Cooperazione internazionale

Migranti: arrivano i giudici per l’asilo e i centri di permanenza per i rimpatri

L’obiettivo della legge è snellire le pratiche, ma fa discutere l’assenza del contraddittorio, della possibilità di appello e il volontariato obbligatorio.

Da una parte velocizzare le procedure di protezione internazionale per i richiedenti asilo, dall’altra agevolare le operazioni di identificazione e rimpatrio dei migranti irregolari. Sono questi i due obiettivi principali che si propone la legge approvata in via definitiva dal parlamento italiano, che sostanzialmente recepisce un decreto dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Marco Minniti e Andrea Orlando.

Quali sono le novità della legge

Per soddisfare il primo obiettivo, la legge istituisce delle sezioni speciali di tribunali che si occuperanno solo di casi riguardanti immigrazione e richieste d’asilo. I richiedenti, se residenti in un centro di accoglienza, potranno essere avvisati tempestivamente tramite posta certificata dell’esito della domanda: il tutto in modo da ridurre i tempi di attesa dei richiedenti. Nel frattempo, i richiedenti protezione internazionale potranno essere utilizzati in attività di utilità sociale a titolo gratuito: insomma una sorta di volontariato obbligatorio.

lampedusa, migranti
Migranti a Lampedusa @ Tullio M. Puglia/Getty Images

Per quanto riguarda il secondo obiettivo, invece, la legge trasforma i vecchi Cie (Centri di identificazione ed espulsione) in Centri di permanenza per i rimpatri: ne sorgerà uno in ogni regione, possibilmente lontano da centri abitati, con una rete volta a raggiungere una capienza totale di 1.600 posti.

La nuova legge però ha sollevato molti dubbi tra le opposizioni e tra molte delle associazioni umanitarie impegnate nell’accoglienza dei migranti, che infatti sono scese in piazza per protestare davanti a Montecitorio durante il voto di fiducia. La critica principale riguarda un’altra norma pensata per velocizzare i tempi di valutazione delle richieste d’asilo: l’abolizione del secondo grado di giudizio (in pratica della possibilità per il migrante di fare ricorso in caso di respingimento della richiesta di protezione) e anche l’assenza del contraddittorio durante l’esame della sezione speciale. In pratica, il migrante sarà chiamato a parlare in tribunale a discrezione del giudice, mentre in molti casi ci si potrà avvalere solo di una registrazione video di un colloquio: per chi protesta ciò equivale a creare un diritto differenziato su base etnica e che comporta forti dubbi di costituzionalità.

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