Il futuro della moda è circolare

I valori di riferimento nel settore della moda sono destinati a cambiare profondamente da qui al 2030. L’editoriale dell’amministratore delegato del gruppo LifeGate.

Sostenibilità, tracciabilità, circolarità e consumo collaborativo. Sono queste le parole chiave che stanno attraversando il mondo della moda e che da qui al 2030 diverranno realtà. Come sta avvenendo in altri settori, tra cui quello energetico, alimentare, della comunicazione o della mobilità. Il cambiamento in atto riguarda i modelli di business, finora basati su vecchi stereotipi. Il concetto di economia lineare è obsoleto. Il futuro è circolare e trova nella costruzione di valore condiviso la sua missione naturale.

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L’onda di sostenibilità è finalmente arrivata. 34 milioni di italiani hanno già allineato le loro leve d’acquisto sui temi ad essa connessi: la consapevolezza ormai è entrata nel cuore delle persone e sta cambiando tutte le modalità di consumo.

Non è un caso se persino le fashion week, vetrine della costante ricerca condotta dai designer, si stanno evolvendo per adattarsi alle esigenze di consumatori sempre più smart e consapevoli.

La tecnologia ci sta dando delle soluzioni concrete, come la blockchain: un registro informatico in grado di memorizzare dati in modo sicuro e permanente, che garantirà un futuro dove ogni capo d’abbigliamento avrà un’etichetta “parlante”, digitale. Un’etichetta in grado di far capire a chi lo acquista com’è stato prodotto.

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Non solo: la transizione verso un modello sostenibile e circolare significa anche trasformare il “prodotto” in “servizio” ripensando i materiali, la loro durata, la possibilità di scomporli e riutilizzarli. Senza dimenticare gli aspetti sociali che non dovranno essere mitigati, ma inclusi in una visione circolare, creando impatti positivi per l’intera comunità.

Se fino ad oggi i modelli di riferimento nella moda sono stati dominati dalla dimostrazione del potere di acquisto e del possesso, domani i valori saranno la sostenibilità e la condivisione. Come anticipato dall’esplosione del fenomeno del fashion renting, ovvero la possibilità di noleggiare abiti e sfoggiare così l’outfit perfetto in ogni occasione, contrastando al tempo stesso la produzione indiscriminata di indumenti a basso prezzo che non durano nel tempo.

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