La Bhagavadgita

La Bhagavadgita o, come comunemente viene chiamata, la Gita, fa parte del grande poema epico Mahabharatae Viene definita il “Vangelo dell’India”

La Bhagavadgita più comunemente detta La Gita, il “Canto del Beato”, è composta da 700 versi e
divisa in 18 discorsi o capitoli, è un’opera annoverata tra
i maggiori documenti religiosi dell’India antica, ma non solo:
è generalmente considerata uno dei testi spirituali
più importanti di tutta la storia del pensiero umano.

Tratta del colloquio tra Arjuna e il Dio Krishna nel quale, ai
dubbi del primo segue una risposta chiarificatrice sul male, il
bene, il dovere e il compierlo per liberarsi dal karma per giungere
al nirvana.

Viene definita il “Vangelo dell’India”, un vangelo di liberazione,
al di sopra delle visioni settarie dei diversi pensieri filosofici.
E’ un documento religioso che contiene sia elementi della cultura
sacerdotale e filosofica, che elementi legati alla fede popolare,
alla devozione. Nella Gita, infatti, si integrano l’aspetto
speculativo sviluppato dall’aristocrazia intellettuale e quello
più legato al sentimento religioso delle masse.

Fu tradotta per la prima volta nel 1785 da Wilkins e fu la prima
grande opera che giunse dall’India in Occidente: solo più
tardi, infatti, furono tradotte le Upanishad, il Ramayana e altri
scritti importanti della cultura indiana.

Il messaggio etico, sapienziale e spirituale della Bhagavadgita
è riconosciuto come di universale validità, adatto ad
ogni uomo, giacché offre una guida per la vita
quotidiana.
Spesso l’idea di spiritualità è legata a un’immagine
di rinuncia al mondo, di isolamento e inattività. La Gita ci
dice invece che la vita spirituale non significa necessariamente
tagliarsi fuori dalla realtà per una scelta di distacco
contemplativo, ma creare equilibrio, distacco interiore e armonia
in noi stessi, nell’ambiente in cui viviamo e nella nostra
attività.

L’insegnamento della Gita è centrato sull’equilibrio e
l’equanimità, cioè sull’imparzialità di
giudizio: non è per l’eremita che ha abbandonato il mondo e
si è isolato da ogni cosa, ma per l’uomo che vive nel
contesto della società umana. Un insegnamento teorico e
pratico che può guidare anche l’uomo moderno del terzo
millennio.

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