Smart city

Milano, Bologna, Venezia. Le smart city italiane del 2016

Milano, Bologna e l’emergente Venezia sul podio. Sulla base di 105 indicatori, il Forum pubblica amministrazione ha stilato la classifica delle smart city italiane capaci di innovare.

105 indicatori presi in analisi per scattare la fotografia delle smart city italiane: è ICity Rate 2016, l’indagine del Forum Pubblica Amministrazione che ogni anno dal 2012 stila la classifica delle città italiane nel percorso verso città più intelligenti, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili.

Una città è intelligente, e dunque può chiamarsi smart city, se c’è anche verde, accoglienza, legalità e gestione condivisa degli spazi pubblici. Questa la nuova tesi alla base dell’indagine che traccia un interessante panorama delle città d’Italia. Con tante conferme e, soprattutto, tante sfide per il futuro.

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Per trasformare una città in smart city, le amministrazioni devono coniugare rispetto per l’ambiente e per i cittadini. ©Jeffrey Penalosa/Getty Images

L’indagine ICityRate 2016 è stata realizzata dal Forum Pubblica Amministrazione, su coordinamento di Gianni Dominici e curatela di Valentina Piersanti e Massino La Nave.

​ICity Rate 2016, la pubblicazione del Rapporto

È ora anche consultabile online il Rapporto ICity Rate 2016. Si possono dunque leggere online le testimonianze dei protagonisti di questa quinta edizione, i loro punti di vista, la loro visione della città innovativa. Diversi i temi emersi: dalla valorizzazione del dato alla necessità di sostenere un governo delle comunità, dalla georeferenziazione del dato alla ridefinizione delle aree territoriali in attuazione della “legge Delrio”.

Sono stati analizzati in tutto 106 comuni capoluogo, valutando e incrociando 105 indicatori statistici (non più 84, come nell’edizione 2015). Tutti gli indicatori sono raccolti in sette diversi ambiti d’azione: economy, living, environment, people, mobility, governance e legality. Dunque, non è più sufficiente ospitare spazi di coworking e startup, escogitare piani per la mobilità sostenibile costituita da piste ciclibili, bike sharing e taxi alimentati con tecnologia ibrida, o permettere l’accesso ai servizi comunali attraverso i sistemi online.

mobilità sostenibile smart city
In una città intelligente non può mancare la mobilità sostenibile, ma non solo. ©Getty Images

Una città è davvero smart se è capace di gestire l’accoglienza degli immigrati (indicatori people), offrire spazi per la creatività giovanile (living) e mantenere bassi gli indici di corruzione e criminalità (legality). Una città smart, dunque, si configura sempre più come una città del benessere economico e tecnologico ma anche sociale, solidale e sostenibile.

Quali sono allora le smart city italiane del 2016

Milano è prima e, a seguire Bologna e Venezia, che scalza quest’anno Firenze. Nelle prime venti posizioni ci sono solo città settentrionali, a conferma di un sistema urbano del nord ben proiettato verso modernità, innovazione e partecipazione. Roma è solo 21esima e Napoli è in coda alla classifica, all’89esima posizione. Nonostante l’enorme e atavico divario fra nord e sud, alcune città meridionali dimostrano una certa effervescenza e, rispetto all’anno scorso, hanno migliorato qualità e quantità dei servizi a disposizione del cittadino. Buone performance in particolare da Matera, Pescara, Bari e Potenza.

Quest’anno il Forum Pubblica Amministrazione ha misurato le città come piattaforme “abilitanti dell’innovazione”. ICityRate 2016 fotografa un’Italia ancora spaccata in due, dunque, ma con il Sud che si muove grazie al capitale umano. Città metropolitane: a nord hub che connettono il tessuto circostante, al sud isole non polarizzanti.

Milano è sempre più internazionale e in volata rispetto alle altre, Bologna salda al secondo posto e punta di diamante nella smart governance e Venezia, la new entry che sale sul podio spingendo Firenze in quarta posizione: sono queste le città più smart d’Italia, oggi.

Sette temi: economia, living, ambiente, persone, mobilità, governance e legalità

Il documento è stato presentato in anteprima il 20 ottobre nel corso di ICity Lab, la manifestazione di Forum della Pubblica Amministrazione il 20 e 21 ottobre alla Fiera di Bologna: una due giorni di incontro, scambio e discussione sugli strumenti di analisi e governance delle nostre città.

