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Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr) interviene sul packaging già nella fase di progettazione.
In media, nel 2021 ogni singolo cittadino dell’Unione europea ha buttato nella spazzatura 189 chili di rifiuti da imballaggio, il 20 per cento in più rispetto a dieci anni prima. Stiamo parlando di sacchetti, flaconi, bottiglie, bustine, vasetti, cartoni e così via. Il totale prodotto nell’Unione europea, sempre nel 2021, è di 84,3 milioni di tonnellate: come ottomila torri Eiffel. A partire dal 12 agosto cambieranno molte cose, non tanto sul fronte del riciclo ma molto prima, fin dalla fase di progettazione: entrano infatti in vigore le prime disposizioni del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr).
Il Packaging and Packaging Waste Regulation (2025/40) è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 22 gennaio 2025, è entrato in vigore l’11 febbraio e si applica appunto a partire dal 12 agosto 2026. Sostituisce la direttiva Packaging (94/62/EC) che è stata in vigore finora. A differenza del testo precedente, è un regolamento: ciò significa che entra in vigore in tutti gli Stati membri senza necessità di misure di recepimento nazionale. La Commissione europea dovrà comunque adottare atti delegati per dettagliare le singole prescrizioni.
Il regolamento prevede che gli Stati membri debbano conseguire obiettivi vincolanti di prevenzione dei rifiuti di imballaggio pro-capite, tutti calcolati rispetto al 2018: meno 5 per cento entro il 2030, meno 10 per cento entro il 2035, meno 15 per cento entro il 2040. Insieme a questi obiettivi quantitativi, ce ne sono altri – altrettanto rilevanti – di natura qualitativa che riguardano la riciclabilità degli imballaggi, l’uso di plastica riciclata e la riduzione delle materie prime vergini.
Il Ppwr sposta il baricentro sulla progettazione degli imballaggi, introducendo l’obbligo di riciclabilità per tutti gli imballaggi immessi sul mercato e criteri armonizzati per valutarla. La progettazione deve inoltre ridurre al minimo peso e volume, evitando componenti superflui, e garantire la separabilità degli elementi che possono ostacolare il riciclo. Etichette, chiusure e accoppiamenti di materiali diventano parte integrante della valutazione di conformità, con un impatto diretto sulle scelte di design.
Il regolamento introduce percentuali minime obbligatorie di contenuto di plastica riciclata post-consumo, differenziate per tipologia di imballaggio, e rafforza le restrizioni sull’uso di sostanze che destano preoccupazione. Tra queste ci sono anche i Pfas: a partire dal 12 agosto 2026, gli imballaggi che superano determinate soglie non potranno essere immessi sul mercato. Questo insieme di requisiti rende progressivamente incompatibili molte soluzioni multistrato non separabili, che non consentono né un riciclo effettivo né il rispetto dei limiti chimici previsti.
Il Ppwr interviene anche sui formati e sui modelli di utilizzo degli imballaggi vietando alcune tipologie di imballaggi monouso – come le monoporzioni di salse, zucchero e detergenti e le piccole confezioni di frutta e verdura – e introducendo obiettivi vincolanti di riutilizzo in settori come la ristorazione, la distribuzione e la logistica. Parallelamente, promuove sistemi di ricarica e refill e impone limiti allo spazio vuoto negli imballaggi multipli, per il trasporto e per l’e-commerce.
Il regolamento introduce un sistema di etichettatura armonizzata a livello europeo, pensato per fornire informazioni chiare e comparabili sulla composizione degli imballaggi e sulle modalità di conferimento a fine vita. C’è anche la possibilità di fare ricorso a un QR code. Di fatto, le aziende non possono più descrivere genericamente come “green” i propri imballaggi: le uniche informazioni consentite sono quelle standardizzate, verificabili e suffragate da evidenze oggettive.
Il Packaging and Packaging Waste Regulation agisce su aree molto eterogenee. Per rendere più gestibile questa transizione, l’applicazione delle nuove regole è distribuita nel tempo. A partire dal 12 agosto 2026 scattano gli obblighi di base, tra cui l’obbligo di etichettatura armonizzata degli imballaggi, i limiti su sostanze pericolose e Pfas negli imballaggi a contatto con alimenti, l’obbligo di disporre di dati tecnici tracciabili sulla composizione degli imballaggi, l’obbligo di effettuare valutazioni di riciclabilità basate su criteri comuni e verificabili e il divieto di immissione sul mercato di imballaggi non conformi ai requisiti di base.
Anche grazie alla messa in atto di queste misure, entro il 2030 è previsto il raggiungimento degli obiettivi più significativi. Innanzitutto, gli Stati membri devono garantire che tutti gli imballaggi siano riciclabili in modo economicamente sostenibile. Sempre per il 2030 l’Unione europea fissa anche i contenuti minimi di materiale riciclato per gli imballaggi in plastica. Per carta, cartone, vetro e metalli il Ppwr non introduce percentuali minime obbligatorie di contenuto riciclato, ma si limita a fissare requisiti di riciclabilità, obiettivi di riciclo e misure di prevenzione.
Dopo il 2030 il focus si sposta su obiettivi progressivi, a partire dalla riduzione del 15 per cento dei rifiuti di imballaggio pro-capite entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018. In questa fase diventano centrali soprattutto i modelli di riuso e refill, per i quali il Ppwr prevede quote crescenti differenziate per tipologia di imballaggio e settore. A questi obiettivi si affiancano requisiti su tracciabilità e informazione, per rendere più trasparente cosa accade lungo la filiera e come lo si comunica al mercato.
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