Il piano per attrarre cervelli in Italia. Con 6,3 miliardi

Il Piano nazionale per la ricerca messo in moto dal Miur prevede nuovi posti di lavoro nei campi dell’innovazione, della mobilità e della sostenibilità.

L’Italia si sta dotando di un Piano nazionale per la ricerca (Pnr) pensato per ridurre la fuga di cervelli e attrarre investimenti in ricerca e sviluppo. 

 

Illustrato il 31 gennaio in Consiglio dei ministri dal ministro dell’Istruzione Università e Ricerca (Miur), Maria Chiara Carrozza, il piano prevede un investimento del Miur di circa 900 milioni di euro all’anno, quindi 6,3 miliardi in sette anni, a cui si aggiungeranno le risorse destinate dagli altri ministeri o enti finanziatori. Serviranno a rilanciare la ricerca in Italia, avviare progetti nazionali per l’innovazione, creare nuova occupazione, favorire la crescita dell’autonomia dei nostri ricercatori e il trasferimento non solo di tecnologie e brevetti, ma anche di competenze all’interno dell’Italia o tra paesi europei.

 

Si tratta di agganciarsi al nuovo programma quadro europeo Horizon 2020, che ha indicato le priorità su cui tutte le imprese in Europa devono investire: ricerca, mobilità, innovazione, sostenibilità. Rispecchiando queste linee guida, il programma identifica un piano d’azione attento a 11 punti: progresso scientifico e culturale; salute e cambiamenti demografici; bioeconomia europea, sicurezza, efficienza e sostenibilità energetica; trasporti ecologici, intelligenti e integrati; azioni sul clima, sulle risorse efficienti e sui materiali; rapporto con le istituzioni europee; sicurezza dei cittadini europei e tutela delle libertà; tutela e valorizzazione del patrimonio culturale; agenda digitale.

 

Il piano varato dall’Italia si concentra su tre fronti: sviluppo e l’attrazione di capitale umano altamente qualificato da inserire nel tessuto produttivo italiano, identificazione di pochi ma importanti progetti tematici, promozione della capacità d’innovare e di competere da parte delle piccole e medie imprese.

 

Entro 60 giorni dall’approvazione del Pnr da parte del Cipe verranno costituiti dei comitati di programma specifici per ciascuna linea di intervento, formati da rappresentanti dei principali enti pubblici e privati partecipanti a quell’intervento, in primo luogo le Regioni, che ne definiranno linee guida e programmi.

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