Expo 2015

Il primo giorno di Expo 2015, cosa si riesce a vedere in poche ore

Si può vedere davvero poco, ma un giorno – il primo – a Expo Milano 2015 fa tornare bambini anche i più duri. Le prime sensazioni.

Il primo maggio è arrivato. I titoli dei giornali non hanno dubbi nel titolare “Milano si apre al mondo”, “Expo 2015 apre a Milano”. Se non fosse il 2015, l’attenzione sarebbe sulla festa dei lavoratori, ma quest’anno è coincisa con un altro momento storico per il nostro paese. Quest’anno è la festa del cibo e della nutrizione che accomuna ogni essere umano, di ogni emisfero, di ogni colore, di ogni religione. Se si arriva all’Expo con la metropolitana si entra dall’ingresso Fiorenza, se ci si arriva in treno si passa dall’ingresso Triulza. Esattamente come se stessimo per prendere un aereo.

 

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Appena varcati i cancelli, ciò che si apre di fronte ai nostri occhi è il Padiglione Zero. È il padiglione che ci introduce nel contesto, ci fa capire come si è arrivati a dedicare un’esposizione universale al tema della nutrizione. È il padiglione della storia, della relazione tra l’uomo e il suo nutrimento in ogni forma conosciuta. Agricoltura e allevamento, rurale e industriale, biodiversità e finanza. Il Padiglione Zero è una sorta di bigino, un “Bignami” che racchiude millenni di esperienza in un pugno di stanze. E in un cortometraggio di sedici minuti firmato da Mario Martone, un regista che con la storia ha già dimostrato di saperci fare.

Usciti dal Padiglione Zero, è inevitabile finire in Sudan attraverso una costruzione che ricorda la casa “nubiana”, l’abitazione tipica del paese. Poi in Nepal dove alcuni artigiani sono ancora al lavoro per ultimare i dettagli di un padiglione pressoché privo di spirito. Gli effetti del terremoto che ha scosso il piccolo paese asiatico sono visibili anche qui, in Expo. Alla fine, o meglio all’inizio, eccoci arrivati sul decumano, la via principale ai cui lati si apre il mondo. Letteralmente. Una cinquantina di padiglioni la cui storia sarà possibile raccontare nei prossimi mesi. Non tutti hanno inaugurato al meglio delle loro possibilità, ma la notizia è che c’erano tutti.

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