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Meno carne e latticini in Europa, per salvare il clima

Per la prima volta, uno studio scientifico quantifica l’influenza dell’alimentazione sulle emissioni inquinanti di azoto in Europa.

Qual è il ruolo che gioca l’azoto sul riscaldamento globale? Una ricerca condotta dalla ‘Task Force of Reactive Nitrogen’ della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa spiega che l’azoto usato in agricoltura per fertilizzare le piante può danneggiare l’ambiente inquinando l’acqua, l’aria e la terra. La sostanza può anche essere rilasciato nell’aria dal concime animale o come ossido di diazoto nell’atmosfera, il terzo gas serra più potente dopo l’anidride carbonica e il metano.

 

L’attuale “fuga “ di azoto nell’ambiente a causa delle pratiche agricole e all’allevamento arriva fino a 8 milioni di tonnellate all’anno, ovvero all’80 per cento delle emissioni totali di azoto nell’Ue. La gran parte di queste (fino all’88 per cento) è legata alla produzione di proteine animali. In pratica, specifica il rapporto, l’impronta di azoto di carne e latticini supera largamente quella di frutta e ortaggi.

 

mucche

 

“Il rapporto mostra che l’impronta di azoto di carne e latticini è notevolmente superiore a quella dei prodotti a base di vegetali. Se tutte le persone all’interno dell’Ue dimezzassero il consumo di carne e latticini, ciò ridurrebbe le emissioni di gas a effetto serra dal 25 al 40 per cento e le emissioni di azoto del 40 cento”, ha dichiarato Henk Westhoek, principale autore dello studio e program manager per l’agricoltura e l’alimentazione di Netherlands Environmental Assessment Agency.

 

Westhoek ha anche precisato che “l’Ue potrebbe diventare un importante esportatore di prodotti alimentari, invece che un grande importatore di soia”, per sottolineare il peso delle coltivazioni su larga scala di materie prime per i mangimi animali nei confronti del riscaldamento globale.
Secondo la ricerca, infatti, in Europa una persona assume in media 83 grammi di proteine al giorno, il 60 per cento delle quali proviene da fonti animali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni cittadino europeo assume mediamente il 70 per cento in più delle proteine necessarie.

 

La contrazione del consumo di carne e latticini potrebbe quindi ridurre la necessità di importare la soia e i cereali utilizzati nei mangimi per gli animali, contribuendo a un taglio considerevole delle emissioni globali, che si stima siano causate tra il 10 e il 25 per cento dall’agricoltura legata agli allevamenti.

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