In Kenya il bracconaggio di elefanti è diminuito del 35%

Secondo un recente studio l’uccisione di pachidermi sarebbe calata notevolmente dal 2012 ad oggi.

Quando si parla di elefanti è difficile sorridere. Si aggiorna costantemente la lista dei morti e si contano gli esemplari che separano la specie dall’estinzione. Questa volta però c’è una buona notizia, secondo un’indagine condotta dall’associazione umanitaria e conservazionista Northern Rangelands Trust, il bracconaggio di elefanti nel nord del Kenya sarebbe calato del 35 per cento dal 2012 ad oggi.

 

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Gruppo di elefanti che guada un fiume nel nord del Kenya © 2015 Ami Vitale

Le ragioni del successo

Lo studio ha preso in esame un’area che si estende per oltre sei milioni di acri e ospita 27 comunità. Da tempo gli ambientalisti hanno capito l’importanza delle comunità locali nella lotta al bracconaggio, i risultati che si stanno ottenendo nel nord del Kenya dimostrano che questa è la strada da seguire.

Elefanti in pericolo

La sopravvivenza degli elefanti africani è a rischio, minacciata dai bracconieri che li abbattono per impadronirsi delle loro zanne. La popolazione attuale conta circa 430mila esemplari, mentre nel 1980 se ne contavano 1,2 milioni. Le misure intraprese per contrastare questa mattanza sono numerose, inasprimento delle pene, aumento delle pattuglie e delle forze armate, parchi sempre più protetti, senza però ottenere gli effetti sperati.

Il ruolo delle comunità locali

“La conservazione degli elefanti non può essere responsabilità esclusiva dei ranger armati – ha dichiarato Matt Brown, direttore di The Nature Conservancy in Africale comunità devono essere coinvolte. I membri delle comunità devono poter beneficiare della fauna selvatica”.

 

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Northern Rangelands Trust ha collaborato con le comunità per migliorare la produttività dei pascoli © Ami Vitale for The Nature Conservancy

Il valore degli elefanti vivi

Spesso la convivenza tra persone e animali è difficile, gli elefanti possono devastare i raccolti e sono, attraverso l’avorio, una possibile fonte di ricchezza. “Dobbiamo dimostrare alle persone che vale la pena proteggere gli elefanti, che vivi valgono di più”, ha spiegato Brown.

Comunità e conservazione

Northern Rangelands Trust rappsenta un modello vincente nella creazione di incentivi per le comunità locali. L’associazione ha stretto con successo una collaborazione con 27 comunità che ora si occupano anche di conservazione. Ogni comunità è governata da un consiglio di anziani che prende decisioni circa la gestione del territorio e degli investimenti per quanto riguarda le cliniche, le scuole e le strutture per l’ecoturismo.

Nuove fonti di reddito

I membri dell’associazione hanno lavorato insieme ai locali per migliorare la gestione dei pascoli e aumentarne la produttività, hanno inoltre sviluppato nuove fonti di reddito, come alcuni tipi di lavorazione artistica artigianale, garantendo l’accesso dei manufatti ai mercati. I redditi dei pastori sono pertanto aumentati, il rapporto indica un forte legame tra il miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti e la riduzione del bracconaggio di elefanti.

 

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Northern Rangelands Trust ha aiutato le comunità a sviluppare nuove forme di reddito, come l’artigianato © Ami Vitale for The Nature Conservancy

 

Tuttavia, avvisa Brown, l’impegno delle comunità non può essere l’unica soluzione. “L’applicazione delle leggi non è l’unica risposta ma è comunque importante, così come sensibilizzare chi acquista avorio. Ma la diminuzione del bracconaggio dimostra che abbiamo anche bisogno dell’aiuto delle comunità per salvare gli elefanti”.

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