Innalzamento del livello dei mari, l’Onu approva una dichiarazione storica

Il testo approvato prevede che verrà mantenuto il riconoscimento delle nazioni che spariranno per via dell’innalzamento del livello dei mari.

“L’Sos è lanciato, ora il mondo deve rispondere”. Le parole sono contenuti in una dichiarazione politica approvata giovedì 24 settembre dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunita a New York, nella quale si chiede un’azione urgente ai governi rispetto all’innalzamento del livello dei mari, giudicato ormai “inesorabile”.

Sancito il principio della “continuità degli stati”

Si tratta, infatti, di uno degli impatti dei cambiamenti climatici: l’aumento della temperatura media globale provoca, da un lato, la fusione progressiva delle calotte glaciali e dei ghiacciai montani; dall’altro, l’espansione termica degli oceani. Il risultato è che i immense zone costiere verranno sommerse nei prossimi decenni, e alcune nazioni scompariranno semplicemente dalle carte, come nel caso di alcuni piccoli stati insulari del Pacifico.

Proprio rispetto a questi ultimi, è stato sancito un principio simbolico di particolare importanza, legato alle conseguenze giuridiche dell’innalzamento del livello dei mari. L’Assemblea Onu ha infatti sancito in questo senso il principio della “continuità degli stati”, ovvero il fatto che anche le nazioni che verranno inghiottite dalle acque continueranno ad essere riconosciute come tali dalla comunità internazionale. Per questa ragione, la dichiarazione chiede di coinvolgere pienamente le popolazioni colpite dal fenomeno nelle decisioni che le riguarderanno, con particolare riferimento alle donne, ai bambini, ai popoli autoctoni.

Guterres all’ultima assemblea generale dopo dieci anni a capo dell’Onu

Allo stesso modo, è stata indicata la necessità di proteggere i diritti delle popolazioni coinvolte, come evidenziato dallo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha concluso la sua ultima assemblea generale tracciando un bilancio dei dieci anni passati alla testa dell’Onu. Toccando tra gli altri temi delicati come quelli dell’intelligenza artificiale, delle disuguaglianze, dei conflitti armati e, evidentemente, dei cambiamenti climatici.

Più in generale, il testo sottolinea la necessità di un approccio che tenga conto della scienza, della necessità di un adattamento, di finanziamenti adeguati, di resilienza e di protezione delle popolazioni. La dichiarazione riconosce infatti che gli impatti più gravi dell’innalzamento del livello dei mari “non sono lontani”.

Innalzamento del livello dei mari di 6 millimetri in un solo anno, nel 2024

Tale ammissione, però, deve essere seguita da misure concrete, come sottolineato dallo stesso Guterres. E soprattutto rapide: nel 2024 la crescita del livello dei mari è stata di quasi 6 millimetri, il dato più alto mai registrato da quando le misurazioni vengono effettuate con regolarità. Anche gli scenari più ottimistici dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, indica che l’innalzamento dovrebbe raggiungere mezzo metro di qui alla fine del secolo.

L'innalzamento del livello dei mari sta già sommergendo parte di Tuvalu
L’innalzamento del livello dei mari sta già sommergendo parte di Tuvalu © Mario Tama/Getty Images

Ben 770 milioni di persone che attualmente vivono in zone costiere saranno costrette a fuggire, dando vita a migrazioni di massa estremamente complesse da gestire. Al contempo, verranno persi mezzi di sussistenza, infrastrutture, attività economiche, ecosistemi, biodiversità e sconvolti intere sistemi alimentari (basti pensare alla salinità delle terre e delle riserve di acqua dolce). Ma ad essere minacciati sono anche il patrimonio culturale e l’identità di popolazioni, i cui territori verranno trasformati radicalmente.

Di fronte a tale scenario, i governi si sono impegnati a rafforzare le capacità di ricerca, il monitoraggio dei mari, la condivisione dei dati e la cooperazione scientifica. Occorre però anche utilizzare le soluzioni “basate sulla natura”, sfruttare le conoscenze delle comunità locali, introdurre sistemi d’allerta precoce per prevenire le conseguenze delle inondazioni, restaurare e proteggere le foreste di mangrovie capaci di proteggere le terre.

Per il solo adattamento servono 310-365 miliardi di dollari entro il 2035

E per tutto ciò servono finanziamento. Il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Khalilur Rahman, ha sottolineato in questo senso che i paesi in via di sviluppo necessitano per potersi adattare efficacemente di una cifra compresa tra 310 e 365 miliardi di dollari di cui al 2035. Per ora, gli stanziamenti  governativi internazionali sono di appena 26 miliardi (dato del 2023).

Altrimenti, non soltanto occorrerà fronteggiare i danni materiali, ma il mondo sarà costretto anche a una penosa conta delle vittime: “L’innalzamento del livello dei mari si misura in millimetri – ha concluso Guterres – ma i suoi impatti si misurano in milioni di vite distrutte, comunità sradicate e futuro R rubato. Non possiamo lasciare che paesi e culture spariscano sotto le onde, né lasciare affondare le aspirazioni di miliardi di persone”.

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