Manifattura Tabacchi, come sarà il polo del contemporaneo di Firenze

La Manifattura Tabacchi di Firenze, da ex complesso industriale sta diventando nuovo quartiere creativo della città, dove arte, moda e cultura contemporanea si aprono al mondo. Con attenzione alla sostenibilità.

Una nuova piazza, un centro fuori dal centro, un’estensione della città ancora largamente inesplorata. Così si presenta Manifattura Tabacchi di Firenze, un’imponente fabbrica in disuso dal 2001, in via di riqualificazione, ma già aperta dallo scorso anno a numerose iniziative culturali per gli abitanti e i turisti della città.

Eventi, residenze artistiche, mostre, musiche dal mondo e incontri sulle tematiche ambientali, recenti protagoniste della seconda edizione di God is Green (il festival dedicato alla sostenibilità e al futuro), fanno rivivere uno spazio che un tempo era accessibile solo ai lavoratori dell’opificio. Adesso, invece, è un luogo dischiuso al pubblico, pronto in particolar modo ad accogliere e promuovere la manifattura del futuro.

Il design del futuro alla Manifattura Tabacchi

Il complesso che conserva il suo stile razionalista ospiterà scuole, alloggi per studenti, uno spazio per l’arte contemporanea, negozi e ristoranti, un hotel e residenze. Degli edifici anni Trenta che ne fanno parte, la prima struttura rigenerata, completata alla fine di quest’anno, è destinata alla scuola Polimoda con l’arrivo di circa mille studenti italiani e internazionali.

“È il più grande progetto di rigenerazione urbana di Firenze e uno dei più grandi in Italia per vastità”, spiega a LifeGate il responsabile dello sviluppo prodotto di Manifattura Tabacchi, Michelangelo Giombini. “Stiamo parlando di un pezzo di città. Sette ettari di terreno, sedici edifici da riqualificare, quasi centomila metri quadrati da costruire”, racconta indicando i vari edifici mentre sediamo su una scalinata esterna del Building 9 (B9), quello che al momento e fino al 2022 sarà la “vetrina” principale della manifattura. Un “incubatore di eccellenze contemporanee” nel quale, da fine giugno, si è insediata una comunità stabile di creativi e artigiani (qui chiamati makers) che lavorano in atelier e laboratori a cavallo tra innovazione e tradizione.

Esterno del B9 alla Manifattura Tabacchi di Firenze con vista sulla ciminiera
Esterno del B9 alla Manifattura Tabacchi © Niccolò Vonci

Tra gli oggetti di design esposti e acquistabili nel B9, si alternano sculture di ceramica, arredi d’interno, mobili restaurati anche attraverso il riuso di materiali come legno e ferro, cappelli artigianali, papillon e accessori da uomo. Proprio tra le creazioni di Raffaele Stella Brienza, fondatore di Mani del Sud, ci accomodiamo per intervistare il compositore e regista Michael Nyman nel giorno dell’anteprima mondiale della sua installazione Earthquakes, allestita nello spazio espositivo adiacente.

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Manifattura Tabacchi, nuovo centro per l’arte contemporanea

Sulla sinistra, vediamo svettare intatta la ciminiera, ai cui piedi viene predisposto un palco per concerti e proiezioni. Dal lato opposto, superata un’area verde con orto biodinamico e cortile per bambini, si estende invece il B8, uno spazio interamente dedicato all’arte.

“Siamo arrivati alla seconda edizione delle Residenze d’Artista – prosegue Giombini -, un progetto con sei giovani artisti anche stranieri selezionati nelle accademie italiane e  coordinati da un curatore (il direttore del Museo Novecento, Sergio Risaliti, ndr) che per sei mesi, ispirati dalla Manifattura, producono opere d’arte. Anche questo è un piccolo prototipo di quello che vedremo nella Manifattura di domani, un luogo di produzione e aggregazione che rispetto al centro città offre spazi adatti a un’espressione che sia genuinamente innovativa e radicata nel presente”.

manifattura tabacchi
L’operaio che lasciava la fabbrica poteva andarsene se la luce era verde, se invece diventava rossa doveva fermarsi per essere perquisito © Manifattura Tabacchi

All’interno del B8 sono ricavate alcune stanze per le residenze artistiche anche se, a catturare da subito la nostra attenzione, è la perfetta conservazione del blocco in cui gli operai, a fine turno, potevano essere perquisiti. Un imparziale, posizionato sulla parete del corridoio, sembra ancora voler scandire le sorti dei 1.400 dipendenti che qui lavoravano il tabacco.

