Diritti umani

Brasile, vittoria storica per il popolo Ashaninka: riceverà un risarcimento per la deforestazione nelle sue terre

I nativi, le cui terre furono disboscate negli anni ’80, saranno risarciti con due milioni e mezzo di euro e riceveranno le scuse ufficiali da parte delle compagnie incriminate.

Per oltre un secolo le terre degli Ashaninka, gruppo etnico che abita le foreste di Perù e Brasile, sono state oggetto della bramosia di raccoglitori di gomma, taglialegna, guerriglieri, narcotrafficanti e compagnie petrolifere. Dopo anni di soprusi è arrivata una vittoria che non può certo cancellare ingiustizie e massacri, ma rappresenta una storica conquista nella lotta dei nativi per i propri diritti.

Gli Ashaninka che vivono nella riserva indigena di Kampa do Rio Amônia, nello stato brasiliano di Acre, vicino al confine peruviano, hanno infatti vinto una battaglia legale durata oltre venti anni, e hanno ottenuto un risarcimento di 14 milioni di real brasiliani (equivalenti a quasi due milioni e mezzo di euro) per la deforestazione perpetrata nelle loro terre.

Rappresentante dell'etnia Ashaninka durante una cerimonia
Gli ashaninka non si oppongono allo sviluppo, ma desiderano che avvenga in modo responsabile © LiadePaula/MinC/Flickr

Una battaglia decennale

Negli anni Ottanta migliaia di enormi alberi di mogano, cedro dell’Amazzonia e altre specie arboree da cui vengono ricavati legnami pregiati, furono abbattuti da alcune società di legname di proprietà della famiglia Cameli, per rifornire l’industria europea del mobile. Tra le aree disboscate, tra il 1981 e il 1987, c’era anche parte della riserva degli Ashaninka. Nel 1996 il pubblico ministero federale dello stato di Acre avviò un’azione civile contro le società colpevoli della distruzione della riserva indigena.

Lo scorso 1 aprile il procuratore generale della repubblica, Augusto Aras, ha finalmente riconosciuto i diritti dei nativi, decretando il risarcimento dei crimini commessi quasi 40 anni fa. Oltre al risarcimento in denaro, le società incriminate dovranno presentare le loro scuse ufficiali agli Ashaninka.

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Un accordo senza precedenti

Dopo anni di controversie legali, le parti in causa hanno trovato un accordo. “È la prima volta nella storia della legge brasiliana che succede qualcosa del genere – ha commentato dopo la firma dell’accordo Antônio Rodrigo, avvocato degli Ashaninka -. Sono così orgoglioso. È stato difficile, ma meraviglioso ”.

Anche il procuratore generale della repubblica ha riconosciuto l’importanza e la storicità di questo accordo. “Si ha la sensazione che stiamo costruendo un nuovo momento di pace, armonia e, soprattutto, comprensione che esistono ferite da curare, non perpetuare”, ha affermato Augusto Aras.

Nativi brasiliani a pesca sul fiume
Il pubblico ministero federale ha riconosciuto che il danno ambientale subito dagli Ashaninka è insostenibile © Pedro França/MinC/Flickr

Che influenza avrà questa sentenza

Oltre a rendere giustizia agli Ashaninka del Brasile, questa sentenza, ha spiegato l’avvocato dei nativi, avrà un grande impatto su migliaia di casi di violazione dei diritti dei nativi brasiliani, poiché verrà applicata d’ora in avanti a tutti i casi di gravi crimini ambientali.

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Risarcimento devoluto in progetti in difesa della foresta

Il risarcimento verrà saldato agli Ashaninka a rate, per un periodo di cinque anni. I beneficiari saranno decisi ogni anno in un’assemblea, ma, hanno riferito gli indigeni, i soldi saranno usati per finanziare progetti “in difesa della comunità, dell’Amazzonia, delle popolazioni indigene e dei popoli della foresta”.

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“Chiediamo che questa regione sia sempre più rispettata e valorizzata, affinché i suoi prodotti vengano immessi sul mercato con un valore aggiunto, che a sua volta servirà a garantire la sostenibilità”, ha detto a Mongbay Francisco Piyãko, leader della comunità Ashaninka e figlio di Antônio Piyãko, l’uomo che nel 1991, con una lettera aperta, denunciò al mondo l’invasione che aveva subito il suo popolo.

Giovane Asháninka con abiti tradizionali
“Desideriamo che queste scuse ufficiali siano il riconoscimento di un errore commesso e una promessa che, da ora in avanti, non sarà più ripetuto”, ha affermato il leader degli Ashaninka © Pedro França/MinC/Flickr

Non tutto si può comprare

Per il raggiungimento dell’accordo, ancor più che il risarcimento economico, sarebbero state indispensabili le scuse ufficiali delle compagnie colpevoli del saccheggio di legname. “Se non ci fosse stato alcun riconoscimento di colpa, gli indigeni non avrebbero accettato l’accordo”, ha spiegato l’avvocato Rodrigo.

Secondo il leader degli Ashaninka, le scuse forniscono, in qualche modo, una sorta di riparazione morale e simboleggiano una vittoria per tutti i popoli indigeni che hanno subito l’usurpazione delle loro terre e dei loro stili di vita tradizionali.

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