Muslim ban di Donald Trump, via libera temporaneo dalla Corte suprema

La Corte suprema americana ha approvato l’applicazione del Muslim ban, la legge anti-immigrazione voluta da Donald Trump. Ma non è detta l’ultima parola.

La Corte suprema degli Stati Uniti ha avallato l’applicazione integrale dell’ultima versione del “decreto anti-immigrazione”, ribattezzato dalla stampa Muslim ban e fortemente voluto dal presidente Donald Trump. La decisione è arrivata nella giornata di lunedì 4 dicembre, dopo un lungo braccio di ferro tra l’amministrazione di Washington e la giustizia americana.

Il “muslim ban” blocca gli ingressi da sette nazioni

Il testo vieta in modo permanente l’ingresso sul territorio statunitense ai cittadini di sette nazioni giudicate “ostili” o dalle quali si ritiene che possano arrivare facilmente dei terroristi. La lista nera comprende Corea del Nord, Iran, Libia, Somalia, Siria, Ciad e Yemen.

Per Donald Trump si tratta di una vittoria particolarmente sofferta: le prime due versioni del provvedimento – promesso durante la campagna elettorale dal miliardario americano – erano state l’una bloccata dalla stessa giustizia americana, l’altra convalidata solo dopo la fine del periodo di applicazione (il provvedimento era stato concepito con durata temporanea). In questo caso, solamente due dei nove membri del massimo grado della giustizia degli Stati Uniti – entrambi nominati da presidenti democratici – hanno espresso il loro disaccordo sulla decisione.

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Una manifestazione contro il Muslim ban, il decreto anti-immigrazione voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ©Stephen Lam/Getty Images

Sulla questione, tuttavia, non è detta l’ultima parola. La Corte suprema, infatti, non ha disposto che il testo possa essere applicato “sine die”: ha solamente affermato che la norma potrà rimanere in vigore nel periodo di tempo necessario per terminare l’esame della stessa da parte di alcune corti d’appello federali. Esame che è già in corso e che valuterà nel merito la legge. Occorrerà dunque verificare quali saranno le sentenze di tali tribunali di grado inferiore, sapendo che – quale che sia l’orientamento dei giudici – con ogni probabilità verranno comunque presentati ulteriori ricorsi. Ciò significa che il decreto tornerà quasi certamente al vaglio della Corte suprema, che a quel punto sarà finalmente chiamata ad esaminarne i contenuti.

La mossa nord-coreana del presidente Donald Trump

L’amministrazione Trump ne è cosciente. Tant’è vero che l’ultima versione della legge messa a punto dai tecnici della Casa Bianca differisce rispetto ai precedenti soprattutto per la presenza della Corea del Nord nella lista delle nazioni i cui cittadini saranno bloccati alle frontiere americane. Una mossa che punta a dimostrare che la norma non ha caratteri discriminatori dal punto di vista religioso (le altre sei nazioni sono tutte a maggioranza musulmana), come sostenuto dalle organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo.

Gli avvocati che perorano la causa delle associazioni, tuttavia, insisteranno su tale punto. Basando la propria strategia anche sui comportamenti dello stesso presidente americano: Donald Trump, ad esempio, ha postato su Twitter alcuni video pubblicati da un’esponente dell’estrema destra britannica, considerati da alcuni apertamente islamofobi e pericolosi in quanto particolarmente violenti.

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