Cooperazione internazionale

Migranti, Josefa ce l’ha fatta. Grazie alla ong Proactiva Open Arms

Josefa è stata salvata dai soccorritori della Proactiva Open Arms. Unica sopravvissuta dell’ennesimo naufragio di migranti nel Mediterraneo.

Attenzione: questo articolo riporta – per dovere di cronaca – un tweet della ong spagnola Proactiva Open Arms che contiene immagini drammatiche, non adatte ad un pubblico particolarmente sensibile.

 

Erano le 7:30 di mattina. La nave dell’organizzazione non governativa Proactiva Open Arms si trovava a circa 150 chilometri dalle coste della Libia, a nord-est di Tripoli. Dal ponte, qualcuno avvista i resti di un gommone. Si tratta certamente di un naufragio: partono i soccorsi.

migranti proactiva open arms
Migranti soccorsi dalla ong Proactiva Open Arms durante l’inverno © David Ramos/Getty Images

I corpi senza vita di un bambino e una donna

Il personale dell’associazione che si getta in mare trova soltanto tre corpi. Quelli di un bambino e di una donna, probabilmente sua madre, ormai senza vita. Lei è sdraiata, il volto coperto dall’acqua. Sulla spalla sinistra, i segni delle bruciature provocati dalla benzina fuoriuscita dal motore. Il braccio destro allungato in direzione del bambino. Entrambi sono morti di ipotermia, secondo la squadra medica a bordo della nave. La donna da parecchie ore, ma il piccolo no: lui se n’era andato solamente da poco.

Il terzo corpo è quello di una quarantenne camerunense, Josefa . Anche lei è stata ripescata a pancia in giù, aggrappata ad una tavola. Ma il suo cuore batteva ancora. “Un soccorritore spagnolo di 25 anni, Javier Filgueira, si è buttato in acqua dalla lancia quando ha visto che Josefa poteva essere ancora viva – racconta Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale presente a bordo della nave -. L’ha raggiunta a nuoto tra i detriti sperando che non fosse uno sforzo inutile. ‘Quando le ho preso le spalle per girarla speravo con tutto il mio cuore che fosse ancora viva’, racconta l’uomo, volontario di Madrid, ancora scosso”.

“Era viva Josefa e lo ha guardato negli occhi come per supplicarlo, poi gli ha preso il braccio, lo ha stretto. Altri soccorritori sono arrivati a prenderla per trasportarla sul gommone di soccorso. L’hanno sollevata e portata al sicuro. Almeno lei ce l’ha fatta”. È probabile che altre decine di persone stessero viaggiando sul gommone. Forse altri bambini. Di loro non c’è più traccia. I loro corpi potrebbero essere finiti in fondo al mare, annegati.

La ong spagnola accusa: “Omissione di soccorso in acque internazionali”

La nave della Proactiva Open Arms era giunta sul posto dopo aver ascoltato una conversazione radio tra un cargo e una vedetta della guardia costiera libica. Si parlava appunto di un gommone in difficoltà. Il mercantile è rimasto sul posto alcune ore, finché i militari della nazione nordafricana hanno affermato di essere pronti ad intervenire. “Ma la ong spagnola accusa i libici di aver abbandonato le due donne e il bambino”, scrive l’agenzia Afp, che fa sapere di aver tentato di contattare le autorità di Tripoli, ma che queste hanno preferito non commentare l’accaduto.

Omissione di soccorso in acque internazionali da parte della guardia costiera libica alla quale l’Italia dà fiducia”, ha affermato in un tweet l’associazione, presente sul posto anche con una seconda nave, la Astral. Gli equipaggi erano da poco tornati al largo della Libia, dopo settimane di assenza per via della ritrosia dei governi di Italia e Malta, ad accettare sbarchi di migranti sui loro territori. Culminati nella vicenda della nave Aquarius.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Bugie, tengo duro”

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva avvisato: “Due navi di Ong spagnole sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina”. Quindi ha replicato anche alle accuse mosse alla guardia costiera libica: “Bugie e insulti”.

La rivista Internazionale cita Riccardo Gatti, portavoce dell’organizzazione Proactiva Open Arms, secondo il quale la conversazione tra il cargo e la guardia costiera libica è andata avanti a lungo. “Quello che ipotizziamo – ha affermato – è che i libici siano intervenuti, ma non riusciamo a spiegarci cosa sia successo perché abbiamo trovato i resti di un gommone affondato, due morti e solo un sopravvissuto. Non sappiamo che pensare: chi ha distrutto i gommoni in questo modo? E perché queste persone sono state lasciate morire di freddo attaccate a una tavola?”.

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