“Quest’anno più che in passato ICityRate va a misurare, unitamente alla qualità del vivere urbano, la capacità delle città di farsi piattaforma abilitante, di guardare a traguardi lunghi facendo scelte e investimenti che puntano sui nuovi driver di sviluppo. – commenta Gianni Dominici, Direttore di Fpa e curatore della ricerca – Il paradigma della smart city negli ultimi anni ha sempre di più spostato l’accento dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale, al co-design, alla gestione dei beni comuni. In questa direzione sono andate le strategie europee della nuova programmazione, e in questa direzione stanno andando le politiche locali”.

Complessivamente sono sette le dimensioni tematiche, le stesse dello scorso anno: economia, qualità della vita, ambiente, capitale sociale, mobilità, governance e legalità.

Lo schema di ricerca è rimasto lo stesso, sono state introdotte nuove variabili capaci di cogliere maggiormente i fenomeni emergenti. Gli indicatori presi in analisi, rispettivamente per ogni dimensione, sono:

  • Economia: e-commerce, FabLab, attrattività dei finanziamenti, generazione di imprese.
  • Qualità della vita: sofferenza economica, co-working, attrattività urbana.
  • Ambiente: reti per la sostenibilità, spazi comuni
  • Capitale sociale: accoglienza, migrazione intellettuale, accessibilità scolastica
  • Mobilità: fruibilità ferroviaria, bike sharing
  • Governance: numero di servizi spid attivati, governance verde, governance della smart city, diffusione di pagoPA
  • Legalità: criminalità organizzata e mafiosa, illegalità commerciale, riciclaggio, omicidi volontari.

Le novità introdotte nel report del 2016

A variare rispetto all’anno scorso è stato il modello di lettura e la base dei dati: l’obiettivo infatti è quello di rappresentare non solo l’intelligenza delle città, ma anche – il terremoto e gli effetti su Amatrice ne rivelano l’urgenza – la capacità di risposta dei territori rispetto alle proprie specificità e vulnerabilità. Cioè, la loro resilienza.

105 indicatori presi in analisi per scattare la fotografia delle città più smart d’Italia: è ICity Rate 2016, l’indagine di Fpa che ogni anno dal 2012 stila la classifica delle città italiane nel percorso verso città più intelligenti, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili.
Impegnandosi nella conversione delle città in smart city, bisogna soprattutto tenere conto di alcuni fattori di rischio presenti nel territorio

Giudicare la capacità dei governi locali di spingere lo sviluppo urbano verso traguardi di sostenibilità, di impiego di smart grid, digitalizzazione e sviluppo non può far dimenticare che esistono una serie di bisogni e rischi che differenziano tra loro le città, sulla base dei quali le amministrazioni devono plasmare la loro capacità di governare i territori, verso un modello futuro di smart city.

Altra novità del rapporto ICity Rate 2016 è l’ampliamento della base dati: gli indicatori presi in analisi passano infatti da 84 a 105. A quelli derivati dalle fonti statistiche ufficiali, Fpa ne ha affiancati infatti altri, derivati da una serie di fenomenologie non ancora cristallizzate ma non per questo meno significative: dagli open data alla sharing economy, dalla capacità di attrazione finanziamenti Ue per la ricerca alle performance delle amministrazioni sui social network, i dati presi in considerazione fotografano una realtà sempre più complessa, con il risultato di fornire, assieme all’analisi dell’esistente, anche una previsione della domanda, che consenta una maggior razionalizzazione della spesa pubblica, un potenziale percorso di miglioramento della governance, il conseguimento di nuovi obiettivi di sostenibilità e di qualità della vita.

Il riflesso di quest’evoluzione del concetto di smart city e della sua traduzione nelle politiche urbane ha portato all’introduzione nell’ICityRate, per l’appunto, di nuove variabili che vanno a misurare la capacità delle città di accogliere e saper gestire i flussi migratori; attrarre cervelli e talenti e generare imprese innovative; attrarre finanziamenti europei per la ricerca e l’innovazione; rendere disponibili i dati pubblici; agevolare le pratiche d’uso sociale degli spazi pubblici; attivare reti e relazioni per la sostenibilità e la gestione delle politiche smart; garantire gli adeguati livelli di sicurezza e legalità.

