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Una buona caraffa filtrante migliora il profilo organolettico dell’acqua del rubinetto e riduce particelle e sostanze inquinanti. Brita ne ha misurato l’efficacia contro i Pfas e l’impatto ambientale.
L’81 per cento degli italiani beve acqua in bottiglia, ma l’84 per cento non la ritiene sostenibile; il 75 per cento teme la presenza di microplastiche e il 68 per cento ha dubbi sull’igiene. Il 37 per cento degli italiani, invece, beve acqua del rubinetto: lo fa per comodità, per una questione di risparmio economico, per ridurre l’utilizzo di plastica e il suo impatto ambientale. L’acqua del rubinetto è sottoposta a controlli rigorosi ed è resa potabile dall’aggiunta del cloro che elimina i batteri ma, nonostante questo, il 60 per cento di chi la beve non la ritiene del tutto sicura: questo può dipendere dallo stato delle tubature di casa o dalla presenza di specifici inquinanti come i Pfas in determinate zone geografiche. La presenza del cloro, inoltre, non la rende ottimale dal punto di vista organolettico a detta del 73 per cento delle persone che la bevono; il 43 per cento, poi, non la ritiene ideale per i cattivi odori.
Per un’alternativa all’acqua in bottiglia e per migliorare l’acqua del rubinetto, l’uso di una caraffa filtrante è certamente un’opzione da valutare. Questa è utile per rendere più neutro il sapore dell’acqua e per ridurre la durezza dell’acqua o la presenza di metalli e sostanze inquinanti. Anche nel caso di utilizzo di una caraffa filtrante però possono sorgere dei dubbi o delle domande: il materiale del filtro e della caraffa sono sicuri o rilasciano anch’essi delle sostanze? La filtrazione elimina anche i sali minerali benefici dell’acqua? Cosa succede se l’acqua rimane per molto tempo nella caraffa o se non cambio il filtro? E qual è l’impatto ambientale dei ricambi?
Partiamo dalla caraffa: un’alternativa sostenibile all’acqua in bottiglia. Tra le soluzioni migliori troviamo le caraffe in vetro borosilicato, materiale che non assorbe gli odori o i sapori e non si scolorisce. Quella di Brita, leader mondiale nel settore della filtrazione e personalizzazione dell’acqua, è realizzata al 100 per cento in vetro borosilicato, leggero, robusto e resistente al calore, lavabile in lavastoviglie: il 60 per cento del materiale è proveniente da eccedenze di produzione. L’imbuto è realizzato per il 100 per cento in plastica di origine biologica – derivate da scarti dell’industria alimentare e forestale – e il packaging è plastic free grazie a componenti in cartone riciclato, completamente riciclabile, e stampa con inchiostri a base d’acqua.
La sostenibilità per Brita riguarda l’intero ciclo di vita del prodotto, a partire dall’innovazione dei materiali. L’obiettivo è di ridurre del 30 per cento l’uso di plastica vergine di origine fossile entro la fine del 2025: un risultato reso possibile dall’introduzione di plastiche di origine biologica già presenti in prodotti come la caraffa Style Eco e i filtri MAXTRA PRO in cui il 50 per cento dei materiali utilizzati per il coperchio e il corpo del filtro, sono di origine biologica*.
Scegliere una caraffa filtrante significa scegliere un alleato di idratazione quotidiana. La nuova caraffa filtrante Brita Style Essential, con una capacità di 2,4 litri, è indicata per l’intera famiglia o per chi vuole sempre acqua pronta da bere; grazie allo sportellino sul coperchio, il riempimento sotto il rubinetto è facile e immediato. Sul coperchio della caraffa è inoltre presente un indicatore intelligente che segnala quando è il momento di sostituire il filtro.
(*secondo l’approccio del bilancio di massa).
Passiamo ora alla questione filtro: è generalmente composto da una maglia filtrante, da microgranuli di carboni attivi naturali derivati solitamente dai gusci di cocco e da granuli a scambio ionico.
La maglia serve a filtrare le macro particelle, che possono essere presenti nelle tubature più vecchie. I carboni attivi riducono il cloro, filtrano le sostanze che alterano il sapore dell’acqua, ma anche le impurità e le sostanze inquinanti come i pesticidi, se presenti.
Brita ha testato in modo indipendente quanto è efficace nel ridurre la presenza di Pfas il carbone attivo impiegato nei suoi filtri. È risultato che, quando presente nelle cartucce filtranti, il carbone attivo è in grado di ridurre in modo significativo (fino all’80 per cento) i Pfas più comuni, come l’acido perfluoroottansulfonico (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico (PFOA), grazie alla sua capacità di assorbimento.
I granuli a scambio ionico, invece, hanno la funzione di addolcire l’acqua proteggendo gli apparecchi domestici dal calcare, come i bollitori per esempio, e riducono metalli quali piombo e rame. C‘è da sottolineare che i filtri consentono comunque un certo passaggio di sali minerali come calcio e magnesio, utili all’organismo. Il potassio è totalmente presente.
Per una maggiore sicurezza, è importante sapere che è preferibile conservare l’acqua filtrata in frigo e consumarla nell’arco delle 24 ore.
Chi fuori casa utilizza una borraccia, con la volontà di diminuire la plastica monouso, sarà interessato a sapere che esistono anche borracce filtranti. In quella di Brita l‘acqua viene filtrata mentre si beve. Ovunque ci si trova, aiuta a ridurre cloro, Pfas, microparticelle e altre sostanze che possono essere presenti nell’acqua del rubinetto.
Perché mantenga le sue funzioni in modo efficace, il filtro della caraffa va sostituito ogni 4 settimane: la pratica del cambio filtro di Brita è semplice e veloce e l’azienda è impegnata anche dal punto di vista della sostenibilità dei filtri. Il prodotto MAXTRA PRO Pure Performance è costituito dal 50 per cento di materiali d’origine biologica certificata utilizzati per il coperchio e il corpo del filtro.
Secondo una ricerca interna di Brita, attraverso i sistemi filtranti, una famiglia può ridurre in media all’anno il 90 per cento dell’impronta di carbonio e il 98 per cento il consumo della plastica monouso. Inoltre, rispetto all’acqua in bottiglia, la caraffa filtrante permette di risparmiare fino al 60 per cento in termini di costo al litro (20 centesimi contro 8 centesimi).
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Tra gli sforzi per una maggiore sostenibilità, Brita da qualche anno ha introdotto il Planet contribution index, un indicatore di prestazione aziendale in grado di misurare l’impatto ambientale in termini di quante bottiglie di acqua vengono risparmiate in combinazione con la Company carbon footprint, l‘impatto generato dall’attività dell’azienda, misurato in emissioni di anidride carbonica. Inoltre, il nuovo stabilimento Brita di Bad Camberg, in Germania è stato progettato e costruito secondo rigorosi standard di efficienza energetica. Brita adotta anche una gestione responsabile dei rifiuti, con un tasso di riciclo superiore al 70 per cento per i rifiuti non pericolosi.
L’azienda si impegna a tutelare la biodiversità marina, sostenendo attivamente a livello globale la Whale and dolphin conservation dal 2016 e, in Italia, partecipando alla Water Defenders Alliance di LifeGate con l’adozione di due dispositivi “cattura plastiche”, capaci in un anno di raccogliere dai nostri mari fino a due tonnellate di rifiuti galleggianti, incluse le microplastiche.
Un risultato tangibile, quello ottenuto dalla partnership con LifeGate, del percorso intrapreso lo scorso anno con il lancio della filosofia Be a Gamechanger: un impegno per il Pianeta che Brita ha rinnovato di recente in occasione della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo.
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