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Dopo anni di dibattiti e battaglie, Londra amplierà l’aeroporto di Heathrow. Una scelta che sembra negativa per l’ambiente, la salute e non solo.
Il governo di Londra ha dato il via libera alla costruzione di una terza pista per l’aeroporto di Heathrow, il primo storico aeroporto situato nella parte ovest della città. Un progetto dal costo stimato in 17,6 miliardi di sterline (circa 19,6 miliardi di euro). Nonostante il bacino di Londra sia servito da cinque aeroporti, è dagli anni Quaranta che non si costruisce una pista a piena lunghezza e da anni si discute della necessità di ampliare la capacità aeroportuale della capitale.
Un lungo dibattito ha avuto luogo per valutare l’opzione migliore e il testa a testa finale è stato combattuto tra Heathrow e Gatwick, secondo polo aeroportuale a sud della città. Dopo tre anni di ricerche, analisi e valutazioni costate 20 milioni di sterline (circa 22 milioni di euro), la Airports commission, la commissione guidata dall’economista sir Howard Davies, direttore della London school of economics, ha annunciato più di un anno fa la propria preferenza sulla costruzione della terza pista a Heathrow, raccomandazione che ha fortemente influenzato la decisione del governo di pochi giorni fa.
Come troppo spesso accade però, ad essere sacrificato è l’aspetto ambientale. Molte voci si sono alzate contro questa scelta. In primis, quella del sindaco di Londra Sadiq Khan che si è espresso senza mezzi termini. Khan si è sempre opposto alla scelta di Heathrow sulla base di valutazioni ambientali sostenendo con decisione l’opzione Gatwick.
Come spiega il primo cittadino infatti, già adesso, in molte delle zone intorno a Heathrow vengono superati i limiti di inquinamento acustico e dell’aria, situazione che andrà peggiorando dopo l’ampliamento dell’aeroporto che si stima porterà ad un incremento di 260mila voli all’anno.
Il governo promette che non saranno realizzate infrastrutture se i valori ambientali non saranno messi in regola e annuncia una serie di iniziative di compensazione. Intanto però saranno utilizzati 569 ettari di terra, inclusi 400 ettari di area verde circostante la città, la cosiddetta greenbelt.
Il nuovo progetto prevede inoltre la demolizione di quasi 800 abitazioni nelle comunità circostanti, e un aumento delle spese per i contribuenti dovuta anche all’adeguamento delle infrastrutture dei trasporti per raggiungere l’aeroporto. Tra le varie modifiche, l’affollatissima autostrada a sei corsie M25 dovrà essere interrata, salvo realizzare un nuovo progetto che prevede di costruire la pista sopra all’autostrada. Un inceneritore dovrà inoltre essere spostato altrove e una piana alluvionale sarà danneggiata, compromettendo la sua utilità nella gestione degli allagamenti.
Niente da fare dunque per Gatwick, nonostante le stime parlavano di un costo di realizzazione pari a quasi la metà (7,6 miliardi di sterline, circa 8,5 miliardi di euro), investimenti pubblici ridottissimi, maggior rapidità di costruzione, minore impatto ambientale e acustico e necessità di distruggere meno edifici (167 contro le 783 di Heathrow). Per di più sono emersi calcoli non divulgati del dipartimento dei Trasporti britannico secondo i quali l’impatto economico positivo determinato dall’ampliamento di Heathrow sarebbe stato sovrastimato di 86 miliardi di sterline (circa 96 miliardi di euro) portando le due opzioni molto vicine in termini economici.
Aggiungendo questo fattore alla serie di altri vantaggi offerti da Gatwick, c’è chi considera il lavoro della commissione di sir Howard faziosa oltre che dannosa. E Gatwick non esclude azioni legali insieme, d’altra parte, a quelle previste dalle associazioni ambientaliste e dei residenti.
L’inquinamento dell’aria è tra i grandi problemi che l’amministrazione londinese da sempre cerca di contrastare. Purtroppo incrementare il traffico aereo non aiuterà questa battaglia e ampliare proprio Heathrow metterà un peso insostenibile in alcune aree già al limite.
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