Il vero costo del cibo: la campagna NaturaSì sul valore del giusto prezzo

Il giusto prezzo tiene conto dei costi di produzione ma anche dei servizi sistemici con cui gli agricoltori bio si prendono cura della salute delle persone e del Pianeta.

  • NaturaSì ha lanciato una campagna per il giusto prezzo del cibo.
  • L’obiettivo è aumentare la consapevolezza che gli agricoltori biologici e biodinamici producono cibo, ma si occupano anche di servizi ecosistemici che tutelano il benessere delle persone e del Pianeta.
  • Dietro il cibo convenzionale e prezzi bassi, invece, ci sono costi nascosti che gravano sull’ambiente, il sociale e la salute.
  • Abbiamo intervistato Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, per approfondire il tema della campagna.

Qual è il giusto prezzo di un’insalata? E di un finocchio? Se guardiamo all’agricoltura biologica e biodinamica il prezzo di un prodotto non può coprire solo il costo di produzione, ma deve remunerare anche il lavoro che fa il contadino nel prendersi cura del Pianeta. Gli agricoltori bio producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto ai cambiamenti climatici, biodiversità, in altre parole, servizi essenziali al Pianeta e alle persone. 

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“Fa’ che il cibo sia la tua medicina” è uno degli slogan della campagna NaturaSì © NaturaSì

Con la campagna “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, NaturaSì, la principale catena italiana di punti vendita specializzati in prodotti biologici e biodinamici, vuole trasmettere questa consapevolezza e far capire ai consumatori qual è il valore dell’agricoltura che rispetta e valorizza le risorse naturali.

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Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì © NaturaSì

“Questa campagna nasce dalla preoccupazione per la situazione dell’agricoltura che in questo momento è un settore debole. Dobbiamo sostenerla e farlo tutti insieme perché è dalla terra che proviene il nostro cibo”, ci racconta Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì. “Vogliamo far capire alle persone che quando si acquista un prodotto bio, si compra anche la salute delle persone e del Pianeta”. 

Il giusto prezzo del cibo bio che considera costi di produzione e servizi ecosistemici

La campagna, che coinvolge 350 negozi NaturaSì in tutta Italia, distingue il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, come per esempio il mantenimento della fertilità del suolo, il rispetto della biodiversità, la tutela del paesaggio. Si è partiti da prodotti base come l’insalata e i finocchi. Per l’insalata il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al chilo; NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi), un contributo che riconosce il valore dei servizi ecosistemici, a beneficio della collettività. Per i finocchi, a fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al chilo (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio), NaturaSì paga 1,80 euro al chilo, 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi.

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La campagna evidenzia, nei prezzi del cibo bio, i costi di produzione e i costi dei servizi ecosistemici © NaturaSì

I costi di produzione sono stati calcolati da NaturaSì, mentre il costo dei servizi ecosistemici è stato aggiunto in base a quello che gli agricoltori ritenevano un giusto prezzo per i loro prodotto.

“Quello che ci preme far comprendere è anche il concetto che se si paga un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”, continua Brescacin. “Dietro al cibo convenzionale ci sono costi nascosti pari a 10 miliardi di dollari (dato Fao) che si riversano sull’ambiente (inquinamento), sul sociale (sfruttamento dei lavoratori, caporalato) e sulla salute pubblica (cura delle patologie)”.

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I servizi ecosistemici comprendono la cura della fertilità del suolo, la tutela della biodiversità, il contrasto ai cambiamenti climatici © NaturaSì

Un nuovo fermento culturale

“Quando 40 anni fa abbiamo fondato la nostra attività, siamo stati dei pionieri, come Marco e Simona Roveda (prima con Fattoria Scaldasole e poi con LifeGate ndr)”, racconta Brescacin. “Oggi sento che culturalmente c’è un nuovo fermento, che la sensibilità verso questi temi è diffusa. E i consumi sono stati sempre in crescita, segno che la consapevolezza cresce. Penso che i cambiamenti debbano partire dal basso e spingere la politica alla trasformazione. Non dobbiamo avere alibi, ognuno può fare la sua parte, anche piccola”. 

In futuro la volontà è quella di fare un passo avanti nella campagna riportando ulteriori dati riguardo ai servizi ecosistemici, tra tutti la compensazione delle emissioni di anidride carbonica.

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