Expo 2015

Hortus Urbis, a tavola (e nell’orto) con gli antichi Romani

Tra i tanti orti urbani di Roma ce n’è uno che raccoglie piante antiche coltivate al tempo di Plinio il Vecchio. Si tratta del progetto Hortus Urbis

Hortus Urbis è uno dei tantissimi orti urbani e giardini condivisi della città di Roma. La nostra capitale è infatti non solo dimora di Papi e presidenti, città di arte e storia, ma anche un centro in cui piccoli ma significativi esperimenti di agricoltura condivisa stanno nascendo, crescendo e – è il caso di scriverlo – dando frutti.

 

Il sito Zappata Romana, che è un portale nato appositamente per raccogliere i nomi dei gruppi e delle associazioni che realizzano orti e giardini condivisi in città, ne conta – con tanto di riferimenti su Google Maps – almeno 150.

 

 

La mappatura è iniziata nel 2010, anno di nascita del sito. Per ogni sito coltivato sono segnalate le informazioni relative al luogo, spesso un riuso di spazi urbani abbandonati, e le foto dell’area.

 

Hortus Urbis e semi antichi

Tra gli esperimenti di riqualifica del territorio cittadino spicca questo progetto che coinvolge dal 2012 sia Zappata Romana, sia il Parco dell’Appia Antica. L’idea è stata quella di usare una parte inutilizzata del parco, un’area corrispondente a 50 piedi romani (225 mq), e di trasformarla in orto didattico con 16 aiuole quadrate in cui coltivare piante già conosciute nell’antica Roma.

 

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Foto: © Zappataromana.net

Le varierà vegetali selezionate sono finora 80, citate da Virgilio, Plinio, Columella, ma anche rinvenute durante gli scavi archeologici di Pompei. Tra queste vi sono l’achillea, la calendula, i narcisi, gigli, rose e rosmarino e tantissime altre.

 

Si vuole da un lato insegnare ai più piccoli da dove viene il cibo che mangiamo, dall’altra conservare semi antichi. Tra le opere in previsione c’è infatti anche un frutteto in cui le piante saranno tutte alberi Romani.

 

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Foto: © Zappataromana.net

Cos’è un orto urbano

Negli orti urbani e nei giardini condivisi piccoli gruppi di persone coltivano uno stesso fazzoletto di terra con diversi scopi: uno è l’autoproduzione, ma spesso è solo un pretesto. Si tratta infatti di esperienze soprattutto sociali, dove accanto agli ortaggi si trovano anche spazi per bambini, luoghi per incontri e attività culturali, aree in cui praticare sport oppure concedersi un po’ di relax. Sono insomma luoghi multifunzionali, spesso recuperati da situazioni di degrado urbano, che hanno l’obiettivo di creare aggregazione e integrazione all’interno del quartiere in cui nascono.

 

Foto di copertina: ©Zappataromana.net

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