L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
Numerosi stati federali americani vogliono aderire nei fatti all’Accordo di Parigi. Le Hawaii si sono già dotate di una legge, in risposta a Donald Trump.
Le Hawaii sono diventate il primo stato federale americano a “firmare” l’Accordo di Parigi, impegnandosi a fare la loro parte per ridurre le emissioni di CO2. A pochi giorni dalla conferenza stampa di Donald Trump, che ha fatto sobbalzare il mondo intero attaccando frontalmente il documento, il governatore delle isole del Pacifico, David Ige, ha risposto così nel modo più efficace: impegnandosi formalmente a contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici.
Nello specifico, le Hawaii non hanno potuto firmare l’Accordo (atto che è in capo, come noto, al governo federale). Hanno però promulgato una legge che impone la conservazione dell’integrità ambientale dell’arcipelago, a partire dalle coste e dalle foreste, e che di fatto recepisce le indicazioni del testo delle Nazioni Unite. “Le nostre isole sono particolarmente esposte, siamo i primi a renderci conto delle conseguenze dell’inazione”, ha spiegato il governatore. Al suo fianco dovrebbero allinearsi a breve una dozzina di altri stati, tra i quali quello di New York e la California (ma anche il territorio non incorporato di Porto Rico).
Proprio la scorsa settimana, il governatore della California Jerry Brown, si è recato in Cina per una serie di incontri sulla questione climatica. In particolare, il dirigente è rimasto a lungo a colloquio con il presidente cinese Xi Jinping, a differenza del segretario di stato all’Energia di Donald Trump, Rick Perry, che è stato sostanzialmente ignorato dalle autorità di Pechino.
Hawaii became the first state to pass a law committing to the Paris climate accord, defying President Trump https://t.co/qASEGy35WF
— The New York Times (@nytimes) 7 giugno 2017
All’inizio della settimana, inoltre, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg ha fatto recapitare alle Nazioni Unite una lettera firmata da mille organizzazioni tra imprese (tra le quali Apple, Google, Amazon, Nike) e enti locali, per sostenere le politiche di lotta ai cambiamenti climatici. La fondazione Bloomberg Philanthropies devolverà inoltre 15 milioni di dollari all’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sotto la cui egida è stato siglato l’Accordo di Parigi.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
La Conferenza di Santa Marta ha quasi fatto il miracolo: un piano d’azione contro i combustibili fossili con obiettivi al 2050.
Il rapporto sullo Stato del clima in Europa mostra un quadro inquietante: nel Vecchio Continente la crisi è più grave che nel resto del mondo.
In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Al via il summit sul clima a Santa Marta, in Colombia: la risposta dei “volenterosi” ai negoziati delle Cop. Ma senza Usa e Cina è dura.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Il super-tifone Sinlaku è considerato dagli esperti un evento rarissimo per questo periodo dell’anno. In questo momento lambisce le Marianne.
La temperatura media globale delle superfici degli oceani, il 31 marzo scorso, ha raggiunto un valore prossimo al record stabilito nel 2024.
Uno studio spiega che l’aumento della mortalità per le ondate di caldo, nel 2050, sarà nettamente più marcato nei paesi poveri della Terra.