Gruppi petroliferi e rinnovabili, prove di investimento

Total installerà pannelli solari in 5mila stazioni di servizio; mentre Shell promuove l’innovazione per portare energia pulita dove l’elettricità non c’è

Le compagnie petrolifere guardano alle rinnovabili. Il quarto gruppo petrolifero al mondo, la francese Total, porterà il solare nelle sue stazioni di servizio. La compagnia nel 2011 ha acquisito SunPower, una delle maggiori aziende al mondo che progetta, produce e fornisce pannelli fotovoltaici. Intanto la Shell ha avviato diverse start-up per portare l’energia pulita dove ancora non c’è. Sulla stessa linea anche altri colossi energetici che, all’attività tradizionale di gas e petrolio, stanno guardando alle rinnovabili, ma i passi in avanti in questa direzione sono ancora troppo piccoli.

Pannelli solari nelle stazioni di rifornimento

Il gruppo petrolifero Total, quarto al mondo con 2,1 milioni di barili di petrolio prodotti al giorno, ha lanciato un programma da 300 milioni di dollari per dotare – entro i prossimi 5 anni – 5mila delle sue stazioni di servizio sparse nel mondo di pannelli solari forniti dalla SunPower. La capacità solare installata sarà di circa 200 megawatt, equivalente alla quantità di energia elettrica utilizzata per alimentare una città di 200mila persone. “Il progetto è pienamente in linea con l’ambizione di Total di diventare la compagnia più responsabile tra i colossi del settore petrolifero e il suo impegno per lo sviluppo dell’energia solare”, ha detto Philippe Sauquet, Presidente di Gas, Rinnovabili & Power. Grazie a questa iniziativa, Total sarà in grado di ridurre le sue emissioni di carbonio di 100mila tonnellate all’anno e tagliare la bolletta elettrica di circa 40 milioni di dollari all’anno.

solare fotovoltaico
Installazione di pannelli fotovoltaici. © Ingimage

L’innovazione per portare l’elettricità dove non c’è

Shell ha avviato il progetto Make the future che punta a favorire la collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti nella produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita per le persone, in ogni parte del mondo. Nell’ambito dell’iniziativa Shell ha sponsorizzato sei start-up per portare energia rinnovabile in comunità che ancora non hanno accesso all’elettricità. Tra queste “GravityLight”, un’innovazione che genera elettricità utilizzando un semplice sistema di pulegge e di pesi: non ha bisogno di batterie o della luce del sole e non costa nulla farlo funzionare. Si tratta di un sacchetto di 12 chili, pieno di rocce o di sabbia, collegato a un sistema di pulegge. Ogni volta che il peso scende verso il pavimento, si attiva un generatore che produce 20 minuti di luce. Un metodo semplice e pulito con cui Shell e la Fondazione GravityLight porteranno una prima, seppur ancora limitata, disponibilità di elettricità in 3mila famiglie in Kenya, dove quasi l’80 per cento della popolazione vive senza accesso all’elettricità.

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Le compagnie petrolifere investono troppo poco in rinnovabili

In generale, oltre a Total e a Shell, le compagnie petrolifere stando guardando sempre più spesso alle energie rinnovabili. Di fatto, oggi, se vogliono sopravvivere, sono di fronte a un bivio: continuare a cercare di produrre combustibili fossili che sarà sempre più difficile poter bruciare, o virare sulle nuove energie, quelle a basso contenuto di carbonio. L’attenzione verso le rinnovabili va quindi inquadrata all’interno di questo contesto anche se investire sull’energia pulita sarà realtà solo quando le compagnie petrolifere capiranno che abbandonare i combustibili fossili è più conveniente dal punto di vista economico. Al momento attuale, l’interesse verso le rinnovabili, seppur da salutare positivamente, non è ancora un vero cambiamento, basti pensare che la divisione “nuove energie” della Shell, dove si fa ricerca su biofuel, motori elettrici ed eolico, ha un budget che è solo l’1 per cento dei 30 miliardi che la compagnia spende per il petrolio e il gas.

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