Prima di accedere al Building 8 si nota il vecchio casotto della portineria di Manifattura Tabacchi, trasformato ora in una piccola finestra indipendente e site-specific per l’arte contemporanea. Denominata Toast project space, nasce da un’idea dell’artista Stefano Giuri per colmare la distanza tra pubblico e opera d’arte.

Toast il gabbiotto Manifattura Tabacchi di Firenze
Lo spazio Toast in Manifattura Tabacchi, un tempo gabbiotto di portineria, ora è uno spazio indipendente per l’arte contemporanea © Gaetano Scippa

Manifattura Tabacchi è dunque un progetto rivolto al futuro che valorizza questo patrimonio conservandolo. La società di asset management inglese Aermont che nel 2016 ne ha risollevato le sorti, insieme alla Cassa depositi e prestiti (Cdp) del governo italiano, ha scelto di non abbattere nulla di quel che è stato, mantenendo inalterate le caratteristiche architettoniche moderne ed eleganti risalenti ai tecnici del Monopolio, ma anche alla mano del progettista Pier Luigi Nervi che realizzò il complesso tra il 1933 e il 1940.

Sostenibilità e fabbrica dell’aria alla manifattura

La promessa di un grande impatto culturale sulla città, a fronte di un minimo impatto sull’ambiente, è nel disegno di Manifattura Tabacchi, che prevede diverse aree verdi e la piantumazione di oltre trecento alberi al suo interno. All’esterno, invece, interagisce con il confinante parco delle cascine, e sarà collegata con il centro di Firenze all’arrivo della tranvia.

Performance dei Plants Dub a God is Green festival
Il progetto artistico Plants Dub a God is Green festival connette musica elettronica e ricerche di bioacustica © Giovanni Savi

“Ci piacerebbe che il progetto della Manifattura fosse ricordato come il più green d’Italia, anche se è difficile – ammette con sincerità Giombini – quando si recupera una fabbrica degli anni Trenta. La sostenibilità di questo progetto per noi sta soprattutto nel preservare gli edifici, renderli adatti ad ospitare nuove funzioni e limitare l’impatto sul territorio. Al tempo stesso, e in God is Green ne offriamo qualche esempio, è molto importante condividere in maniera meno retorica i comportamenti che possano aiutare a preservare l’ambiente e a risolvere gravissimi problemi come la proliferazione delle plastiche e l’inquinamento atmosferico, di cui ogni giorno si parla. God is Green è un festival sulle buone pratiche per l’ambiente, che in questa seconda edizione si è arricchito di performance artistiche e installazioni ispirate al green thinking, oltre a una nuova occasione per presentare la nostra Fabbrica dell’Aria, esempio di dispositivo in cui le piante forniteci dalla natura ci aiutano a vivere meglio”.

Fabbrica dell'Aria in Manifattura Tabacchi
La prima Fabbrica dell’Aria realizzata alla Manifattura Tabacchi da Stefano Mancuso e Pnat © Niccolò Vonci

La Fabbrica dell’Aria, modello sperimentale ideato dal neurobiologo Stefano Mancuso e Pnat, think tank accademico dell’Università degli studi di Firenze, riduce l’inquinamento degli spazi abitativi, commerciali e di lavoro sfruttando la capacità delle piante di assorbire e degradare gli inquinanti atmosferici.

I dati sulla qualità dell’aria, raccolti attraverso uno spettrometro di massa in grado di identificare l’intero spettro di composti volatili, hanno mostrato una riduzione degli inquinanti atmosferici del 97 per cento dopo aver attraversato un filtro botanico. Il primo dispositivo è stato realizzato in Manifattura Tabacchi, dove la Fabbrica dell’Aria depura cinquemila metri cubi all’ora. L’impianto, unico al mondo ma replicabile, si può ammirare nel B9 come una vera e propria installazione.

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