque dati coerenti con l’accesso a prodotti e servizi finanziari della totalità della popolazione, precisa l’Ocse, visto che dispongono di un conto corrente il 61 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni e il 92 per cento degli adulti tra i 25 e i 64 anni.

L’abc dell’economia e della finanza

Ma come se la cavano i nostri ragazzi di fronte ai concetti-base dell’economia e della finanza? Il 19,8 per cento dei quindicenni italiani non riesce a raggiungere il livello di base di competenze finanziarie, una percentuale leggermente inferiore rispetto al 22 per cento delle economie Ocse che hanno partecipato all’indagine. Stiamo parlando di domande in cui viene richiesto loro di riconoscere una fattura o di destreggiarsi con altre situazioni che potrebbero capitare nella vita quotidiana. Le eccellenze, vale a dire quelli che raggiungono il livello 5, sono solo il 6 per cento (la media Ocse è del 12 per cento). In questo caso, parliamo di quindicenni che si dimostrano capaci di identificare una email fraudolenta in ambito finanziario.

Con un punteggio medio di 483 punti, l’Italia si colloca a metà classifica tra le economie analizzate nel rapporto, a pari merito con gli Stati Uniti e la Polonia. Stravincono gli studenti cinesi (uno su tre raggiunge il livello 5), ma anche belgi e canadesi se la cavano molto bene.

 Punteggio medioPosizione nella classificaStudenti al di sotto del livello 2Studenti al livello 5
Media OCSE-1048922,311,8
Cina (BSJG)5661-19,433,4
Belgio (Fiandre)5412-312,024,0
Province del Canada5332-312,721,8
Russia5124-510,910,5
Paesi Bassi509 4-6 19,2 17,5
Australia 504 5-6 19,7 15,4
Stati Uniti 487 7-9 21,6 10,2
Polonia 485 7-9 20,1 8,0
Italia 483 7-9 19,8 6,5
Spagna 469 10-1024,7 5,6
Lituania 449 11-12 31,5 3,7
Repubblica Slovacca 445 11-12 34,7 6,3
Cile 432 13-13 38,1 3,1
Perù 403 14-14 48,2 1,2
Brasile 393 15-15 53,3 2,6
Risultati medi alle prove di alfabetizzazione finanziaria dell'Ocse. Fonte: Pisa 2015 - Financial Literacy

L’educazione finanziaria in Italia

L’educazione finanziaria, nel nostro paese, è un tema particolarmente delicato. E riguarda tutti, non solo gli adolescenti. Lo hanno dimostrato casi come quelli di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, che hanno visto migliaia e migliaia di piccoli risparmiatori trovarsi con un pugno di azioni di nessun valore, acquistate senza avere piena consapevolezza del loro funzionamento e dei relativi rischi.

Secondo la ricerca “Educazione finanziaria nel mondo” pubblicata alla fine del 2015 da Standard & Poor’s Ratings Services, solo il 37 per cento degli italiani raggiunge la sufficienza se interrogato su concetti economici e finanziari di base. Un altro pianeta rispetto a casi d’eccellenza come Danimarca, Svezia e Norvegia, dove il 71 per cento degli adulti si dimostra competente.

Il cammino della legge sull’educazione finanziaria

In virtù di questo panorama, gli onorevoli Federico Ginato e Giorgio Zanin hanno promosso una proposta di legge sull’educazione finanziaria. La legge prevede che un apposito comitato costruisca una strategia nazionale per l’educazione finanziaria, che servirà a coordinare tutti i soggetti coinvolti (compreso il sistema dell’istruzione), pubblicare materiali didattici e organizzare eventi e conferenze, sia per i ragazzi sia per gli adulti. Il comitato è composto da dieci membri: oltre agli esponenti dei ministeri, della Consob, della Banca d’Italia e delle associazioni dei consumatori, ne farà parte anche un membro del Forum per la finanza sostenibile. La misura è entrata nel tessuto legislativo italiano a febbraio, sotto forma di emendamento all’interno del decreto salva-risparmio. Il suo stanziamento per ora è limitato alla cifra, poco più che simbolica, di un milione di euro.

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