Investimenti sostenibili

Quando una banca si definisce etica: democratica, partecipativa e al servizio della sostenibilità

Uno degli emendamenti della legge di bilancio 2017 dà per la prima volta in Italia una definizione degli operatori di finanza etica e sostenibile.

Un modesto comma del primo articolo della legge di Bilancio 2017, approvata a inizio dicembre, segna una piccola rivoluzione nel mondo della finanza italiana. D’ora in avanti infatti, il Testo unico bancario conterrà le caratteristiche e i vincoli che un operatore finanziario deve rispettare per potersi definire “etico e sostenibile”.

Agevolazioni fiscali per la banche che accettano la sfida

Anzitutto, se una banca deve devolvere almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali, è sulla buona strada. In generale però, quando valuta i finanziamenti erogati a persone giuridiche, deve anche fare attenzione all’impatto sociale e ambientale della loro attività e pubblicare almeno una volta all’anno la lista di questi crediti. Questo per quanto riguarda l’attività vera e propria della banca. Per quanto riguarda il funzionamento della banca al suo interno, una “banca etica” non distribuisce profitti ai suoi azionisti ma li reinveste per sviluppare la propria attività. Del resto, un istituto finanziario di questo tipo non può appartenere a qualche holding lussemburghese ma deve privilegiare un azionariato diffuso sul territorio coinvolto in maniera democratica e partecipativa. Ultima ma non meno importante condizione: lo stipendio del manager più alto in grado non può essere superiore a cinque volte la remunerazione media dei dipendenti.Per incitare il sistema bancario nazionale a sottoporsi a una cura di sostenibilità, il parlamento ha previsto degli incentivi. D’ora in poi, se una banca o istituto finanziario italiano rispetterà tutte queste condizioni, potrà beneficiare di un’agevolazione fiscale: il 75 per cento delle somme destinate a incrementare il suo capitale sarà infatti esentato dalle imposte sui redditi.

Una banca che voglia definirsi "etica" dovrà devolvere almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali. Foto © Andreas Solaro/AFP/Getty Images
Una banca che voglia definirsi “etica” secondo la legge dovrà devolvere almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali. Foto © Andreas Solaro/AFP/Getty Images

Sempre più banche etiche in Europa

La norma italiana è una novità nel panorama europeo, dove esistono molte banche che praticano una finanza responsabile. Le principali sono riunite nella Fédération européenne de finances et banques ethiques et alternatives – meglio nota come Febea – creata a Bruxelles nel 2001 da tre realtà francesi (Crédit Coopératif, La Nef e la Caisse Solidaire du Nord Pas-de-Calais), due istituti belgi (Crédal e Hefboom), la banca polacca Tise e l’italiana Banca Etica. Oggi Febea conta 26 membri in 14 paesi, tra cui cinque istituti italiani. Secondo il REAB – Reporting ethical and alternative banks realizzato da Febea nel 2016, la stragrande maggioranza dei membri – che nel loro insieme rappresentano 670.000 clienti e 18 miliardi di prestiti – applicano i principali criteri distintivi contenuti nella nuova legge:  trasparenza sui finanziamenti, valutazione dell’impatto sociale dei progetti finanziati, condizioni vantaggiose per progetti socio-ambientali…

Le banche etiche più vicine all’economia reale

A livello mondiale, 36 istituzioni finanziarie sparse in tutti i continenti fanno oggi parte della Global Alliance for Banking on Values (Gabv): insieme costituiscono 24 milioni di clienti e 110 miliardi di dollari in gestione. Nella ricerca Real economies real returns – The power of sutainability-focused banking del 2015, Gabv mostra come le banche etiche consacrino il 75 per cento dei loro attivi all’erogazione di crediti contro il 36 per cento delle banche “tradizionali”, con un tasso di crescita dei crediti molto più sostenuto e performance economiche oggi comparabili ma molto migliori attorno al 2008, nel momento più duro della crisi. Abbastanza per far credere che i vincoli che le banche etiche si impongono, anziché penalizzarle, permettono loro di ottenere risultati migliori rispetto alla concorrenza, specie nei momenti difficili.

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