I querelanti vivono nell’isola di Pari, flagellata dalle inondazioni dovute all’innalzamento del livello dei mari. La Holcim è stata denunciata per le sue emissioni di CO2.
Un tribunale della Svizzera ha accolto la causa di quattro pescatori indonesiani contro il gigante del cemento Holcim. I querelanti vivono nell’isola di Pari, afflitta negli ultimi anni da violente inondazioni causate dall’innalzamento del livello dei mari. Nel 2023 hanno deciso di denunciare la Holcim perché con la sua produzione di cemento è stata nel tempo tra le aziende a livello globale a emettere più anidride carbonica. Toccherà ora alla giustizia svizzera pronunciarsi sul caso mentre l’azienda ha già annunciato ricorso. Non è la prima volta che gruppi di cittadini fanno causa ad aziende per il loro contributo ai cambiamenti climatici.
Le inondazioni dell’isola di Pari
A partire dal 2020 l’isola di Pari, in Indonesia, è diventata la triste testimonial dei cambiamenti climatici. Le inondazioni, causate dall’innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale, si sono ripetute a un ritmo sempre più frequente e questo ha stravolto la vita della comunità locale, costituita perlopiù da pescatori. Oggi circa l’11 per cento dell’isola, che ha un’estensione di 41 ettari, risulta eroso a causa delle inondazioni e diverse persone sono state costrette a trasferirsi verso l’interno o lì dove la costa resiste. Oltre al problema dei rifugiati climatici, sull’isola di Pari si è poi materializzata la questione della ricostruzione: a ogni inondazione la comunità locale deve affrontare spese ingenti per rimettere in piedi le proprie abitazioni e riparare i danni.
Di fronte a questa situazione, nel 2023 quattro pescatori dell’isola indonesiana di Pari (Ibu Asmania, Pak Arif, Pak Edi e Pak Bobby) hanno deciso di fare causa all’azienda svizzera Holcim. Quest’ultima è tra i giganti mondiali della produzione di cemento e secondo studi aggiornati ha emesso oltre 7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica tra il 1950 e il 2021, circa lo 0,42 per cento delle emissioni industriali globali totali nello stesso periodo. Più in generale, la produzione di cemento è responsabile di circa il 7 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica, secondo Global Cement and Concrete Association.
La causa contro Holcim
I querelanti hanno scelto di denunciare la Holcim perché rappresenta una delle realtà private più inquinanti al mondo e dunque direttamente responsabile della devastazione dell’isola di Pari. Dalla Holcim hanno fatto sapere di essere impegnati a raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050 e che negli ultimi dieci anni le emissioni di anidride carbonica sono già state ridotte del 50 per cento. Ma questo non ha fermato i quattro pescatori querelanti. Questi hanno chiesto all’azienda svizzera di ridurre ulteriormente le sue emissioni di anidride carbonica, di contribuire finanziariamente alla protezione dell’isola e di risarcire le spese della comunità locale per i danni causati dalle inondazioni.
La svolta è arrivata il 22 dicembre. Il tribunale di Zugo, in Svizzera, ha accolto la causa contro la Holcim, una decisione senza precedenti nella storia del paese. L’azienda del cemento aveva contestato vizi procedurali nella denuncia e aveva sottolineato che non spetta a un tribunale ma alla politica pronunciarsi sul tema delle emissioni. I giudici svizzeri hanno respinto questi elementi, riconoscendo che i querelanti meritano tutela giuridica in quanto esposti all’influenza dei cambiamenti climatici.
Un trend globale
“Siamo molto soddisfatti. Questa decisione ci dà la forza di continuare la nostra lotta”, ha sottolineato Ibu Asmania, uno dei quattro querelanti indonesiani. “Questa è una buona notizia per noi e per le nostre famiglie”. Sebbene sia la prima volta che un tribunale svizzero si pronuncia a favore di un contenzioso in materia di clima, la sentenza di Zugo non è affatto un caso isolato. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le denunce della società civile contro aziende direttamente responsabili del cambiamenti climatici. Sono quasi 3mila le cause sul clima pendenti in circa sessanta paesi del mondo. Tra le più note c’è quella intentata dall’agricoltore peruviano Saúl Luciano Lliuya contro il colosso energetico tedesco RWE per le sue responsabilità nelle emissioni di gas serra.
“La rilevanza giuridica del cambiamento climatico è ormai riconosciuta dalle più alte corti del mondo e da tribunali di numerosi paesi. L’evoluzione è chiara: i grandi emettitori di gas serra vengono sempre più chiamati a rispondere delle proprie azioni”, hanno detto in una dichiarazione congiunta l’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR) e HEKS/EPER (Swiss Church Aid), che hanno sostenuto la causa. “La sentenza rappresenta quindi un passo importante verso una maggiore giustizia climatica”. Ora la giustizia dovrà esaminare la denuncia ed emettere la sua sentenza, un processo che potrebbe richiedere anni. L’azienda ha detto che farà ulteriore ricorso. Ma già solo il fatto che il tribunale di Zugo abbia accolto la causa costituisce un precedente importante per la battaglia giuridica ai cambiamenti climatici.
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