Torna in porto Goletta Verde: da 30 anni in difesa del mare

Un mare in sofferenza, quello italiano. Un punto inquinato ogni 54 km. Ecco i risultati raccolti da Goletta Verde.

Il mare italiano non è pulito. Non è una novità, ma ribadirlo non ci rallegra. Perché il principale imputato di questo inquinamento è la mancata depurazione, cioè un’inadempienza a cui sarebbe invece possibile porre rimedio. Con le analisi di Goletta Verde parliamo, infatti, di parametri microbiologici – enterococchi intestinali ed escherichia coli – come da normativa sulla balneazione.

La Goletta ha terminato oggi il suo periplo dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia e analizzato in due mesi di viaggio la qualità delle acque in 265 punti, uno ogni 28 km di costa. Di questi, il 52 per cento è risultato inquinato o fortemente inquinato. L’88 per cento di queste criticità è in corrispondenza di foci di fiumi, fossi, canali o scarichi presenti lungo la costa, che per più della metà in prossimità di spiagge e stabilimenti e quindi frequentati da bagnanti.

 

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Un’immagine di Castellabate Ogliastro, foce del Rio Arena. Foto via Legambiente

Il bilancio di Goletta Verde 2016

Purtroppo questi risultati non sorprendono. Nel nostro paese, circa il 25 per cento della popolazione non è coperta da un adeguato servizio di depurazione e un terzo degli agglomerati urbani a livello nazionale è coinvolto da provvedimenti della Commissione europea. Nonostante siano passati 11 anni dalle scadenze previste dalla direttiva europea sulla depurazione, l’Italia è ancora in fortissimo ritardo. Motivo per cui sul nostro Paese pesano già due condanne e una terza procedura d’infrazione. A partire dal 2016, il nostro Paese dovrà pagare 480 milioni di euro all’anno, fino al completamento degli interventi di adeguamento; ai costi ambientali, si sommano quelli economici a carico della collettività.

 

Gli scarichi non depurati sono i peggiori nemici del turismo. Proprio per questo, da diversi anni ormai Legambiente concentra le analisi dei tecnici di Goletta Verde sui punti critici: le foci di piccoli e grandi corsi d’acqua, di fossi, canali e scarichi, che costituiscono i principali veicoli dell’inquinamento da batteri fecali in mare e dove sussiste il “maggior rischio” di contaminazione.

 

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Torre Annunziata, lungomare Marconi. Foto via Legambiente

Un punto inquinato ogni 54 km

Questo monitoraggio non vuole sostituirsi a quello delle autorità preposte ai controlli sulla balneazione. Il nostro obiettivo è di denunciare le situazioni critiche, ma soprattutto avviare un confronto per fermare l’inquinamento da mancata depurazione che si riversa in mare.

 

A volte si riesce, a volte no. Per alcune situazioni critiche da diversi anni, grazie alla stretta collaborazione con le forze dell’ordine e le amministrazioni locali, si è arrivati a individuare le cause e risolvere il problema. In altri casi, l’inquinamento è ormai “cronico”. Parliamo dei punti che sono risultati inquinati per almeno cinque volte dal 2010 a oggi. Per questa edizione, uno su cinque, di cui il 94 per cento corrisponde a foci di fiumi, torrenti, scarichi e canali. Tutte le regioni costiere hanno almeno un punto “malato cronico“, ma in alcune – Marche, Liguria, Lazio, Campania e Calabria – la situazione è particolarmente rilevante, con almeno 5 punti campionati che risultano inquinati ormai da anni.

 

La situazione fa rabbia, dicevo, perché l’antidoto c’è, e perché un modello positivo di far vivere il mare e le sue risorse esiste e funziona, a partire dalle aree marine protette che favoriscono la ricerca, promuovono il turismo sostenibile, creano occasioni di buona economia e pratiche virtuose che sono diventate modello ed esempio per i territori circostanti rappresentando un vero e proprio volano economico. E’ da questa consapevolezza che occorre ripartire. A farci ben sperare sono gli importanti traguardi raggiunti in difesa del mare negli ultimi 30 anni, cioè dal primo viaggio della nostra Goletta. Dalle battaglie degli anni ‘80 contro gli scarichi selvaggi in mare, alla legge sulle aree protette e sulla conservazione degli ecosistemi e della biodiversità, fino a quelle sugli ecoreati e sulle agenzie ambientali. La mostra “30 anni dalla parte del mare” che ha viaggiato quest’anno con Goletta Verde consente di misurare quanta strada sia stata fatta.

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