Kosovo, la Banca Mondiale non finanzia più il carbone dopo il rapporto sul clima

La Banca Mondiale ha abbandonato pubblicamente un progetto di centrale elettrica a carbone in Kosovo. Un segnale dei tempi che stiamo vivendo.

Una centrale a carbone prevista in Kosovo non riceverà più i finanziamenti della Banca Mondiale. Lo ha annunciato il presidente dell’organizzazione internazionale Jim Yong Kim . L’impianto, denominato Kosovo C, era stato, fino a questo momento, l’unico “voluto” dalla World Bank. Ma ora quell’impegno viene meno e l’istituto di credito ha annunciato che questa rinuncia è dovuta all’incremento delle energie rinnovabili, sempre più competitiva rispetto ai combustibili fossili.

“Abbiamo deciso di non andare avanti con questa centrale a carbone perché il nostro regolamento ci impone di optare per l’opzione più economica e le energie rinnovabili sono ora al di sotto del costo del carbone”, ha dichiarato il presidente Jim Yong Kim durante il summit annuale della Banca Mondiale (Bm) a Nusa Dua, in Indonesia. Già a giugno l’istituzione finanziaria più famosa del mondo sembrava aver preso le distanze dal progetto, ma la conferma è arrivata dopo la pubblicazione del rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) che ha ribadito come solo un immediato e rapido abbandono nell’uso dei combustibili fossili possa evitare pericolosi innalzamenti delle temperature.

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La Banca Centrale ha precisato che il sostegno a centrali a carbone può avvenire solo in particolari circostanze © Kevin Frayer/Getty Images

La nuova politica di finanziamenti della Banca Mondiale

Nel 2013 l’organizzazione ha introdotto una nuova politica in materia di finanziamento dell’energia, che ha precisato che avrebbe “fornito un sostegno finanziario per progetti di generazione di energia a carbone verde solo in rare circostanze”. Quelle “rare circostanze” erano in gran parte limitate a situazioni in cui non fossero esistite alternative praticabili al carbone per soddisfare il fabbisogno energetico. Per mezzo decennio, il progetto del Kosovo C sembrava, secondo la Bm, soddisfare tali criteri.

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Così nel 2015 oltre un migliaio di abitanti del villaggio di Hoda sono stati interessati dalle procedure di esproprio dei propri terreni per far posto alle operazioni di estrazione del carbone. Una manovra denunciata dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icji) che hanno raccontato come gli abitanti di Hoda andassero ad aggiungersi agli oltre tre milioni di persone che dal 2004 al 2013 sono stati costretti ad abbandonare le loro case per far spazio a progetti di sviluppo sostenuti dalla Banca Mondiale.

Il Kosovo va avanti

Nonostante l’annuncio del presidente della Bm, il governo di Pristina ha fatto sapere di non voler rinunciare al progetto dal valore di oltre un miliardo di euro che, secondo le stime dei sostenitori, farebbe aumentare di un punto percentuale il prodotto interno lordo del paese balcanico. Il ministro per lo sviluppo economico kosovaro Valdrin Lluka ha detto che il progetto sarà completato secondo i piani previsti grazie al sostegno di investitori internazionali: “Come ministro, non permetterò che il Kosovo sia dipendente dalle importazioni di energia […], consapevoli del fatto che abbiamo capacità eccezionali di produrre energia, non solo per le nostre esigenze, ma anche in chiave export”.

Gli fa eco il premier Ramush Haradinaj: “Nel dicembre scorso, quando abbiamo firmato l’accordo commerciale relativo al progetto finalizzato alla costruzione di una nuova centrale elettrica, abbiamo dimostrato il nostro impegno nell’affrontare le sfide del settore energetico”, ha dichiarato, aggiungendo che la nuova tecnologia adottata migliorerà la situazione dall’inquinamento ambientale. Pur consapevole che il carbone costituisca una fonte inquinante, il premier Haradinaj ha affermato che il paese sta vivendo una di fase di sviluppo con relativi problemi di carenza energetica. E per questo la centrale è una soluzione realistica in grado di rispondere a specifiche esigenze. Ora non è chiaro come procederà il progetto senza il sostegno della Bm, in quanto questa era stata incaricata di fornire le garanzie necessarie per facilitare i finanziamenti.

Jim Yong Kim è presidente della Banca Mondiale dal 2012
Jim Yong Kim è presidente della Banca Mondiale dal 2012 © Chip Somodevilla/Getty Images

Come aiutare il Kosovo in progetti di sviluppo

“Il destino delle comunità locali dipenderà da come andrà avanti il progetto e da come i creditori che prenderanno il posto della Banca Mondiale insisteranno su un corretto reinsediamento della popolazione, oppure no”, è ciò che sostiene Nezir Sinani, co-direttore del Bank information center Europe, un gruppo di sorveglianza senza scopo di lucro intervistato da Icji.

Sinani ha spiegato che gli abitanti dei villaggi nelle case popolari non hanno visto un miglioramento delle loro condizioni: “Non è cambiato nulla riguardo alle loro vite. È una situazione piuttosto terribile”. Così Sinani ha invitato la Banca Mondiale a non abbandonare il governo del Kosovo ma di sostenerlo nel sviluppare una strategia energetica più pulita, che includa l’energia eolica e solare, enfatizzando l’efficienza energetica e promuovendo una migliore integrazione con i sistemi energetici nei paesi limitrofi.

“Il prossimo passo per la Banca Mondiale, dopo il suo ritiro dal carbone in Kosovo, è di spostare i suoi finanziamenti verso le opzioni energetiche pulite nel paese”, ha continuato Sinani che è anche un attivista contro il carbone, la fonte più sporca al mondo. “La banca dovrebbe usare la sua capacità e conoscenza per aiutare il governo kosovaro a rendere sostenibile il suo approvvigionamento energetico e soddisfare così la crescente domanda di elettricità”.

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