Milano raddoppia il bike sharing e punta sul flusso libero

L’Italia scopre il bike sharing a flusso libero e Milano vuole essere protagonista: 12.000 nuove biciclette e l’allargamento del servizio all’hinterland.

Il bike sharing a flusso libero è un fenomeno che sta esplodendo anche nelle grandi città italiane come Milano. Il progetto sperimentale Easybike realizzato a Bari ha fatto da apripista, assieme ad altri progetti simili, alla diffusione in Italia di questo nuovo metodo di condivisione di biciclette.

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Mobike sta diffondendo il bike sharing a flusso libero in Italia: dopo Milano e Firenze anche Roma. Foto © Mobike

A Milano il Comune e la Città metropolitana hanno deciso di collaborare per aprire la strada a nuovi protagonisti del settore del bike sharing a flusso libero con altre dodicimila biciclette in tutto l’hinterland. In questo modo viene raddoppiato il numero totale di bici in condivisione, allargando il servizio al di fuori dell’area centrale della città e affiancando il sistema BikeMi, presente in centro città e finora riconosciuto come un successo. Le società interessate dovranno avere una flotta tra mille e tremila mezzi, versare quindici euro per bicicletta al Comune per servizi e per l’utilizzo del suolo e altri quindici per ogni bici dovranno essere investiti per favorire la mobilità ciclabile.

Il bike sharing a flusso libero di Mobike e Ofo

Le società Ofo e Mobike (quest’ultima presente anche a Firenze e Roma) sono state le prime a farsi avanti e presto si aggiungeranno anche altri operatori. Una collaborazione tra il Comune di Milano e la Città Metropolitana porterà nei prossimi mesi il bike sharing a flusso libero in sessanta comuni del milanese.

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Chi ha testato questi nuovi bike sharing li ritiene più comodi di BikeMi, soprattutto perché cade l’obbligo di riportare la bicicletta in posti stabiliti come le stazioni preposte. Le bici di Ofo, a differenza di Mobike, hanno tre marce. Mobike ha dalla sua la dotazione di ruote senza camera d’aria: addio quindi alle forature però a scapito di avvertire maggiormente le avversità dell’asfalto. Mobike ha anche un assetto, a cominciare dalle ruote a 24 pollici, poco confortevole per le persone alte. Comunque Mobike è riuscito a convincere Milano arrivando a 35.000 iscritti nei primi quindici giorni di debutto.

Come funziona il bike sharing a flusso libero

Rispetto al classico bike sharing, dove ci sono le stazioni con gli stalli dove prelevare o parcheggiare la bicicletta, nel bike sharing a flusso libero – originariamente si usava il termine inglese “free floating” – c’è una maggiore libertà in quanto è possibile posteggiare la due ruote in varie zone della città.

L’utilizzo del sistema di tracciamento Gps e dello smartphone con connessione internet rende semplice la localizzazione di tutte le bici disponibili. Tramite l’applicazione per smartphone si sblocca la bicicletta selezionata tra quelle segnalate sulla mappa, che sarà così prenotata per quindici minuti. Lo sblocco del mezzo avviene attraverso la scansione del codice QR presente sul telaio. Una volta completato il percorso basta parcheggiare la bici in un luogo pubblico che permetta ad altri di prenotarla, bloccando il lucchetto intelligente.

Il bike sharing free floating farà fuori BikeMi?

La comodità di non dover portare la bici in determinate rastrelliere ha portato alcuni a pensare che il bike sharing free floating, di società come Mobike e Ofo, possa mettere in difficoltà quello già esistente e in costante crescita di BikeMi. Come riportato da The Submarine, i due modelli possono tranquillamente coesistere in quanto le modalità di utilizzo non coincidono.
Il vantaggio di un servizio come BikeMi è il servizio di riposizionamento delle bici nelle varie stazioni, mentre il bike sharing a flusso libero permettono di pedalare anche in periferia. Quest’ultimo è inoltre perfetto per un utilizzo occasionale, grazie alle tariffe a tempo e a una registrazione al servizio semplice (mentre BikeMi è un servizio con abbonamento, comunque vantaggioso se si utilizza il bike sharing molto spesso).

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