Come l’uso delle materie prime sta depredando il pianeta

I paesi ricchi consumano 10 volte le materie prime delle nazioni più povere. Triplicate le quantità in 40 anni. A svelarlo un rapporto dell’Unep.

Ci stiamo mangiando il pianeta. E ad una velocità che è triplicata in 40 anni. È questo l’allarme lanciato dagli scienziati dell’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) in un rapporto dell’Irp (International resource panel).

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Una donna e un bambino rompono le rocce per estrerre il prezioso cobalto. Foto via Junior Kannah / Getty

 

L’estrazione di materie prime è infatti passata da 22 miliardi di tonnellate nel 1970, ai 70 miliardi di tonnellate nel 2010.  Una crescita esponenziale, che vede i paesi più ricchi consumare in media 10 volte più materiali dei paesi più poveri e il doppio della media mondiale.

 

“Il ritmo allarmante con il quale vengono estratte oggi le materie prime sta già avendo un grave impatto sulla salute umana e sulla qualità della vita delle persone”, ha dichiarato la co-presidente di Irp Alicia Bárcena Ibarra, in una nota stampa. “Ciò dimostra che i modelli prevalenti di produzione e consumo non sono sostenibili”.

 

L’insostenibile insostenibilità dei nostri stili di vita

Acqua, energia, suolo, minerali. È sempre maggiore la fame dell’uomo. E sembra essere destinata a crescere. Il rapporto indica che in un mondo di 9 miliardi di persone nel 2050, saranno 180 miliardi le tonnellate di materie prime di cui avremo bisogno per soddisfare la domanda.

 

Numeri non sostenibili, il triplo di quelli registrati oggi. “Le risorse naturali costituiscono la base della nostra vita sulla Terra. Acqua, suolo, energia, minerali e metalli sono alla base dei nostri standard di vita”, scrive Ibrahim Thiaw, vice direttore esecutivo dell’Unep.

 

“Eppure, le pressioni su queste risorse naturali stanno aumentando. Una popolazione in crescita e un’accresciuta domanda economica degli ultimi 50 anni, stanno rapidamente esaurendo queste risorse vitali, infliggendo gravi danni sull’ambiente e la salute umana”.

 

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Una miniera di carbone, in Germania. Foto via Patrick Pleul / Getty

I numeri delle materie prime

Basta guardare ad alcuni numeri, per capire il divario. Se l’Europa e il Nord America, con un impatto pro capite di 20 e 25 tonnellate l’anno sono in cima alla classifica,  la Cina è cresciuta fino a raggiungere le 14 tonnellate pro capite. Segue il Brasile a 13 tonnellate. Per quanto riguarda l’Asia e il Pacifico, l’America Latina, i Caraibi e l’Asia occidentale, i valori si attestano sulle 9 e le 10 tonnellate l’anno. L’Africa, il continente dal quale vengono estratte un maggior numero di risorse, si aggira sulle 3 tonnellate.

 

Economia circolare, efficienza, riduzione degli sprechi

Non mancano le risorse. Manca un accurato utilizzo delle stesse. Per questo gli scienziati suggeriscono quello definito come disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse. Ovvero l’equazione che prevede che la crescita vada di pari passo ai consumi di materie prime non può più continuare. In soccorso ci vengono tutti quegli esempi di economia circolare, dove rifiuti e residui tornano nel ciclo produttivo, risparmiando energia e risorse, appunto. E creando nuove filiere industriali, lavoro, benessere.

 

Non solo avvertimenti. Esistono casi di grandi gruppi che lavorano per ridurre il prelievo di risorse, dimostrando che con la giusta volontà, la giusta tecnologia e i giusti investimenti, è possibile continuare a crescere, senza depredare ulteriormente il pianeta.

Ma non basta. È necessaria un’inversione di rotta su tutti i livelli. O probabilmente il destino della società come la conosciamo somiglierà molto ad alcuni popoli del passato. Scomparsi per troppa “fame”.

 

 

Immagine di copertina: Haiti, emblema del sovrasfruttamento. Foto via Hector Retamal / Getty
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