M49, storia dell’orso che si batte per la libertà

L’orso M49, conosciuto come Papillon, è fuggito per la seconda volta dal centro faunistico dove era custodito. Per molti è diventato un simbolo di libertà.

In “Papillon”, film del 1973, Steve McQueen interpreta il ruolo di un detenuto che tenta una fuga impossibile da un carcere di massima sicurezza. Più di 40 anni dopo dall’uscita del film, lo stesso appellativo viene dato a un orso che è scappato due volte dal “carcere” nel quale era custodito, suscitando un acceso dibattito tra chi sostiene che l’animale vada lasciato libero e chi invece vorrebbe addirittura abbatterlo.

M49, caccia all’orso

L’orso “Papillon” ha in realtà un nome più tecnico: è identificato – e conosciuto – con il codice M49. La prima fuga dal centro faunistico di Castellar, a Trento, è avvenuta il 15 luglio 2019. Dopo essere stato catturato il 29 aprile del 2020, è fuggito una seconda volta il 27 luglio.

L'orso M49 sui resti di una vacca
L’orso M49 è stato catturato perché ritenuto responsabile della maggior parte dei danni causati da carnivori in Trentino © Provincia autonoma di Trento

M49 fa parlare di sé fin dal giugno del 2019: nella Val Rendena, infatti, si è reso protagonista di numerose incursioni nelle vicinanze di malghe di montagna. L’orso viene avvistato e descritto come un giovane esemplare maschio, “intelligente e coraggioso”, che non esita a spaccare finestre e provare ad abbattere porte per portare via qualche provvista. Essendo dotato di radiocollare, la forestale della provincia autonoma di Trento conta 16 tentativi di intrusione in tre mesi.

Fino a quando non avviene un incontro troppo ravvicinato con un pastore il quale, per allontanarlo, spara con una carabina. È l’inizio della caccia all’orso. Il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti firma l’ordinanza di cattura dell’animale. La provincia di Bolzano fa altrettanto. Il caso finisce sulle prime pagine e preoccupa le associazioni in difesa degli animali tanto da smuovere il ministro dell’ambiente Sergio Costa a diffidare pubblicamente le autorità locali dall’abbatterlo .

La prima evasione di M49

Il 14 luglio 2019, dopo essere sfuggito a diverse trappole, M49 viene catturato e trasferito in un recinto elettrificato nel centro faunistico a Casteller di Trento, dove gli viene sganciato il radiocollare. Lì ci resterà poco meno di un’ora perché alle prime ore dell’alba l’orso fugge dal recinto, scavalcando incredibilmente una barriera alta 4 metri e tre recinti elettrificati.

La provincia viene subito accusata di inefficienza e Fugatti firma una nuova ordinanza dando la facoltà ai forestali di sparare “in caso di necessità”. L’ordinanza viene osteggiata da Costa ma la natura vuole che l’orso, dopo essere sfuggito di nuovo a diversi tentativi di cattura, entri in letargo. È il 7 novembre del 2019 e M49 non darà segni di attività fino al 2 marzo 2020, quando compie una razzia di arnie in un’azienda agricola.

L’orso appare imprendibile e si sposta di chilometri da una vallata all’altra. Segnalazioni e avvistamenti si susseguono senza sosta, fino a quando, nella notte tra il 29 a e il 30 aprile, M49 “cade” in una trappola a tubo e viene trasportato per la seconda volta al recinto di Casteller.

La seconda evasione

E arriviamo al caso di attualità. Nella notte del 27 luglio, l’orso abbatte una parte della recinzione e conquista per la seconda volta la libertà. Ma com’è possibile, dopo quello che è successo l’anno scorso, che Papillon sia riuscito ancora una volta a beffare i custodi del centro?

Per la seconda fuga, i tecnici dell’Ispra sono rimasti impressionati dalla forza usata dall’orso per abbattere la recinzione © Zdeněk Macháček, Unsplash

A dare una prima risposta sono i tecnici dell’Ispra, l’istituto della protezione per l’ambiente, che inviati dal ministro Sergio Costa hanno effettuato un sopralluogo del recinto. C’è chi parla di un possibile aiuto umano, intenzionale, ma lo stato in cui è stato ridotta la recinzione parlerebbe chiaro: “Questa volta sono stati divelti o piegati alcuni dei tondini della rete della recinzione – di diametro di 12 mm – dalla quale è poi fuoriuscito l’animale” scrivono i tecnici dell’Ispra.

L’evasione, avvenuta di notte da un tratto della struttura non coperto dalle telecamere, ha già prodotto le sue conseguenze: il dirigente del dipartimento agricoltura e foreste della provincia, Romano Masè, ha rimesso il mandato.

Un pericolo per l’uomo?

Ora M49 si troverebbe, secondo i rilevamenti, sulla cima del monte Marzola. La forestale continua il monitoraggio attraverso il gps contenuto nel collare. L’orso è quindi continuamente sotto controllo, tanto che è stata addirittura attivata una mappa pubblica che permette di seguire gli spostamenti degli orsi in tempo reale.

Già, “gli orsi”. Perché oltre a M49 c’è un altro esemplare di orso, questa volta femmina, tenuto sotto controllo. Si tratta di JJ4 e anche lei ha ottenuto un discreto successo: di recente il tribunale amministrativo regionale di Trento ha confermato che l’orsa, catturata in seguito al ferimento di due camminatori lo scorso 22 giugno, non sarà abbattuta. Il rischio di abbattimento c’era eccome: nel 2017 l’orsa KJ2 era stata soppressa dopo l’aggressione a un uomo.

La sentenza del tribunale è storica perché evidenzia che l’aggressione non sarebbe imputabile “al comportamento problematico di un singolo orso”, ma a un “più ampio problema di gestione della convivenza con gli esseri umani”.  Una scelta che ha fatto tirare un sospiro di sollievo anche alle associazioni che difendono gli animali. “Siamo felicissimi! Per ora, e fino alla udienza di merito (prevista per il 22 ottobre, ndr), nessuno potrà torcere un pelo a JJ4 che potrà continuare a fare la mamma crescendo i suoi piccoli senza il rischio di essere fucilata per soddisfare interessi politici che nulla hanno a che fare con la sicurezza pubblica”, hanno dichiarato una serie di associazioni tra cui Lav, Lipu e Wwf che avevano impugnato l’ordinanza provinciale.

Le istituzioni saranno dello stesso parere qualora M49 fosse catturato di nuovo? “Abbatterlo, ucciderlo, non ha alcun senso” ha ribadito il ministro dell’ambiente, parlando del caso, durante la trasmissione Omnibus su La7. Costa ha aggiunto che il presidente trentino ha comunque “escluso questo intento”. Il dibattito si concentra dunque sulla possibilità di lasciare libero M49.

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