Chi era Morihei Ueshiba, il fondatore dell’Aikido

Era un uomo di 1 metro e 53 centimetri, piccolo ma invicibile. Un samurai dello spirito che ha attraversato un secolo tempestoso. Ha vissuto nel Giappone dei duelli e delle guerre, affrontando a mani nude uomini armati di spada, vivendo le tante guerre del 900 senza paure.

Fine conoscitore delle armi tradizionali e delle arti marziali,
Morihei Ueshiba (1883-1969) ha ufficialmente fondato l’AiKido
all’inizio degli anni 40 dandogli quegli elementi essenziali che lo
caratterizzano come una disciplina spirituale, al di là
della lotta e dello sport. La sua vita, intensa e tumultuosa
è difficile da sintetizzarne ci limiteremo, quindi, a
enunciare alcuni aspetti.

Dal punto di vista strettamente marziale una influenza certa l’ebbe
il periodio in cui fu discepolo di Sokaku Takeda (1912 – 1917),
figura mitica nel giappone di quei tempi, che aveva fondato
basandosi sui segreti marziali della propria rinomata famiglia una
scuola definita di Ai ki Jutsu. La scuola “Takeda Da To Ryu” fonde
insieme tecniche del Ju Jutsu – tipiche del combattimento senza
armi dei samurai – e tecniche di spada di varia provenienza.

Nella vita spirituale del fondatore dell’Aikido ha molta importanza
l’incontro con Deguschi (Onisaburo Ueda), creatore di una religione
legata allo Shinto chiamata Omoto Kio. Morihei , che ha 36 anni
quando lo incontra la prima volta, rimane affascinato dal carisma
di Deguchi e finisce coll’aderire appieno al credo della nuova
religione. Proprio in quel periodo fonda la sua prima scuola di
arti marziali (Ai Ki Budo), senza trascurare altre attività
come l’agricoltura, e partecipa attivamente alla vita della
comunità religiosa.

Significativo, pur essendo stato istruttore in alcune istituzioni
militari prima della guerra, è il suo rifiuto per il mondo
militare e la dura condanna, espressa però in forma privata,
all’attacco Giapponese a Pearl Harbour: “Un’azione nefanda,
contraria a tutti i principi del Budo, destinata ad essere punita
dagli Dei”. Deluso, nel 1942 si ritira a vita privata e apre il
Dojo di Iwama dove arriva a codificare in modo coerente la nuova
disciplina. Ma solo nel dopoguerra, caduti i divieti di pratica di
arti marziali imposti dagli americani, riesce a fondare
l’organizzazione per la diffusione della sua disciplina, l’Aiki
Kai, è il 1948.
Ormai più che ottantene, dopo aver esercitato e affinato la
sua “via” per più di vent’anni, muore per un tumore il 26
aprile del 1969, le sue ultime parole sono: “Io devo fermarmi qui.
Seguite la strada che vi ho indicata, io non sono che al primo
passo, sta a voi continuare…l’aikido è per il mondo.”

Francesco Aleo

Articoli correlati
Kumite: il combattimento del karate

Sono stati prodotti numerosi film dedicati al karate, risse e vendette consumate a suon di colpi “della gru”, improbabili ometti urlanti con fasce colorate sulla fronte e avvolti in bizzarri kimono dorati.

Kihon: le tecniche di base

Durante il kihon si migliora la propria resistenza, si acquisisce velocità nell’esecuzione, si rafforza lo spirito combattivo e si apprende come utilizzare le molte “armi” del nostro corpo.

La camminata

Molti corsi iniziano inserendo sin dalle prime ore “la camminata”. Eseguita al rallentatore consente un allenamento muscolare presente quasi esclusivamente in questa disciplina.