Matera 2019, com’è andato l’anno della capitale europea della cultura

Matera 2019 è stata un’esperienza magica per la città e tutta la Basilicata. Oltre al ricco palinsesto culturale e alla crescita turistica, l’anno come capitale europea della cultura lascia in eredità opere importanti ma anche qualche lacuna.

Questa città è un simbolo… dei vari Sud d’Europa, così importanti per il continente, perché nel Mediterraneo si giocheranno partite decisive per il suo destino e per quello del Pianeta.Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, alla cerimonia d’inaugurazione di Matera 2019

Un importante capitolo nel riscatto della città lucana, definita in passato “vergogna d’Italia”, si è concluso il 20 dicembre scorso con la festa di chiusura di Matera 2019. La celebrazione, come quella d’inaugurazione del 19 gennaio, si è tenuta nella grande arena all’aperto della Cava del sole, uno dei luoghi restituiti alla città in occasione dell’anno come capitale europea della cultura. Un’eredità che si aggiunge ad altre opere di sviluppo e riqualificazione e al successo della rassegna internazionale che ha coronato il percorso di questo territorio – già riconosciuto per la sua unicità nel 1993 con l’iscrizione dei Sassi come patrimonio Unesco – desideroso di reinventarsi come centro di scambio e accoglienza. Tra tanto orgoglio e qualche polemica, vediamo come si è svolto l’anno di Matera 2019.

Matera 2019, l’anno della capitale europea della cultura in numeri

La cultura è energia sociale. Matera ha dimenticato la vergogna e si è proposta al mondo come un esempio.Raffaello de Ruggieri, sindaco di Matera

Già in precedenza Matera aveva vissuto un’esplosione di popolarità, con una crescita dei visitatori del 176 per cento tra il 2010 e il 2017 e di un ulteriore 20 per cento nel 2018. Nell’anno da capitale della cultura ha registrato un aumento dei turisti stranieri del 44 per cento, per un totale complessivo di quasi 870mila pernottamenti. La Fondazione Matera-Basilicata 2019, organizzatrice della rassegna, stima circa 330mila accessi a quasi 1.250 eventi, di cui oltre 400 si sono tenuti in altri comuni della regione. In tutta la Basilicata le presenze sono cresciute del 34 per cento.

Inoltre, l’intenzione della fondazione di coinvolgere i cittadini del territorio materano sembra essere riuscita, con la partecipazione di 18mila persone alle produzioni culturali e il 70 per cento del programma sviluppato attraverso processi di co-creazione realizzati insieme agli abitanti.

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L’offerta della comunità materana (è stata) uno spazio franco dove esprimersi, e dove particolare ruolo hanno gli immigrati, i disabili, chi vive la contemporaneità come sistema che esclude i deboli. Paolo Verri, direttore generale Fondazione Matera-Basilicata 2019

È proprio il valore della co-creazione ad avere orientato la capitale europea della cultura, a partire dalla chiamata pubblica dei progetti di comunità, il bando della fondazione che ha assegnato a 27 associazioni culturali lucane la produzione di circa metà del programma. Inoltre, il progetto Capitale per un giorno ha permesso a 130 comuni del territorio di diventare anch’essi protagonisti di questo anno speciale grazie all’assegnazione di fondi alle proposte più in linea con lo spirito di Matera 2019, espresso nello slogan “Open future”. Quindi quelle che hanno posto l’accento sull’apertura come elemento chiave per riflettere sul futuro collettivo dell’Europa, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale anche attraverso la rimozione delle barriere di accesso alla cultura. Il risultato di questi progetti è stato “di favorire le relazioni tra comuni, creare una rete per legare queste energie, far scoprire le eccellenze culturali dei diversi angoli della Basilicata”, commenta Giovanni Oliva, segretario generale della Fondazione Matera-Basilicata 2019.

Tra le altre iniziative che hanno espresso al meglio il carattere innovativo e inclusivo dell’evento citiamo la Open design school, laboratorio di sperimentazione che ha unito arte, scienza e tecnologia coinvolgendo oltre 100 artisti internazionali che hanno prodotto mostre, installazioni urbane ed eventi culturali, e la Silent academy, i cui protagonisti sono stati artisti e artigiani migranti che hanno curato la realizzazione di workshop e opere. Tra le mostre e gli eventi di spicco segnaliamo l’esposizione Architettura della vergogna, realizzata in collaborazione con gli Archivi di stato, volta a esplorare l’architettura come specchio dei valori culturali europei; la celebrazione del 50esimo anniversario dell’allunaggio con Matera vista dalla luna, programma arricchito dal concerto del gruppo musicale Subsonica alla Cava del sole; la messa in scena dell’opera Cavalleria Rusticana tra i Sassi di Matera; il festival La terra del pane che si è tenuto in un antico forno restaurato.

