Coronavirus

Nuova Zelanda, consentito il volo per trasportare i rari uccelli nel loro nuovo habitat

Nonostante il blocco per coronavirus, è stata completata un’importante operazione di conservazione. Cinque esemplari di corriere della Nuova Zelanda, sono stati trasferiti su un’isola priva di predatori.

Il corriere della Nuova Zelanda (Thinornis novaeseelandiae), o tūturuatu, è un piccolo uccello della famiglia dei Caradriidi, è endemico della Nuova Zelanda ed è tra gli uccelli più rari al mondo. Non si conosce l’originale areale di questi animali, si ritiene che l’introduzione di specie alloctone come ratti e gatti, in seguito alla colonizzazione britannica della Nuova Zelanda, provocò un drastico declino delle popolazioni e ne causò l’estinzione in molte aree.

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Attualmente la popolazione conta appena 250 individui, ripartiti in alcune piccole isole. Ogni misura per proteggere questa specie è, pertanto, di vitale importanza. Infatti il volo per trasportare cinque esemplari di corriere della Nuova Zelanda nel loro nuovo habitat è stato ritenuto “essenziale” ed è stato approvato, nonostante il blocco imposto dalla pandemia di Covid-19.

Corriere della Nuova Zelanda nei pressi di un fiume
I predatori introdotti sono il motivo principale della scomparsa del corriere della Nuova Zelanda dalle coste neozelandesi © Wikimedia Commons

5 corrieri in volo verso la salvezza

Cinque giovani corrieri della Nuova Zelanda sono stati traslocati dalla struttura di allevamento in cattività in cui si trovavano, nella città di Christchurch, sull’isola di Mana, al largo della costa di Wellington. L’operazione, realizzata grazie allo sforzo congiunto tra il Dipartimento della conservazione (Doc), Air New Zealand e la Isaac conservation and wildlife trust (Icwt), è stata permessa per garantire la conservazione di questi uccelli in pericolo di estinzione.

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Un piano per salvare il corriere della Nuova Zelanda

Nella loro nuova casa i corrieri della Nuova Zelanda non dovranno temere i predatori alloctoni: l’isola di Mana ne è infatti priva e viene costantemente monitorata, anche con l’ausilio di cani appositamente addestrati. Perfino un singolo ratto può avere un impatto notevole su questi uccelli. In passato i tentativi di reintroduzione della specie sull’isola furono rovinati probabilmente da singoli ratti, giunti casualmente a Mana.

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L’obiettivo della  reintroduzione dei cinque esemplari, la terza reintroduzione effettuata qust’anno, è quello di incrementare la popolazione di corrieri dell’isola e “rappresenta un passo in avanti verso l’obiettivo del Shore plover recovery group di avere cinque popolazioni autosufficienti in altrettante isole – ha spiegato Dave Houston, a capo del progetto di recupero -. Quella di Mana diventerà la quarta popolazione sicura, insieme a quelle di Rangatira, Waikawa e Motutapu. Le nuove popolazioni sono essenziali affinché la specie continui a crescere”.

Un’eccezione al lockdown

A causa delle limitazioni degli spostamenti legate al coronavirus, il traffico aereo è fermo. Il trasporto dei rari uccelli è stato però reputato di impellente necessità e consentito. “Ritardare ulteriormente il trasferimento avrebbe avuto gravi conseguenze per il benessere degli uccelli e per la salute di tutta la popolazione – ha affermato il ministro della Conservazione neozelandese, Eugenie Sage -. Questi giovani sono una parte fondamentale dei tentativi di stabilire una popolazione autosufficiente sull’isola di Mana”.

Isola di Mana vista dall'aereo
Nel 2007 venne avviato un progetto di reintroduzione di corrieri della Nuova Zelanda sull’isola di Mana ma i ratti, forse un singolo esemplare, ne compromisero la riuscita © WordRidden/Flickr

Perché non si poteva aspettare

La prolungata segregazione nella voliera, hanno spiegato gli esperti, sottoponeva infatti gli animali a un grande stress, con notevoli rischi per la salute, e avrebbe potuto persino causarne la morte, con gravi implicazioni per la conservazione della specie. I cinque corrieri hanno viaggiato a bordo di un aereo Air New Zealand quasi vuoto, fatta eccezione per l’equipaggio e per un membro del Dipartimento della conservazione, Nick Fisentzidis. Tutte le precauzioni sono state rispettate, ha fatto sapere il dipartimento, dalle distanze di sicurezza all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali.

Gli animali, finalmente giunti sull’isola di Mana, rimarranno in gabbia ancora qualche giorno, per permettergli di acclimatarsi al nuovo ambiente, prima di essere rilasciati e contribuire a garantire un futuro alla loro specie.

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