Milano come smart city

Milano tiene stretta la testa della classifica e registra un’ulteriore fuga in avanti, determinata dall’eccellenza nelle dimensioni Economy, People e Living. Nella dimensione Economy il capoluogo lombardo si distanzia dalle altre città in maniera decisa: è il luogo con il più alto valore aggiunto pro capite, la maggiore intensità brevettuale, la principale sede di imprese di grandi dimensioni, e ha visto nascere negli ultimi anni il maggior numero di spazi di coworking e maker space. Gli artigiani digitali scelgono Milano, e soprattutto la città sceglie di investire su un modello nuovo di innovazione urbana che sposta l’asse della strategia di sviluppo verso forme nuove di economia collaborativa e social innovation; un modello che si realizza attraverso la concessione di spazi, il sostegno economico a progetti e imprese, la creazione di reti di innovatori e la definizione di nuove ed articolate politiche urbane.

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Milano svetta sul podio per la sua innovazione in ambito economico e sociale. ©Getty Images

Bologna come smart city

Bologna, che pure vede allargarsi la forbice che la separa da Milano (60 punti di distanza contro i 25 del 2015), conferma il secondo posto nella classifica generale grazie soprattutto all’eccellenza nella Governance (dimensione che la vede al primo posto), fatta di partecipazione, open data, nuovi strumenti di programmazione, stabilità economica e capacità gestionale. Ottime le prestazioni anche nella dimensione Living: opportunità di lavoro offerte nel territorio provinciale, servizi di cura dell’infanzia, bassa incidenza delle persone a basso reddito sui residenti. Infine, confermata l’alta attrattività urbana: chi nasce o arriva a Bologna difficilmente se ne va.

Venezia come smart city

Al terzo posto della classifica compare Venezia, che cresce di 2 posizioni rispetto al 2015 per effetto, oltre che dell’ottimo posizionamento nella Mobilità (dove è 2°), di un miglioramento significativo nelle dimensioni del capitale umano (People), della Governance e della struttura economica (Economy). Un terzo posto sul quale senza dubbio influisce l’unicità del suo dualismo, con le due anime complementari di Venezia e Mestre che si compensano reciprocamente nelle varie dimensioni oggetto dell’indagine: dualismo da un lato, dunque, virtuoso, dall’altro foriero di spinte secessioniste che restano sempre all’ordine del giorno nell’agenda politica.

Le altre città italiane nel rapporto ICityRate

Dopo Milano, Bologna e l’emergente Venezia, Firenze scende di una posizione ma la sua distanza da Venezia è veramente minima: la capitale toscana è prima nella dimensione People, nella quale supera Milano e Torino, ma perde terreno sulle aree dell’ambiente e della legalità.

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Nonostante il primato nell’ambito del capitale sociale, il capoluogo toscano si posiziona al quarto posto

Dopo le quattro città metropolitane arrivano nel top della classifica Padova e Torino, seguite a ruota dalle piccole capitali: Parma, Trento, Modena e Ravenna. Sono 5 le città metropolitane e 5 le città medie nella parte alta del rating, tutte del Nord est tranne Milano e Torino del Nord Ovest e Firenze che con la sua 4 posizione è unica rappresentante del Centro.

Per quanto riguarda le altre aree metropolitane, Roma e Napoli continuano a restare arretrate dal gruppo di testa. La capitale è ferma in 21° posizione, Genova sale di tre posizioni e arriva al 26° e poi le città del Sud, con Cagliari in 54° posizione, Bari 65°, Palermo 86°. Napoli scende in 89° posizione, seguita solo da Catania (95°) e Reggio Calabria (104°).

Inevitabile una riflessione su quali città hanno ereditato i sindaci usciti dall’ultima tornata elettorale. Le indicazioni sono abbastanza nette: Giuseppe Sala si trova a gestire l’importante eredità di Expo Milano 2015 costituita da una città sempre più di caratura internazionale e che si sta completando in tutte le sue dimensioni. Le due sindache pentastellate si trovano in una situazione, evidente anche dalla cronaca, completamente differente: una città in forte crescita e completamento Chiara Appendino, una città ferma al palo, sempre più lontana dalle dinamiche economiche e sociali nazionali, Virginia Raggi. Particolare la situazione di Luigi De Magistris, che con questo nuovo mandato si trova a gestire una città che non regge il ritmo delle altre. Napoli è in 89esima posizione.

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