Il sonno della ragione ha generato la violenza

L’espressione di Goya, “il sonno della ragione genera mostri” è adattata ai nostri giorni: la violenza, senza un preciso contesto rischia di sfuggire ad ogni rete

La celebre espressione di Goya, “il sonno della ragione genera mostri”, c’invita ancora una volta ad una riflessione sofferta sulla realtà dei nostri tempi, dilaniati non solo dalla violenza della guerra, ma anche da fenomeni di microconflittualità, da violenze su donne e bambini, da fenomeni di corruzione, ma anche da inautentiche relazioni burocratiche, basti pensare ai disservizi di cui spesso soffriamo.

"Il sonno della ragione genera mostri" è un'acquatinta di Goya. Fa parte di una serie di 80 incisioni chiamate "i capricci" (foto di GraphicaArtis/Getty Images)
“Il sonno della ragione genera mostri” è un’acquatinta di Goya. Fa parte di una serie di 80 incisioni chiamate “i capricci” (foto di GraphicaArtis/Getty Images)

Viviamo allora in una società più violenta di quelle del passato o sono mutate le forme della violenza? Una delle voci più autorevoli della moderna psicologia, Silvia Vegetti Finzi, risponde così: “Ciò che caratterizza la tarda modernità del mondo occidentale è l’eclisse delle ideologie, di cui è simbolo il crollo del Muro di Berlino. Di conseguenza la violenza, che si era precedentemente ammantata di ideologie forti e coinvolgenti, ci appare ora sguarnita di ogni giustificazione. Ai nostri occhi la violenza è nuda!… La violenza sembra così dilagare ingiustificata e al tempo stesso autonoma rispetto al giudizio, alla condanna”.

Insomma, privata di un suo preciso contesto culturale, la violenza rischia “di sfuggire ad ogni rete, di muoversi come uno squalo sul fondo della nostra vita e dei nostri cuori”. D’altronde basta pensare al divario esistente tra le denunce di maltrattamenti ai bambini e le effettive conseguenze penali.

Da qui l’amara conclusione della Vegetti Finzi: “La crisi delle grandi ideologie è un trionfo della ragione o piuttosto una sua abdicazione che ci lascia in balia di un mondo tanto più violento quanto più assurdo, arbitrario e casuale? “

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