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Marine animal forests, il documentario che ci porta sotto la superficie, del mare e delle notizie

Ecosistemi complessi, le marine animal forests forniscono servizi essenziali per la sopravvivenza di molte specie, inclusa la nostra.

Tra i pochi centimetri di profondità sotto la superficie del mare e gli abissi più profondi e remoti degli oceani, si trovano ecosistemi fondamentali per la sopravvivenza di molte specie acquatiche e terrestri, inclusa la nostra. Sono le foreste marine animali, ambienti caratterizzati dalla presenza organismi vegetali, come le alghe, ma diversamente dalle loro controparti terrestri e come suggerisce la definizione, anche e soprattutto da organismi animali. A raccontare questo mondo colorato e affascinante, che ci fornisce benefici materiali e ci aiuta a contrastare i cambiamenti climatici, è il documentario Marine animal forests prodotto dall’Istituto per gli studi sul mare Verdeacqua, partner della Water defenders alliance (Wda) di LifeGate.

Diretto da Emilio Mancuso – presidente dell’Istituto – e dal fotografo subacqueo Pietro Formis, il documentario della durata di circa 25 minuti è stato realizzato con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Re:azioni. Difendi l’ambiente, contribuisci al benessere di domani”. La presentazione in anteprima è avvenuta lo scorso 9 giugno a Torino, durante il festival dei film e dei documentari ambientali, Cinemambiente. E da allora rappresenta una preziosa risorsa anche per il progetto NextJournalist di LifeGate.

Come sono formate le marine animal forests

Tra gli “animali” che compongono le marine animal forests – cioè che vivono al loro interno e allo stesso tempo ne sono anche elemento strutturale – ci sono invertebrati marini come spugne, coralli, gorgonie, briozoi, molluschi, vermi. Alcune di queste foreste marine caratterizzano habitat a rischio, tra cui i cosiddetti Vulnerable marine ecosystems, presenti a tutte le profondità e in tutto l’oceano. E che forniscono servizi preziosissimi.

Nel documentario, ne parla Chiara Lombardi, ecologa marina sperimentale, ricercatrice Enea dal 2010 e da luglio 2024 Responsabile del Laboratorio Enea biodiversità ed ecosistemi. “Le foreste marine animali svolgono tutta una serie di funzioni che possono essere paragonabili alle funzioni svolte dalle foreste sulla terra. Creano degli ecosistemi estremamente complessi e estremamente importanti perché permettono la vita di tantissimi organismi che vivono attorno, ma non solo: sono in grado di migliorare la qualità del mare”.

In particolare, il racconto si focalizza sulle attività di un altro partner della Wda: Smart bay Santa Teresa, a La Spezia. Si tratta di una piattaforma di cooperazione nata nel 2021 e rinnovata nel 2025 tra enti di ricerca come Enea, Cnr, Ingv, stakeholder del territorio come Cooperativa di mitilicoltori associati, Scuola di mare e istituzioni, come il Comune di Lerici.

All’interno di questa baia, grazie ad alcune delle aziende Water defenders sono attive diverse soluzioni per contribuire alla salute degli ecosistemi, tra cui la raccolta dei rifiuti dai fondali, la raccolta delle plastiche galleggianti con dispositivo “cattura plastica” e kit di prevenzione inquinamento da sversamenti di oli e idrocarburi.

Obiettivo comune e quello di creare un modello di ecosistema, basato su ricerca, tecnologia e bisogni del territorio, in cui l’uomo collabora con la natura per la ripresa dei suoi spazi, la tutela e allo stesso tempo beneficia dei suoi servizi.

Cosa nuoce alle foreste marine animali…

Le foreste marine sono ecosistemi essenziali, ma anche fragili. Per la maggior parte, gli impatti negativi dipendono dall’uomo. Possono essere diretti, come la costruzione di infrastrutture, la pesca con strumenti distruttivi, l’inquinamento da plastica; o indiretti, come gli effetti dei cambiamenti climatici.

“Tra i fattori che sicuramente influenzano le animal forests a livello locale troviamo la temperatura, in particolare le ondate di calore – le cosiddette heat waves – che sono quei periodi in cui la temperatura media dell’acqua risulta superiore rispetto alla media del periodo per un determinato numero di giorni”, spiega Lombardi.

“Questi eventi nel passato hanno causato, per esempio, la moria di specie di gorgonia, in particolare paramonicia gravata, che è la gorgonia rossa, che rappresenta nel golfo di La Spezia una risorsa importantissima sia per la diversità che per le animal forests”. Altri parametri controllati del centro di ricerca sono per esempio l’ossigeno, la cui scarsità rappresenta una difficoltà a respirare per gli organismi, o l’abbassamento dei livelli di pH, quindi un aumento delle concentrazioni di pressione parziale di CO2 in acqua.

… e l’impatto antropico “sano”

L’uomo non sempre influisce negativamente sullo sviluppo delle foreste marine animali. A volte, anzi, ne diventa l’artefice: è il caso degli impianti per l’allevamento di mitili e ostriche, che si trasformino a poco a poco in foreste destinate a diventare vere oasi di vita e di biodiversità. Lo conferma Paolo Varrella, presidente della Cooperativa Mitilicoltori Associati di La Spezia, raccontando il ruolo degli allevamenti nel golfo.

“Il punto è quello di gestire l’accrescimento delle ostriche e dei muscoli. Questi sono organismi che filtrando l’acqua mangiano e respirano da soli, quindi non c’è bisogno di somministrazione di cibo. E negli anni abbiamo sviluppato anche diverse iniziative e progettualità per migliorare la nostra presenza all’interno dell’ambiente marino, con progetti rivolti alla sostenibilità ambientale e soprattutto all’adesione a Smart Bay Santa Teresa”. Varrella parla dei pergolari di mitili ospitati alla Scuola di mare che “vengono anche chiamati vigneti del mare perché sono appesi alle corde e sono foreste in crescita di molluschi, di animali alle quali si attaccano altri organismi che siano spirografi o piccoli pesci, altri animali incrostanti, denti di cane, spugne, briozoi coloniali: c’è tutta una varietà di specie che qui trovano rifugio e riparo”.

Andare sotto la superficie, una lezione da imparare

Il documentario Marine animal forests ci porta direttamente sotto la superficie, del mare, ma anche delle notizie. Da un lato, come abbiamo ricordato, rappresenta una risorsa utile al progetto NextJournalist di LifeGate, che aiuta i giovani giornalisti ambientali a conoscere meglio il mare, i problemi che lo affliggono e le soluzioni possibili per salvaguardare gli habitat marini e oceanici. Dall’altro, la superficie è una linea simbolica, sotto la quale chi racconta il presente e soprattutto racconterà il futuro dovrà imparare a tuffarsi: nuotare nel mare di notizie, di fonti, di informazioni è necessario per individuare dati validi con cui costruire un racconto onesto del mondo che ci circonda e che sia davvero utile a tutti. Proprio come le foreste marine animali.

 

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