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L’opera Cavalleria rusticana in scena tra i Sassi di Matera © Matera 2019

Le iniziative in ambito di sostenibilità

Non sono mancate proposte nell’ambito della sostenibilità ambientale. A partire dalla mostra Blind sensorium. Il paradosso dell’Antropocene (prorogata fino all’8 marzo 2020), in cui foto, interviste, proiezioni e analisi territoriali raccolte in anni di ricerca dall’artista Armin Linke portano a una riflessione sull’epoca attuale, quella dello stravolgimento degli equilibri naturali per mano degli esseri umani. Anche l’artista Ha Schult ha voluto denunciare lo stato di degrado del Pianeta portando a Matera il suo esercito di mille Trash people, sculture antropomorfe in scala realizzate con i rifiuti che dal 1996 viaggiano nei luoghi più iconici del mondo.

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Un’azione concreta di tutela ambientale è stata realizzata attraverso l’iniziativa Gardentopia, che ha visto 3.800 persone partecipare alla trasformazione di zone urbane dismesse in aree verdi quali aiuole, giardini e orti in 26 comuni della Basilicata. Sono stati piantati quasi 3mila alberi, riqualificati 14 giardini, 13 orti sono stati affidati a singoli cittadini e sette a scuole pubbliche.

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L’installazione “Go Matera. Go!” ha portato le sculture Trash people dell’artista Ha Schult a Matera © Ernesto S. Ruscio/Getty Images for HA Schult

L’eredità di Matera 2019 per la città lucana (e non solo)

Lo sviluppo di una città passa sì dalle infrastrutture tradizionali, ma anche e soprattutto dalle persone e dalle loro competenze. Salvatore Adduce, presidente Fondazione Matera-Basilicata 2019

Progetti come Gardentopia dimostrano come il percorso della capitale europea della cultura vada oltre al 2019, anno in cui sono stati piantati molti semi da coltivare con uno sguardo al futuro. Futuro che si prospetta più aperto e promettente grazie al “network di collaborazione tra soggetti locali, nazionali ed europei” creato attraverso lo sforzo pluriennale per organizzare la rassegna, come sottolinea Paolo Verri, direttore generale della Fondazione Matera-Basilicata 2019, e la fioritura di Matera come “hub della co-creazione”.

Ad esempio, la città si pone ora come centro non sono culturale ma anche tecnologico grazie all’apertura di Magnet, l’hub di San Rocco, che ha trasformato un ex complesso monastico in un polo d’innovazione digitale che ospita il primo centro interdipartimentale del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e aziende selezionate attraverso un bando internazionale. Un investimento, dunque, sul futuro economico della città anche al di là del turismo. Senza però ignorare il fatto che Matera 2019 lascia dietro di sé importanti opere di riqualificazione volte a migliorare l’attrattività del territorio. Oltre alla Cava del sole è stata riaperta anche la Cava paradiso ed è nato il Museo nazionale di Matera, una delle nuove istituzioni culturali autonome introdotte dal Mibact. E a fare da filo conduttore a tutti i progetti citati è la riqualificazione della stazione ferroviaria Matera Centrale a cura dell’architetto Stefano Boeri.

Le occasioni mancate e uno sguardo al futuro

L’esperienza di Matera può e dev’essere un modello per le future capitali europee della cultura.Sabine Verheyen, presidente della commissione per la cultura del Parlamento europeo

La ripresa di un territorio come quello di Matera che, nonostante il recente boom, si porta ancora dietro le cicatrici dello spopolamento, del degrado e dell’oblio passati, è un processo complesso e imperfetto, inevitabilmente soggetto a critiche. A partire dalla polemica sull’interruzione del collegamento via autobus con l’aeroporto di Bari e la stazione ferroviaria di Ferrandina con lo scadere del servizio potenziato in occasione di Matera 2019. Inoltre, alcuni lamentano “il caos assoluto nei lavori pubblici dove non si è andati oltre al rifacimento dell’asfalto sulle strade e ai marciapiedi”, si legge sul Quotidiano del Sud. Insoddisfatta anche la Cgil, che commenta la mancata opportunità di creare nuovi posti di lavoro.

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Matera, capitale europea della cultura 2019 © Simona Denise Deiana

Queste criticità sottolineano come il successo nell’organizzazione di un grande evento e un considerevole miglioramento reputazionale siano risultati significativi nel lungo termine se integrati in un’agenda di sviluppo sostenibile del territorio: questa è la vera sfida che spetta a Matera e alla Basilicata, senza sminuire il fatto che abbiano saputo cogliere un’opportunità unica come la candidatura a capitale europea della cultura (che ora interessa la provincia di Pesaro e Urbino per il 2033). La speranza, dunque, è che Matera 2019 diventi solo uno dei tanti capitoli della rinascita della città dei Sassi, aggiungendosi a quelli che verranno scritti in futuro.

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