L’India durante il Kumbha Mela

“Kumbha” significa brocca e “Mela” festa il Kumbha Mela E’ l’occasione per entrare in contatto con il potere divino, l’energia fondamentale dell’universo

La tradizione del Kumbha Mela vuole che, ai tempi in cui l’universo era ancora
in formazione, dei demoni si contendessero il possesso della
brocca contenente l’ambrosia e che quattro gocce di amrita (il
nettare dell’immortalità) cadessero sulla terra in
corrispondenza delle attuali città di Haridwar, Allahabad,
Ujjain e Nasik bagnate rispettivamente dal Gange, dal Triveni, dal
Shipra e dal Godavari. Quando il sole entra in Ariete e
simultaneamente Giove è nell’Acquario (congiunzione astrale
che avviene ogni tre anni) si ritiene che le acque di queste
quattro città sante si trasformino nell’epico liquido che
preserva la vita caricandosi di positive radiazioni del sole, della
luna e del pianeta Giove, purificano dal cattivo karma accumulato
assicurando a chi vi si immerge la rinascita in una forma
più elevata. E’ l’occasione per entrare in contatto con il
potere divino, l’energia fondamentale dell’universo.

Con queste premesse decido di partire per Delhi insieme a dei
viaggiatori desiderosi di assistere a questo evento. Visitiamo Old
Delhi, uno spaccato fedele delle tante realtà del Paese,
tutte riunite lungo la sua affollatissima arteria commerciale,
Chandni Chowk, la via dell’argento, che conduce alla maestosa Jama
Masjid, la più grande moschea indiana ed uno dei più
interessanti capolavori architettonici dell’India. In treno
partiamo per Haridwar dove arriviamo in serata. Bagnata dal Gange
nel punto in cui le sue acque si allargano distendendosi in un
placido corso, Haridwar è forse uno dei più antichi
insediamenti umani ancora abitati, ed è perennemente gremita
di fedeli che riempiono i tanti templi, gli ashram e il ghat
Har-Ki-Pauri, considerato il punto esatto nel quale il Gange entra
in pianura e dove forma una sorta di piscina naturale conosciuta
come Brahmakund. Si crede che chi vi si immerga con fede riceva la
benedizione della triade induista. Ogni sera in questo punto si
celebra lo spettacolare rito di adorazione, Ganga Aarti, con i
devoti che si immergono nel fiume e migliaia di candele disposte su
grandi foglie brillano sull’acqua. Dormiamo in un campo tendato. La
cena è rigorosamente vegetariana.

I due giorni seguenti assistiamo al Kumbha Mela alla presenza di
una moltitudine di pellegrini. Tra febbraio e aprile hanno luogo
undici bagni collettivi, ma fra questi tre sono gli eventi
più importanti o “bagni reali” (Shahi Snan), quando tutti
gli Akhara formano una processione per essere nel punto giusto del
fiume, al momento giusto, quando il divino influsso dei pianeti
è più favorevole, per saltare in acqua. E’ un
spettacolo bellissimo da vedere: non è soltanto puro
folclore, è un’esperienza di liberazione per tutti. Milioni
di pellegrini si affollano nel campo dei sadhu condividendo
un’atmosfera che non è solo spirituale, ma magica. La setta
shivaita dei Naga Baba è inconfondibile perché
richiede la nudità degli adepti che spesso si cospargono di
cenere. Si dice che i Naga Baba si spostino attraverso la corrente
dei fiumi e i raggi del sole e della luna. Nessuno, tra le vaste
folle che si dirigono al Kumbha Mela, li vede arrivare né
ripartire …

Dopo il Kumbha Mela partiamo per Patiala, antica capitale di un
regno Sikh dove pernottiamo in un palazzo di fine ‘800 del Maharaja
della città, oggi trasformato in albergo. L’indomani
partiamo per Amritsar, la città più grande del
Punjab, sede della maggior comunità Sikh, splendente per il
suo grande Tempio d’Oro. Il Tempio ha sorpassato il più
celebre Taj Mahal di Agra come numero di visitatori annui locali e,
ultimamente, l’invasione della cultura INDIPOP e dalle caffetterie
di importazione occidentale. Una “golosa” curiosità: la
cucina di Amritsar raggiunge punti di eccellenza, qui il Tandoor
dà il meglio di sé e il Kulchas, sorta di focaccia
ripiena di patate speziate, conquista i palati.

Di buon mattino si parte per Dharamsala, nella magnifica valle
di Kangra. Nel 1959 il Dalai Lama, in fuga dall’altopiano tibetano,
si trasferì nella parte alta della città, a Mc Leod
Ganj (1750 m. slm), accolto dal governo indiano che consentì
alla comunità tibetana in esilio di stabilirsi in questo
luogo, particolarmente adatto ai tibetani per motivi climatici. La
città è diventata la capitale del Tibet al di fuori
dei suoi confini: da qui il nome di “Piccola Lhasa”. Dopo la visita
della città partiamo in treno alla volta di Delhi. Si tratta
di un treno notturno e riposiamo nelle cuccette in classe
Executive, mi viene in mente il viaggio nel Tamil Nadu di qualche
anno fa dove la mia cuccetta era molto semplice con un ventilatore
datato a pochi cm dal viso. Visitiamo New Delhi, progettata da Sir
Edwin Lutyens e Herbert Baker per magnificare la grandezza
dell’Impero britannico. Siamo al termine del viaggio, portiamo con
noi centinaia di fotografie raffiguranti i pellegrini, i nostri
vestiti sono intrisi del profumo delle spezie. Abbiamo poco tempo
per renderci conto che stiamo per imbarcarci.

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