L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
L’isola di Jean Charles, a causa dell’aumento dei livelli del mare, è ormai quasi completamente inghiottita dalle acque. La piccola comunità che ci vive è costretta ad abbandonarla.
Nel sud della Louisiana, sull’isola di Jean Charles, vive da secoli una piccola comunità di nativi americani della tribù Biloxi-Chitimacha-Choctaw. Oggi però sono costretti ad abbandonare la loro terra e le loro case per non farvi più ritorno, sono infatti diventati i primi rifugiati climatici degli Stati Uniti.
L’innalzamento del livello del mare, causato dai riscaldamento globale e dall’erosione, negli ultimi sessanta anni ha sommerso circa il 98 per cento dell’isola che è passata dai diciotto chilometri in lunghezza e otto in larghezza degli anni Cinquanta agli attuali tre chilometri di lunghezza e mezzo chilometro di larghezza. Si è reso dunque necessario il trasferimento della comunità, composta da circa quattrocento persone. Lo US department of housing and urban development ha stanziato 48 milioni di dollari per evacuare tutti i residenti dell’isola e trasferirli su un’altra isola, più a nord. Si prevede che l’operazione, etichettata con un eufemistico “reinsediamento”, avrà una durata di due anni.
A peggiorare la situazione causata dal riscaldamento globale c’è l’impattante industria petrolifera, particolarmente attiva in Louisiana. La costante attività estrattiva ha provocato la subsidenza, un fenomeno irreversibile che causa il movimento di abbassamento di una regione. Le lagune della Louisiana sono state stravolte dalla costruzione di migliaia di canali e oleodotti, questo le ha rese molto più vulnerabili ai mutamenti del clima e ai fenomeni meteorologici estremi.
Secondo l’agenzia federale statunitense Noaa, (National oceanic and atmospheric administration) il livello del mare sta salendo al ritmo di circa un centimetro all’anno. Si prevede dunque che tra cinquanta anni l’isola di Jean Charles sarà completamente sotto il livello del mare, inglobando non solo le abitazioni dei Biloxi-Chitimacha-Choctaw ma anche importanti siti di nidificazione di alcune specie di uccelli marini.
Lasciare la propria casa e la propria terra non è facile, per questo sull’isola abitano ancora settanta persone che al momento rifiutano di andarsene. “Ho vissuto tutta la mia vita sull’isola e ho intenzione di morire qui”, ha dichiarato un’abitante dell’isola di Jean Charles, Hilton Chaisson. Il timore è che quello che sta accadendo in Lousiana non sia che l’inizio e che questa piccola isola abitata da una comunità di nativi americani sia una sorta di finestra sul futuro.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
La Conferenza di Santa Marta ha quasi fatto il miracolo: un piano d’azione contro i combustibili fossili con obiettivi al 2050.
Il rapporto sullo Stato del clima in Europa mostra un quadro inquietante: nel Vecchio Continente la crisi è più grave che nel resto del mondo.
In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Al via il summit sul clima a Santa Marta, in Colombia: la risposta dei “volenterosi” ai negoziati delle Cop. Ma senza Usa e Cina è dura.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Il super-tifone Sinlaku è considerato dagli esperti un evento rarissimo per questo periodo dell’anno. In questo momento lambisce le Marianne.
La temperatura media globale delle superfici degli oceani, il 31 marzo scorso, ha raggiunto un valore prossimo al record stabilito nel 2024.
Uno studio spiega che l’aumento della mortalità per le ondate di caldo, nel 2050, sarà nettamente più marcato nei paesi poveri della Terra.


