I “guerrieri per il clima” bloccano il più grande porto del carbone australiano

I manifestanti provenienti da 12 nazioni insulari del Pacifico, a bordo di imbarcazioni tradizionali, hanno cercato di bloccare il porto di Newcastle per evidenziare la loro preoccupazione per il cambiamento climatico.

Nelle acque australiane è andata in scena una versione moderna della celebre parabola biblica di Davide contro Golia. Un gruppo di attivisti ambientali provenienti da una dozzina di nazioni insulari del Pacifico ha cercato di bloccare il porto da cui parte la più grande quantità di carbone del mondo, a Newcastle, in Australia orientale, a bordo di canoe tradizionali.

 

manifestanti a bordo di canoe tradizionali

 

Gli attivisti, rappresentanti degli stati isola, hanno evidenziato come le emissioni di gas a effetto serra provocate dall’eccessivo utilizzo di combustibili fossili stiano rendendo le loro terre sempre più vulnerabili alla siccità, ai cicloni e all’erosione. La minaccia principale è però rappresentata dall’innalzamento del livello del mare che minaccia di inghiottire intere isole e popolazioni e che ha già costretto alcuni isolani ad abbandonare i villaggi nelle isole Figi e Tuvalu.

 

i rappresentanti degli stati isola del Pacifico

 

Questo è il messaggio che i “guerrieri per il clima” vogliono comunicare a bordo delle loro canoe fatte di paglia e legno: qualsiasi ulteriore espansione delle miniere di carbone danneggerebbe in maniera irreparabile le isole del Sud Pacifico. Nonostante i manifestanti siano stati diffidati dalle forze dell’ordine ad occupare le rotte di navigazione trafficate, sono stati necessari gli interventi della polizia a bordo delle moto d’acqua per allontanare gli attivisti.

 

porto di Newcstle

 

“Non abbiamo materialmente fermato le navi ma crediamo di avere avuto successo – ha dichiarato Arianne Kassman, attivista della Papua Nuova Guinea – abbiamo raccontato la nostra storia e abbiamo evidenziato gli impatti devastanti che il cambiamento climatico ha sulle nostre isole”.

 

le proteste degli attivisti

 

Proprio all’inizio della settimana il primo ministro australiano Tony Abbott aveva fatto arrabbiare gli ambientalisti dichiarando che il carbone sarà la fonte principale di energia mondiale per i decenni a venire. L’Australia è uno dei principali esportatori mondiali di carbone ed è uno dei paesi sviluppati maggiormente responsabili delle emissioni di gas a effetto serra.

 

Credits: © Mike Bowers/Guardian

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